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Dalia Marchesi: raccontaci qualcosa di te
Professionalmente nasco architetto, nel campo dell’interior design e scrivo per riviste specialistiche, finche’ non decido di trasferirmi a Londra con mio marito e viene alla luce nostra figlia. Dal 2010, trovandomi a casa con una bimba piccola, e nel pieno della crisi economica mondiale, mi invento il blog Mammachecasa!, ed inizia la mia avventura online. Grazie alle collaborazioni nate attraverso il blog (ad esempio la partecipazione al libro di Laura de Laurentiis “Il grande libro italiano del bambino” – Rizzoli 2011 – per il capitolo riguardante l’organizzazione della cameretta, o la partecipazione al team del sito Quandonasceunamamma, nominato recentemente tra i 10 migliori siti per mamme e bambini al Macchianera blog awards), mi sto “reinventando” professionalmente. Tra le attività legate al blog, colloco la creazione del gruppo Facebook “Professione Blogger”.

Professione Blogger: è già una realtà diffusa o per molti è ancora un’aspirazione?
Professione Blogger è nato per caso, dalla volonta’ di comunicare con gli altri blogger, di scambiarsi opinioni, di “fare rete”, scambiarsi consigli utili, riflettere insieme.
Oggi il gruppo si e’ ampliato molto e sta funzionando bene.
Ammetto, pero’, che se lo aprissi ora, gli darei forse un altro nome. Perche’ a distanza di qualche mese mi sono accorta che parlare di ‘professione’, nel senso tradizionale del termine, e’ utopico, in questo campo, ed e’ anche fuorviante. Mi sembra che abbia poco senso identificare il ‘blogger professionista’ con chi amministra un blog, perché il lavoro di blogger, in realta’, richiede molto di piu’.
Il nome tuttavia rimane, a connotare un certo modo di stare in rete, di cui il blog e’ la parte fondamentale, che vorrebbe essere il piu’ professionale possibile.

Per rispondere alla tua domanda, credo quindi che il nome del gruppo sia piu’ un’«aspirazione diffusa», almeno in Italia. Ho la sensazione che molte persone aprano un blog pensando di ricavarci o guadagnarci qualcosa, ed arrivare piano piano a diventare cosi’ “professionisti” del settore. La mia impressione, pero’, e’ che non sia così, almeno per ora. E’ vero che sono nati dei progetti interessanti e propositivi in Italia, vere e proprie agenzie che mettono in contatto la realta’ aziendale con il mondo del blogging. Purtroppo pero’ l’Europa non e’ l’America, dove un singolo blog puo’ riuscire a guadagnare abbastanza con la pubblicita’ da rimanere in piedi da solo se non addirittura (in qualche caso) fare cifre da capogiro. In Europa ho la sensazione che quella che (forse un po’ impropriamente) chiamiamo “professione” del blogger sia un fenomeno diverso e complesso. Cio’ che conta è probabilmente il personal branding, cio’ che il blogger fa e riesce a fare con e attraverso il blog. La reputazione che riesce a costruirsi in rete, i progetti extra-blog che riesce a trovare o mettere in piedi, il lavoro reale che sta dietro al blog (web-marketing e social media marketing, piccolo artigianato, grafica, design, comunicazione, web-design). Ma e’ una mia sensazione, ripeto.

Come si diventa Blogger professionisti e cosa rende tali i blogger agli occhi delle aziende?
Non mi considero ancora una professionista del blogging. Ho iniziato la mia avventura in rete non poi cosi’ tanto tempo fa e sto ancora cercando la mia identita’ di blogger, che non e’ cosa da poco.. Dunque non ho una risposta precisa alla tua domanda: primo perche’ la definizione di blogger professionista ancora non esiste, a mio avviso, o meglio, e’ talmente vasta e varia da non poter essere racchiusa in due semplici parole; secondo, perche’ non c’e’ una strada lineare da percorrere, come in tutti gli altri mestieri tradizionali, ma ognuno trova la propria, in base alle proprie capacita’, competenze, abilita’ ed esperienze.
Avere un blog non significa essere blogger professionisti. Professionisti (o professionali) si diventa con tutto cio’ che gravita attorno al blog. Ovvero: la reputazione online, il personal branding, il modo assolutamente unico del blogger di comunicare attraverso la parola scritta: un modo piu’ confidenziale rispetto a quello della carta stampata e dei mezzi tradizionali, piu’ diretto, piu’ vicino alle persone, alla vita di tutti i giorni. Che alla fine, e cio’ che rende il blogger interessante per le aziende, a mio avviso.

Blogger: tra sostenibilità del progetto e libertà dell’autore. Qual è la tua idea?
La mia idea e’ che l’impegno richiesto da un blog “professionale” sia molto grande, sia in termini di tempo che di gestione non solo di quello in se’ ma di tutto cio’ che gli gravita attorno (presenza sui social media, studio dei meccanismi della rete, web-marketing, delle questioni piu’ strettamente “tecniche”, del linguaggio dei media, ecc.). Cio’ significa un costo, in ogni caso. La mia idea e’ dunque che, sia che si tratti di blog “hobbystico” che “professionale”, le scelte vanno ben ponderate.
La liberta’ dell’autore e’ cio’ che caratterizza il blog, sempre, non ho assolutamente alcun dubbio su questo, ma cio’ significa, ovviamente, anche fare delle scelte personali in linea con la propria filosofia per poter sostenere il progetto.
La questione dell’inserimento di pubblicita’ all’interno di un sito o blog e’ attualmente molto dibattuta, sia fuori che all’interno del gruppo Professione blogger. Perche’, purtroppo, anche solo per coprire le spese gestionali, il blogger ne ha bisogno. Non credo, tuttavia, che una scelta sia migliore dell’altra. Credo piuttosto nella liberta’ dell’autore di fare le proprie scelte. Non demonizzo quei blog che decidono di integrare la pubblicita’ in forma di banner, post sponsorizzati, adsense o altro, purche’ la loro sia una scelta attentamente valutata. So che il blogger ne ha bisogno per poter andare avanti. E comunque c’e’ modo e modo di integrare la pubblicita’: lo stile che decidi di utilizzare nel tuo spazio e’ importante tanto quanto il blog stesso. Ovviamente non amo i blog-vetrina pubblicitaria, che per me non hanno senso di esistere se non come agenzie pubblicitarie vere e proprie. Certamente non sono dei ‘blog’, nel senso tradizionale del termine.
Stimo molto, invece, i blog senza pubblicità (in genere i blog personali, e’ difficile per i blog di servizio rimanere completamente indipendenti). Ma chi puo’ permettersi questa scelta e’ in genere chi ha gia’ un’identità in rete (ed in genere altri tipi di attivita’ lavorative), ed il blog non e’ che la punta dell’iceberg di tutto cio’ che c’e’ sotto la superficie, e’ la propria finestra sul mondo.

Nel tuo gruppo ci sono blogger di diverse tipologie: foodblogger, mammeblogger… E poi? Quali altre categorie sono riconoscibili? Che differenze ci sono tra le diverse tipologie (a parte l’argomento)? Noti delle novità, dei cambiamenti in corso?
Io nasco come mamma blogger (oltre che interior designer), quindi gran parte del gruppo e’ composto da mamme blogger. Fin da subito, tuttavia, ho preferito lasciarlo un gruppo aperto a tutti. Proprio perché avevo notato che in rete e’ tutto un fiorire di gruppi e sottogruppi senza un reale dialogo tra le diverse categorie, ho pensato di ceare il gruppo Professione Blogger. Il gruppo oggi conta circa 280 membri, tra cui blog di turismo, craft blog, make-up blog, fashion blog, food blog, blog personali, blog tecnici di sviluppo web, blog letterari e tanti tanti altri. C’e’ di tutto insomma, non metto limiti di sorta all’ingresso, se non l’esistenza di un blog; il gruppo e’ quindi aperto a chiunque abbia la voglia ed il tempo di sviluppare la propria presenza in rete, per hobby o per professione, ma nel modo piu’ “professionale” possibile. Questa e’ la vera discriminante di fondo.
L’unica cosa, quindi, che siamo riusciti a fare di diverso dal solito con Professione Blogger, e’ forse la comunicazione non settoriale del blogging: finora le discussioni nascevano tra blog “affini”, o dello stesso settore, mentre Professione Blogger e’ un gruppo eterogeneo, che vorrebbe andare oltre le differenze per trovare una direzione comune ed un supporto reciproco importante.

Il networking tra blogger: funziona?
Pare di si (ti parlo all’interno del gruppo, ovviamente; ma anche fuori: sono fermamente convinta delle enormi potenzialita’ della rete e del “fare rete”). La solidarieta’ nel gruppo e’ grandiosa, e approfitto di questa intervista per ringraziare tutti i membri per la collaborazione ed il meraviglioso contributo che danno giornalmente.
I progetti e le idee migliori nascono e sono nati grazie al networking e alla collaborazione tra blogger, o comunque tra persone che hanno una presenza costante in rete. Ho assoluta fiducia in questo. La rete e’ cosi’ veloce, cosi’ vivace, cosi’ piena di stimoli. E’ un modo rapido ed immediato di mettere in comunicazione tra loro persone (spesso valide) che hanno interessi e progetti comuni, ma che possono anche stare fisicamente dall’altra parte del mondo.

Tu vivi a Londra: ci sono differenze? Quali idee potremmo importare, o esportare?
Anche se vivo a Londra, per certi versi la mia presenza online e’ piu’ rivolta all’Italia che all’Inghilterra, principalmente a causa della lingua: scrivo in italiano (in futuro chissa’).
La differenza sostanziale che c’e’ tra qui e l’Italia, fondamentalmente, e’ la mentalita’. E non dico certo una cosa nuova…. Per quanto riguarda internet qui e’ parte integrante della vita di tutti i giorni, a tutti i livelli. La burocrazia e’ facilitata, tutti i servizi pubblici e privati si trovano in rete, le scuole comunicano anche attraverso newsletters ai genitori, la gente consulta internet per qualunque cosa. Entri in un caffe’ (di solito, una catena) e hai accesso alla rete wireless gratuitamente. Cerchi un’informazione, ed hai una quantita’ immane di siti a tua disposizione da consultare soltanto a Londra. Qualunque attivita’ privata o pubblica ha un sito internet che tiene aggiornato, perfino i parchi, la parrocchia e il caffe’ sotto casa!
In Italia c’e’ ancora una certa resistenza a vedere internet come una risorsa, anche se qualcosa si sta muovendo. C’e’ ancora tanta paura della rete, o tanta disinformazione. A tutti i livelli. Almeno, questa e’ la mia sensazione (anche se sono fuori dall’Italia da un po’, ormai). Le persone non hanno ancora la cultura del consultare la rete per risolvere i piccoli problemi quotidiani, le aziende hanno timore del blogging o non ne hanno capito la potenzialita’, la spesa online non e’ diffusa e non funziona come qui…. In Italia la gente comune e’ ancora legata a relazioni e meccanismi tradizionali ed un po’ “ingessati”. Andrebbe tutto un po’ “svecchiato”, insomma….
Questa interazione stretta tra internet e la vita “reale” , qui in UK, e’ espressa perfettamente da uno dei fenomeni del networking inglese, Mumsnet, un portale per le famiglie fatto dalle famiglie. Un punto d’incontro virtuale per i genitori di tutto il paese, consultato mensilmente da centinaia di migliaia di utenti e capace di inviare messaggi importanti per la vita sociale, che tra l’altro non rimangono inascoltati o considerati “lamentele” fini a se’ stesse, ma diventano occasione di sviluppo ed interazione tra operatori diversi. Questo non sarebbe certo stato possibile in un paese in cui il networking non fosse cosi’ fortemente sviluppato. E tenuto in considerazione.

Come Blogger, quali scelte personali hai fatto?
Non e’ da molto che mi considero blogger. All’inizio era solo un gioco nato da un’esigenza personale. Quando cominci a vedere che ti leggono e ti commentano, ecco, allora li’ inizi a sentirti un po’ blogger.
Le scelte che ho fatto finora sono stati piu’ dei tentativi, in realta’, delle prove in cui ho preso o delle grandi capocciate o che sono andate bene. In genere ho cercato di seguire l’intuito e di rimanere fedele a me’ stessa. Queste sono i due punti cardine del mio lavoro online. E di cercare di pensare con la mia testa, fondamentalmente.
Scelgo la pubblicita’ (poca) che ospito solo in base a criteri di filosofia personale e validita’ del prodotto che ospito. Scelgo i partner che mi piacciono ed in cui credo, sia come interior designer che come blogger. Su Mammachecasa! ho sempre cercato di parlare solo dei prodotti che ritengo veramente validi, assieme alle altre cose.
Ultimamente, pero’, sto progettando dei cambiamenti rilevanti. E tra non molto spero di vedere tutto concretizzato.

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