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Il brainstorming è uno dei processi creativi più conosciuti nel mondo aziendale, ma il passaggio dalla metodologia scritta all’applicazione pratica non è così immediato come può sembrare. Oggi vediamo alcuni accorgimenti da seguire per stimolare la creatività dei partecipanti e per massimizzare i risultati delle sedute.

Tra gli studiosi degli ambienti e delle condizioni adatte alla creatività va senza dubbio citato Steven Johnson, che nel suo manuale Where good ideas come from presenta il long zoom, una rappresentazione grafica simile ad una clessidra, dove sono riportate le leve su cui agire per stimolare la mente nel processo creativo verso le buone idee.

Come è facilmente visibile dal grafico esistono due gruppi di leve: nature e culture. Le voci all’interno dell’area nature riguardano le caratteristiche psicologiche dei membri del team. Anche se ogni manuale che parla di management fornisce un’opinione diversa sul numero ideale di partecipanti ad una seduta, tutti quanti individuano nell’eterogenicità del gruppo un fondamentale punto di forza. Per un brainstorming di successo è cruciale che i partecipanti siano di diverse estrazioni culturali, diverse aree aziendali, diverse età ed esperienza sul tema trattato. Come vedremo poco più avanti una linea guida dei primi momenti delle sedute è “go for quantity” ed è quasi certo che persone tra loro diverse abbiano approcci molto diversi allo stesso problema, garantendo una ampia varietà di soluzioni tra cui scegliere nella seconda parte del brainstorming, quella in cui si riordinano e selezionano le idee migliori.

L’altro macrogruppo individuato da Johnson riguarda l’ambiente e il contesto nel quale si lavora (culture). Rispetto ai precedenti, l’azienda ha maggior dominio su questi aspetti avendo la possibilità di modificare gli spazi lavorativi, l’organizzazione,  i regolamenti interni e i canali attraverso cui circolano le informazioni all’interno.

Oltre alle leve individuate da Johnson, come già anticipato, può essere utile seguire i consigli che vengono presentati da Tom Kelley nel suo libro The Ten Faces of Innovation:

  • go for quantity: significa che nella prima parte, quella essenzialmente creativa, si deve cercare di stimolare la maggior parte di idee e soluzioni al problema, senza alcun timore;
  • encourage wild ideas: incoraggiare idee “selvagge” può essere un buon approccio per stimolare altri partecipanti a vedere il problema sotto nuovi punti di vista, condizione essenziale per creare qualcosa di realmente innovativo;
  • be visual: se lo scopo è quello di generare un gran numero di idee, prima della fase skim&scan, può essere molto utile aiutarsi con dei disegni per elencare facilmente quanto viene detto; è consigliabile seguire  le regole 6×6 Six Ways of Seeing di Dan Roam in questa attività;
  • defer judgement: il momento creativo del brainstorming è il cuore del processo, qualsiasi giudizio o critica deve essere riservato alla seconda parte della seduta;
  • one conversation at a time: anche durante la tempesta di cervelli è comunque importante mantenere un certo ordine e seguire gli spunti del moderatore della seduta.

Questi semplici punti saranno certamente d’aiuto durante l’applicazione del brainstorming in azienda e consentiranno di massimizzare la qualità ed il grado di innovazione dei risultati raggiunti.

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