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Alcuni giorni fa ho partecipato all’evento #2puntosmart, organizzato nella mia città da Rovigo duepuntozero. Dopo la puntata numero due focalizzata su giovani e lavoro, questa volta si è parlato di Smart Cities, argomento caldo, approfondito da cinque interventi di spessore. Provo a sintetizzare questa bella serata attraverso alcune parole chiave, utilizzate per descrivere la città intelligente di domani.

Filosofia

Ha aperto le danze l’associazione APE (Architetti per esigenza) incorniciando il concetto di Smart City all’interno di tre pilastri: Visione, Infrastruttura e Piano di Comunicazione. Per superare il concetto di scatola vuota, la città intelligente deve adottare delle specifiche innovazioni, che si adattano al tessuto urbano e sociale del territorio, sensibilizzare le persone e comunicare con loro. Una consapevolezza che deve partire dal cittadino per il cittadino: un Civicentrismo, che vede l’Homo Civicus come alternativa possibile all’Homo Oeconomicus e all’Homo Consumens. Un uomo che supera la condizione di consumatore, ingranaggio produttivo o mero elettore, per assumere a pieno titolo il ruolo del cittadino (smart people), spina dorsale dello spazio urbano e dell’agenda sociale.

Progettazione

Nel secondo intervento i ragazzi di CicloStile, studio d’architettura di Bologna, hanno raccontato la riqualificazione dell’area strategica del Bargellino (foto), nella provincia Bolognese. Un progetto, a cui hanno partecipato cittadini e imprenditori della zona; realizzato, aggiudicandosi il primo premio nel concorso indetto dal Comune di Calderara di Reno. Dal loro intervento è emersa l’importanza della progettazione attraverso tre livelli: infrastrutture, logistica, comunicazione. Un progetto legato ad un piano operativo composto da più fasi, tradotto di fatto in servizi per il territorio.

Logica

Roberto Gasparetto del Gruppo Hera ha sottolineato l’importanza di una Logica 2.0 da anteporre alla pianificazione, ponendo l’accento sull’erogazione di servizi utili e funzionali per una città e per una determinata area urbana (Smart Area). La Smart City secondo Roberto è un sistema integrato che vede tutti i suoi nodi (government, economy, living, people, environment, mobility) progredire verso una visione semplificata, funzionale, green e 2.0 di spazi e servizi pubblici. Ma Smart è anche responsabilità sociale d’impresa, auto elettriche, sistemi evoluti di raccolta differenziata, applicazioni e campagne di comunicazione che permettano la partecipazione attiva, il civic hacking, ma soprattutto gestione e controllo delle diverse innovazioni apportate.

Trasparenza

Elena Piastra, in collegamento Skipe da Settimo Torinese, ha parlato della sua esperienza all’interno dell’amministrazione come Assessore all’Innovazione spostando il fucus sugli Open Data. Liberare i dati, si ma quali? Domanda difficile a cui la giovane ventottenne ha risposto mettendo in rilievo il ruolo del cittadino e dei media. Attraverso dei laboratori le persone hanno scelto quali dati, privilegiando le informazioni sul territorio rispetto a quelle strettamente economiche. L’iniziativa è stata raccolta e raccontata con molto interessa dai media. È emersa l’importanza di sensibilizzare i cittadini verso temi troppo “immateriali”, che però determinano e sempre più influenzano le loro vite. Elena inoltre, ha sottolineato l’importanza della fibra ottica nelle nuove case in costruzione e la creazione di nuovi spazi fisici di collaborazione, coworking, come quello realizzato nella Biblioteca Archimede, che ha raccolto una grande adesione nel suo paese.

Partecipazione

Nell’ultimo intervento il gruppo APE ha mostrato il suo progetto di urbanistica partecipata, “Rovigo te Destrigo“, per una Rovigo più Smart. Un piano operativo a più fasi che parte dai cittadini per cambiare la città e modificare dal basso l’agenda politica del prossimo anno. Un piano su più fronti che ha visto: Le idee per la città raccolte in questionari, i disegni per la città fatti dai bambini della scuola elementare e le foto della città scattate dai ragazzi della scuola secondaria. Un gran lavoro di raccolta, a cui farà seguito un più complesso lavoro di analisi e interpretazione dei contenuti prodotti, per delineare in sintesi alcune idee e innovazioni specifiche per la città. Al report farà seguito la creazione di linee guida e l’elaborazione di un Masterplan attraverso incontri e workshop partecipativi.

Comunicazione e presa di coscienza

Tutti gli interventi sono stati molto interessanti, parte di una stessa cornice concettuale. Personalmente, ho notato la forte presa di coscienza in sala verso l’aspetto comunicativo. Saper raccontare e approfondire le smart cities diventa fondamentale all’interno di un contesto iperconnesso, dove l’attenzione delle persone è sempre più parcellizzata dal multitasking, difficile da catturare e canalizzare su progetti e obiettivi collettivi realizzabili.

Comunicare la smart city significa pertanto farlo a priori (sui disagi, sulle idee) e a posteriori (sulle innovazioni, su cosa si è fatto); ma significa anche riappropriarsi delle tradizioni, dello studio e dell’analisi approfondita del dettaglio, della collaborazione civile, del ruolo pubblico del cittadino; modificando il rapporto di sfiducia e delega a-partecipativa verso le istituzioni. Uomini e donne oggigiorno devono sentirsi parte di una comunità attiva, che vuole far sentire la propria voce, per scoprire nuove idee e nuova consapevolezza a tutti i piani di una società in stallo tra presente e futuro.

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