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Ieri ho avuto l’opportunità di partecipare a IABForum, un appuntamento ormai storico per gli esperti di marketing digitale italiani, uno “stato avanzamento lavori” in cui tanti operatori si confrontano e propongono le soluzioni innovative sviluppate nell’ultimo anno. Ho deciso di portare con me quattro giovani collaboratori cui ho chiesto impressioni e sensazioni sull’evento appena visitato. Risultato: insomma.

Non nego l’importanza di un’associazione come IAB, ma quanto visto ieri me lo aspettavo esattamente come è stato: una grandissima occasione di networking con una troppo forte componente di autoreferenzialità. Chi ha visitato gli stand? Spesso gli altri espositori. Sarebbe poco lucido fare una disamina di un evento che vede crescere a dismisura la propria popolarità e le presenze ma al tempo stesso registra tra gli operatori i primi dubbi, ed anche qualche assenza illustre. Quando diversi anni fa ho frequentato il primo IAB lo stupore e il fascino erano nitidi: vere cose nuove in una “gilda” di guru. Oggi la necessità di arrivare al risultato ha portato IAB a divenire una grande vetrina, cui però manca qualcosa, ad esempio:

  • una componente di validazione di metodi e approccio etico al web marketing
  • un’accademia coi fiocchi
  • un centro studi realmente innovativo

Mi è venuta in mente la pesca dei tonni. Poche prede, contese da tanti. Credo sinceramente che un evento come questo meriti la risonanza che ha, ma credo anche sia giunto il momento di cambiare. Di questi tempi con il trend generale che le fiere stanno incontrando, molti player potrebbero nicchiare su un’occasione di incontro con i clienti e pavoneggiamento 2.0 , che manca però di una componente molto più pragmatica di business development. Il web marketing italiano ha bisogno di IAB, ma forse il prossimo anno servirà più grinta.

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