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L’input me l’ha dato Marco Bianchi.
Il passaggio immediatamente successivo è stato reperire delle informazioni online; risultato: poche risorse discutono l’argomento e tali risorse, quasi tutte in inglese, sono pure un po’ vecchiotte (si veda qui).
Insomma di search experience optimization se ne parla, o se ne è parlato, poco; si tratta di un approccio che vede come target delle attività di ottimizzazione non il motore di ricerca, bensì l’utente. Forte inoltre di uno degli ultimi video di Matt Cutts, ho approfondito l’argomento trovandolo estremamente attuale.

Chiaro che tra gli attori coinvolti quello che ha il ruolo da protagonista, nell’ottica di ottimizzare l’esperienza di ricerca di informazioni online, ce l’ha Google. Però mi sono chiesto quali ambiti, più strettamente gestibili dagli addetti ai lavori, siano in grado di favorire anch’essi questo tipo di esperienza.

Ho provato a realizzare ed argomentare un elenco tenendo a mente proprio l’esperienza di ricerca che inizia dal motore, passa per le sue pagine di risultato, atterra sul sito web e si conclude, a volte, con la ricondivisione del contenuto.
Di seguito:

Copyright persuasivo sulle SERP

A seconda che lo snippet (qui la definizione) compaia tra i risultati organici piuttosto che tra quelli a pagamento, effettivamente gli ambiti di manovra sono differenti; ad ogni modo in entrambi i casi c’è lo spazio per intervenire.
Intervenire facendo attenzione a quanto scriviamo nei nostri annunci tenendo a mente semplici ma importanti suggerimenti:

  • ottimizzare l’utilizzo delle maiuscole;
  • utilizzare il linguaggio dell’audience di riferimento;
  • considerare lo spazio per una call to action;
  • anticipare, già dal messaggio, cosa l’utente troverà dopo il click;
  • testare, misurare e testare ancora.

Rich snippet

(a) Risultati organici:
Implementando i microdata all’interno del codice sorgente del vostro sito web (maggiori informazioni su schema.org), possiamo aiutare Google nell’azione di comprendere meglio i contenuti in esso pubblicati; per semplificare: nell’ottica di far capire che le cinque stelline che spesso vediamo a fianco del nome di un hotel rappresentano un sistema di rating, in qualche maniera, glielo dobbiamo esplicitare. Questa maniera, questa modalità è espressa con i microformati e l’output finale è uno snippet più ricco di informazioni (“rich“, appunto) e maggiormente in grado di richiamare l’attenzione dell’utente (nella speranza di guadagnarci anche il click).

(b) Risultati a pagamento: estensioni dell’annuncio
Spostandoci sui risultati a pagamento (Google AdWords) ma rimanendo nelle SERP, un’esperienza più ricca la possiamo offrire attivando le estensioni di annuncio; mi limito a postare un link di approfondimento, che merita di essere letto: qui.

(c) AuthorRank
Menzione a parte per AuthorRank.
Se facciamo riferimento all’output finale, rientra tra i rich snippet.
Addentrandoci però nel codice sorgente, ci accorgiamo che l’implementazione avviene in una modalità leggermente differente (qui per approfondimenti).
Ad ogni modo la specifica menzione è avvalorata dal fatto che Google sta ponendo molta attenzione su questo aspetto: il volto di una persona, dell’autore del contenuto è in grado di conferire fiducia ed autorevolezza alla risorsa che lo ospita.

Tempo di caricamento della pagina

Il tempo di attesa è un passaggio determinante: quando è troppo lungo rischia di compromettere l’intera esperienza di navigazione. L’attività di ottimizzazione di questi tempi d’attesa è contraddistinta da molteplici e numerosi task che oggi suggerirei di approfondire tutti dettagliatamente. Un buon tool di partenza è rappresentato da questo strumento qua.

Fruizione dei contenuti multi-device

Oggi, ma domani ancora di più, è difficile prevedere da quale device l’utente effettuerà l’accesso.
Il suggerimento è quello quindi di preoccuparsi di verificare che la pagina di atterraggio e, perché no, il sito intero si comporti bene anche se visualizzato da smartphone e tablet.
Se desiderate approfondire l’argomento, il topic da ricercare è “responsive web design“.

User experience design

L’utente cerca delle informazioni; per approfondire, per acquistare, ma sempre delle informazioni.
Non è sufficiente che tale contenuto sia presente nella pagina; oggi è ancora più importante come presento quel contenuto al navigatore.
Sottolineo “oggi”: l’aspettativa dell’utente, che ha sempre più confidenza con il canale web, è aumentata.
Progettare una pagina web pensando al consumatore finale, immaginando alla necessità e quindi alla relativa risposta, tenendo a mente un goal importante come il “facilitargli la vita all’interno del sito”, oggi sono dei punti di partenza imprescindibili in termini di progettazione e sviluppo.
La manifestazione di questi concetti è ancora più amplificata quando si parla di ecommerce; immaginate il sito web come un commesso: questa figura mi deve aiutare nell’acquisto, deve capire la mia esigenza e suggerirmi il prodotto e, qualora desideri avanzare con ulteriori informazioni, lo deve fare nel momento giusto.

Condivisione dei contenuti

Se fino a questo punto l’esperienza è stata positiva è facile pensare che, anche a livello cognitivo, ora l’utente desideri condividerla; oggi giorno il concetto di condivisione è strettamente correlato allo scenario dei social network per cui, a parte rare eccezioni, considero estremamente strategico dare modo all’utente di ricondividere il contenuto. Facebook, Twitter, Google+, …, scegliete voi; anzi, pensate a quale tra questi è più in linea con la vostra audience di riferimento.

Promuovere la presenza dell’azienda in Google+

Da consulente, non potevo evitare l’argomento. 🙂
E’ facile pensare che Search Plus Your World avrà un’influenza su come l’utente fruirà le SERP e i risultati di ricerca; l’obiettivo è quello di ottimizzare l’esperienza di ricerca, l’unica certezza per ora è che andrà nella direzione di personalizzarla.
Molto facile, quindi, che i risultati che rientrano sotto questo cappello ambiranno ad ottenere un maggior grado di attenzione da parte dell’utente fornendo al contenuto un’aurea più “friendly” poiché un amico/contatto è già passato da quelle parti.

Tra l’altro, se osservate bene, a molti possono essere associati quei parametri qualitativi che hanno/avranno sempre più peso nel calcolo del ranking di una risorsa online tra i risultati di ricerca di Google, ad esempio, CTR, rimbalzo di ritorno alla SERP, facilità di spiderizzazione, tempo di accesso alle risorse, numero di backlink/citazioni dai social network (Google+).

Personalmente mi piace molto questo approccio all’ottimizzazione dell’esperienza di ricerca: è più orientato all’utente che al motore di ricerca. Finalmente.

Secondo voi ci sono altri ambiti di intervento che noi addetti al settore possiamo ottimizzare per migliorare l’esperienza di ricerca?

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