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La settimana appena trascorsa ha visto lo svolgersi dello IAB forum, un evento imperdibile per tutti gli specialisti di Internet e per le aziende che vogliono lavorare con il Web. In questa sede vorrei soffermarmi sull’intervento di Roberto Liscia, presidente di Netcomm (il consorzio del Commercio Elettronico Italiano), che ha fatto una panoramica sullo stato del Commercio Elettronico in Italia ed Europa.

Liscia ha innanzitutto ha parlato della recente nascita dell’ “Associazione Europea del Commercio Elettronico” fondata a Bruxelles la primavera scorsa e costituita da sette organizzazioni professionali nazionali che hanno voluto unire le forze con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo del commercio online in Europa, facilitare le vendite e la logistica crossborder, i pagamenti e i trustmark europei.
Le organizzazioni in questione sono: -BeCommerce (Belgio), FDIH (Danimarca), FEVAD (Francia), Netcomm (Italia), Thuiswinkel.org (Paesi Bassi), Distansehandel Norge (Norvegia) e Svensk Distanshandel (Svezia).
Per come si presenta la situazione economica ad oggi risulta d’obbligo puntare sul mercato unico digitale, una piazza che vanta circa 500 milioni di consumatori, e che è potenzialmente in grado di aumentare il PIL dell’UE di 110 miliardi di euro l’anno. Una grande risorsa finanziaria, insomma, che potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo rilevante per gli anni a venire.

Nel suo discorso, il presidente di Netcomm ha riportato i risultati di una serie di ricerche effettuate in collaborazione con il Politecnico di Milano che riporto parzialmente qui di seguito:

  • Gli italiani che acquistano online sono 12 milioni e fra loro il 90% circa dà un voto pari a 7/10 per quanto concerne l’esperienza d’acquisto. Una qualità percepita così elevata non trova riscontri altrettanto positivi in nessun altro canale retail.
  • In Italia sono due i vincoli che impediscono l’allineamento agli altri stati: il primo è di tipo culturale e il secondo è un problema di alfabetizzazione digitale. Solo l’81% dei giovani nella fascia 16-24, infatti, naviga regolarmente online contro il 97% dei giovani tedeschi.
  • Solo il 4% delle imprese italiane vende in linea rispetto al 10% dei colleghi europei. Un problema, questo, che riguarda il B2C ma soprattutto il B2B. Bisogna pertanto investire molto e bene nei rapporti tra aziende e tra aziende e amministrazione.
  • Un’altra statistica interessante evidenzia come gli italiani su Internet comprino più all’estero che in Italia. Sul totale dello spending online (10 miliardi di euro), infatti, il 28% è acquistato fuori dal Bel Paese. Per risolvere il problema è necessario snellire la regolamentazione e votare un decreto per ridurre quelli che oggi sono i costi enormi per chi intende puntare sull’esportazione.
  • Ciò che conta dell’essere online non è solo “vendere” ma soprattutto “esistere”. Esistere per un cliente potenziale qualsiasi tra i 500 milioni presenti in Europa. Il 92% degli internauti, infatti, prima di fare un qualsiasi genere di acquisto nei canali fisici fa delle ricerche via Internet.
  • Assume poi sempre più importanza l’esserci con una versione “.mobi” del sito che sia cioè fruibile attraverso smartphone e tablet. Il 20% degli acquirenti in Europa e l’8% in Italia, infatti, utilizza device mobili per studiare i prodotti che vuole acquistare nello store.
  • Nella virtualizzazione della relazione digitale esistono poi due focus: quello della logistica e quello del pagamento. In quest’ultimo caso se l’azienda offre una sola modalità di pagamento il reach viene limitato. Esistono invece aziende che sono arrivate a proporre ben 42 modalità diverse di pagamento. E’ ovvio che problemi di gestione in tal caso siano inevitabili. Nonostante questo ci si impegna a diversificare il più possibile visto che il pagamento è un elemento essenziale nella relazione che il merchant intende impostare coi propri clienti (l’88% degli acquirenti considera importante poter scegliere il mezzo di pagamento).

In conclusione va evidenziato come gli investimenti nel sistema produttivo nazionale in termini di tecnologia e cultura informatica siano ancora troppo pochi e come questo si rifletta sulla resa generale dell’e-commerce. Inoltre la crescita positiva pari al 20% che si avrà in tutta Europa nei mesi a venire provocherà un ulteriore distacco dell’Italia rispetto agli altri stati.
Ci sono ancora troppi passi da fare in questo settore, ma con impegno e con uno spirito che punti più al FARE che al DISCUTERE l’Italia potrebbe avere davvero tutte le carte in regola per far sempre meglio e per andare a colmare il gap con gli altri paesi europei in tempi relativamente rapidi.

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