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Ieri sera ci siamo divertiti molto a #pilloledifuturo , un evento gratuito ideato da noi di MarketingArena e giunto alla seconda edizione. Dopo Rovigo, Montebelluna. Luoghi piccoli, provinciali, grintosi e decisi a non rassegnarsi alla crisi. Crisi è una parola che è uscita ben poche volte durante l’evento, una serata che ha visto alternarsi 8 interventi di qualità che al solito hanno avuto due soli driver: knowledge ed experience. Dalla gestione di un centro odontoiatrico di successo al marketing esperienziale, dal racconto di una giornata di co-design all’esplorazione delle nuove tecniche di co-creation nella scrittura breve con 20lines, un mix di persone ed esperienze con una sola grande passione in comune: la voglia di guardare avanti.

Lascio ai tanti storyteller presenti in sala il racconto della serata, mi concentro su tre paradigmi che a mio avviso potranno risultare fondanti per l’economia di domani:

  • Il valore della relazione: mentre aprivo la serata mi sono chiesto “perché lo facciamo, perché lo fanno”. In particolare va capito perché 100 persone o quasi che non si conoscono, si trovano ad ascoltare un programma non palesato. Perché un odontoiatra di successo accetta di farsi sporcare l’ufficio da un po’ di giovani che conosce di vista, perché 3 ragazzi (Fabio, Irene e Marta, il vero motore di questa edizione) decidono di spendersi per portare sul territorio una serata diversa. Ci sono tante microstorie dentro pilloledifuturo ma credo che la più importante sia anche una lezione per il nostro futuro: il modello “io ti convinco a comprare una cosa” sta brutalmente finendo, il nuovo paradigma è “facciamo le cose assieme, io conosco qualcuno che può aiutarti”. L’idea di remunerare il lavoro è ancora ben salda, quello che in politica come nelle aziende, le persone non vogliono più remunerare è un gap informativo che le reti rendono facilmente colmabile, che si traduce anche in distribuzione in quella disintermediazione del canale che i produttori (i makers aziendali) vanno cercando, sentendosi sempre più schiavi del proprio stesso canale di vendita (qualche giorno fa un imprenditore mi ha detto “sono schiavo dei miei commerciali, che by the way non vendono più nulla”). La relazione è la non-moneta di domani, e credo sia per questo che molti stanno apprezzando pilloledifuturo: conosco persone senza un secondo fine, e imparo delle cose.
  • Il ruolo di makers e storytellers: molti sono stati letteralmente stregati dall’intervento su Arduino (se non sapere cos’è e avete 20 minuti, cliccate qui), la fuori comincia davvero a delinearsi un movimento di persone che fanno cose, prototipazioni spicce e nuova linfa data dalla possibilità di realizzare quello che si sta pensando. Un movimento da non sottovalutare, ma anche una grande opportunità per chi come noi di lavoro racconta. Il rischio per i makers è quello di apparire sempre come “i nerd e i geek col cappuccio”, noi che nel tempo abbiamo costruito contenuti e contenitori oggi abbiamo la possibilità di “far toccare con mano” tante delle nostre idee in tema di innovazione, design e co-creazione. È il pezzo che ci mancava, ne sono convinto.
  • L’importanza della soddisfazione: tutto questo ha un senso perché le persone sono sempre più convinte di voler fare delle cose che danno soddisfazione, i soldi sono importanti ma la stagnazione di cui siamo attori ci porta a non percepire più la remunerazione e la crescita come valori diretti, meglio vivere un po’ più “alla giornata” (tanto non vi è comunque più certezza di un domani sicuro in banca o in posta) facendo cose che ci divertono, o che sentiamo nostre.

Questo è pilloledifuturo, questo probabilmente è un piccolo antipasto di quello che ci aspetta nei prossimi anni

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