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I Big Data sono insiemi di dati talmente grandi la cui analisi deve essere eseguita mediante specifici strumenti creati ad hoc per segmentare e selezionare le informazioni rilevanti. Tale passaggio non è alquanto semplice poiché la selezione riguarda solamente quei dati che successivamente potranno tradursi in informazioni che i manager aziendali utilizzeranno come supporto per le loro strategie e azioni di business. Si parla in sostanza di strategie di Business Intelligence, ovvero lo studio e l’applicazione di strumenti e metodologie che permettono di fare le giuste domande per ottenere le informazioni desiderate.

Fino a qualche anno fa la quantità di informazioni aziendali era limitata, oggi grazie anche al cloud-computing il volume è notevolmente aumentato e l’incremento è in crescita costante poiché dalle ultime indagini fatte le aziende che utilizzano un approccio analitico ai Big Data aumentano le loro prestazioni. Il futuro è quindi delle aziende che saranno in grado di “leggere” i dati che hanno a disposizione.

I vantaggi del saper gestire i Big Data:

  • I processi decisionali basati sull’analisi dei dati sono migliori
  • Raccolta e analisi dei dati è alla base di una buona strategia aziendale
  • I dati più preziosi sono quelli relativi alle attività di business (vendite, acquisti, costi, ecc.)

Non esiste oggigiorno una cultura Big Data, il problema è soprattutto legato alla mancanza delle risorse interne competenti, per cui le aziende devo affidarsi a partner esterni o società di consulenza IT. Questo è quanto è emerso dal rapporto Mc Kinsey 2011 in cui è inoltre descritta una previsione secondo la quale nel 2018 negli USA ci sarà una mancanza di 1,5 milioni di manager e analisti con il know how adeguato all’analisi dei Big Data.
Un altro tema legato alla gestione e analisi dei Big Data è legato alla sicurezza. Le aziende se da un lato riconoscono il valore di una ponderata gestione delle informazioni, dall’altro sentono che la loro privacy viene meno e hanno molte perplessità sulla sicurezza delle informazioni.
Il problema della tutela dei dati, sia aziendali sia personali è una tendenza in costante crescita. Per quanto riguarda il mondo dei social networks, D. Boyd (una ricercatrice che lavora per Microsoft) nota che stanno aumentando le percentuali di utenti che tentano di nascondere le loro informazioni personali. Alcune restrizioni legislative sono necessarie soprattutto se si considera che le informazioni raccolte da una organizzazione possono essere combinate da quelle di altre, questo da un lato può risultare affascinante per costruire il nostro “profilo virtuale” ma da un lato intrusivo poiché qualsiasi nostra azione viene tracciata come un’orma che rimane in chissà quali strada.
Rick Smolan e Jennifer Erwitt hanno in questi giorni lanciato un progetto, “The Human Face of Big Data”, si tratta di app (già disponibile per Android e prossimamente anche per IOS e Windows) che raccoglie i dati generati dallo smartphone nel corso della giornata (distanze percorse, velocità media, periodi della giornata di maggior attività, numero di mail e messaggi inviati e ricevuti) e si stimoleranno gli utenti con domande personali (su sogni, aspirazioni, ecc.). I dati vengono poi raccolti in un sito visibile agli utenti in cui è possibile tracciare delle tipologie umane. L’intento è educativo, lo scopo quindi è di avvicinare le persone al mondo dei Big Data per capire le loro potenzialità. Il progetto sembra funzionare dal momento che ad oggi sono 106 mila i download dell’applicazione.
Lo scenario fa sicuramente riflettere sulle enormi potenzialità che le aziende e i singoli hanno, il potenziale è dato dalle informazioni che si possono avere e che già si possiedono, il modo per aumentare e sfruttare al meglio il potenziale è l’utilizzo di strumenti e metodi che permettano di gestirlo. Risulta oggi necessario diffondere la cultura dei Big Data, mostrandone le opportunità riducendo le perplessità e la diffidenza che vi ruota attorno, solo in questo modo le aziende potranno effettivamente ricavarne un beneficio.

 

Credit for Image: BusinessWeek

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