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Buon 2013 a tutti. Quello che è appena iniziato lo vivo come un anno spartiacque per il Bel Paese, per i suoi cittadini e per le aziende che lo mantengono in piedi. Diventa di basilare importanza cercare di interpretarlo dalla giusta angolazione per massimizzarne le potenzialità in essere. Quello sotto mi pare un buon punto di partenza. Perdonate i giochi di parole, ma ormai la mia è una deformazione professionale (sono un Ruzzle specialist).

PROPOSITI: ciò che dovreste far essere

Investire nel mobile: oltre al lato economico, ci sono opportunità. Lo smartphone non è un device, ma il nostro settimo senso. Cosa di meglio per un brand che entrare ogni secondo nella nostra vita? In cambio vogliamo un valore aggiunto, modi per migliorare la nostra esistenza e facilitare la relazione con il mondo, con gli oggetti e con le persone in esso presenti.

Online advertising e social media advertising: i tools sono infinitamente migliorati e sono diventati così specifici e dettagliati che consiglio a chiunque esista e abbia un’attività di investirci tempo e risorse. Certo, occorre imparare a padroneggiarli e massimizzare i benefici in relazione ai costi.

Nicchie verticali: date a chiunque la possibilità di interagire su qualsiasi tipo di passione, attività, hobby, anche i più stravaganti e incoraggiate queste conversazioni con spazi appositamente dedicati. Dopotutto non è certo volontariato: in cambio ci sono contatti, informazioni e reti sociali.

Partecipazione e coinvolgimento: incoraggiare la partecipazione e coinvolgere le persone verso i vostri progetti, verso quello che fate, riguardo quello che siete.

Pinterest e Instagram: non sottovalutateli. Sono una pentola a pressione e sicuramente esploderanno in questo 2013. Fatevi trovare pronti al grande salto.

PROPOSTE: ciò che vorrei fosse

Cambio algoritmo twitter: onestamente lo stream dei tweet sta diventando ingestibile. Una soluzione in stile facebook a me non dispiacerebbe, perché anche con liste, preferiti e tutto il resto, diventa sempre più difficile orientarsi tra i following.

Quotidiani smart e nuova informazione: i quotidiani non moriranno, ma fanno di tutto per soccombere. Vorrei che si trasformassero abbandonando le news (terreno da cui escono sconfitti) e si concentrassero sull’approfondimento e sull’analisi, diventando oggetti culturali. Vorrei vedere più comunicati stampa 2.0, maggior multicanalità e transmedialità dell’informazione.

Daily: la parola magica del 2013. La comunità, i fans, la presenza online… tutto si costruisce con il lavoro fatto giorno per giorno, senza mai mollare e essendo sempre presenti.

Reinventare i social: twitter usato per monitorare la fila dal dottore, Instagram per aumentare la partecipazione ad eventi, slideshare per creare un cv. I social non sono monotematici: sfruttiamone tutte le sfaccettature per massimizzare il business.

Smart city, e-governament e open data: impegnarsi per rendere la città un posto migliore. Fare della partecipazione e della condivisione il must di ogni amministrazione, passando necessariamente dall’open data.

PRETESE: ciò che deve esserci

Big data: per volume, varietà e velocità l’enorme massa di dati a disposizione di tutti su tutto fa impressione. Occorre necessariamente imparare ad accedervi, ad usarla e ad interpretarla.

E-commerce: accessibile, usabile, sostenibile e sicuro. Per tutti, da tutti i dispositivi, per tutti i prodotti.

Social writers: occorrono delle nuove figure che conoscano i social, sappiano parlare questa lingua, siano in grado di creare brevi contenuti persuasivi, coinvolgenti e virali.

Content: era, è e deve essere ancora al centro di tutto. Più che il re, il contenuto è l’imperatore. Dobbiamo trasformarci in una dittatura del contenuto. Se manca non può e non deve esistere null’altro.

Social tv: ci stiamo avvicinando. Che i tweet in tv facciano audience non è più una sorpresa. Ma serve qualcosa in più in termini di coinvolgimento, partecipazione, interazione, costruzione community.

PROTESTE: ciò che non deve esserci

Più social care: dare valore aggiunto è d’obbligo. Troppa poca social care a mio avviso e troppo brand stalking!

Più mercato del lavoro. Stanno uscendo giovani specializzati, pronti a prendere in mano i nuovi strumenti e padroneggiare i nuovi mercati e i nuovi mondi. La tendenza è troppo spesso il riadattamento di vecchie figure, quando invece servirebbe l’investimento in nuovi specialisti.

Miglior customer service. Non è possibile con tutti i canali che ci sono a disposizione e con la crisi attuale, trovarsi ancora spaesati quando vogliamo parlare con un brand. Fortunatamente per queste cose ci pensa il mercato e l’intelligenza delle persone. Brand irraggiungibile = brand morto.

Più blog e meno siti: prendete esempio da Coca-cola che ha trasformato il sito in un magazine. Non a caso è il brand numero uno al mondo. Quindi in definitiva più corporate sorytelling e meno informazioni corporate.

Più Italiano e meno inglese: quando possibile cerchiamo di salvaguardare la nostra lingua, anche per garantire l’accessibilità. E mi rivolgo soprattutto a consulenti e agenzie che parlano con la PMI. Il risultato di tecnicismi è lo straniamento e la mancata comprensione (faccio anche un mea colpa, ma, prometto, è l’ultima volta!).

Vi lascio con qualche link utile. Ecco le previsioni di Econsultancy e di Social Media Examiner per il 2013. Che ne pensate?

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