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Il contratto di apprendistato è stato modificato in alcune parti assieme alle recenti riforme sul lavoro, quello che la politica sta cercando di fare è quella di promuovere questa forma contrattualistica alle aziende per favorire l’occupazione giovanile, che ancora soffre mostrando statistiche preoccupanti: il tasso di disoccupazione è del 32% al Nord e del 49% al Sud. Siamo arrivati a queste cifre un poco alla volta, ovvero la disoccupazione aumentava di anno in anno, ma le giustificazioni sono state molteplici: i giovani stanno bene a casa dei genitori, i giovani hanno prolungato il periodo di studio, i giovani non lavorano e non studiano.
Oggi sembra che le cose siano cambiate: molti giovani scelgono di continuare a studiare perché non trovano lavoro, quindi si iscrivono a corsi post-diploma, università, o corsi di aggiornamento per disoccupati o simili, sperando che questi li aiutino ad aumentare le probabilità di un’assunzione (attenzione che anche uno stage o contratto a chiamata possono essere considerati assunzione).

L’apprendistato è una tipologia contrattuale rivolta ai giovani dai 15 ai 29 anni, con lo scopo di trasmettere loro competenze e conoscenze inerenti l’attività lavorativa per la quale sono stati assunti. L’azienda paga meno contributi e tasse di quanto dovrebbe rispetto ad un/una operaio/a qualificato/a e deve assegnare un tutor che si occupi dell’insegnamento all’apprendista affiancandolo/a di giorno in giorno. Fino a qui sembra di essere nel paese dei balocchi, ma cosa succede quando l’azienda pensa al contratto di apprendistato solo per pagare meno? Avete notato che si trovano cartelli con la scritta “cercasi apprendista con esperienza”? Bhe, questo dovrebbe far capire come ci sia uno sfruttamento negativo di uno strumento che dovrebbe essere a vantaggio dei giovani: le aziende spesso vogliono pagare poco una persona che sa già essere in parte autonoma, e spesso dimenticano che sono obbligati, per contratto, a formarla. Ci possono essere aziende che hanno 6/7 apprendisti che portano avanti l’attività, mentre il titolare si occupa solo della parte commerciale.

Non tutte le aziende, per fortuna, hanno questa mentalità da sfruttatori, ma è giusto che chi assume questo comportamento sia controllato, affinché quelle aziende che sono corrette non siano penalizzate.
Si consideri che al momento, in un annuncio su due si cerca apprendisti o persone in mobilità, proprio perché l’assunzione prevede degli sgravi fiscali non da poco, ma spesso l’annuncio è da considerarsi “fuori legge” se ci sono diciture simili a queste:

  • richiesta precedente esperienza nella stessa attività (se vieni assunto come apprendista commesso non devi avere precedente esperienza come commesso, allora ti fanno il contratto di apprendistato come “aiuto commesso”),
  • preferibilmente uomo/donna (discriminazione sessuale),
  • solo italiana / no stranieri (discriminazione razziale).

Per rispondere definitivamente alla domanda posta nel titolo, l’apprendistato può essere una vera opportunità lavorativa e formativa, ma non ci deve essere solo l’azione di favorire l’assunzione con tale contratto, ci deve essere anche una tutela del giovane che si sta inserendo un nuovo mondo fatto di relazioni interpersonali, nuove conoscenze ed esperienze quale è il lavoro, inoltre voglio sottolineare che i giovani stessi (e anche i più esperti) devono ricordare che c’è sempre da imparare, anche dopo l’apprendistato!
Voglio aggiungere che purtroppo il contratto di apprendistato è un lusso: ormai ci sono altre forme contrattuali che permettono di pagare ancora meno, togliendo spesso opportunità e professionalità ai giovani, questi contratti sono gli stage, contratti a chiamata, contratti di socio-lavoratore, contratti a progetto, ecc. La strada prima di arrivare all’apprendistato, a volte, è molto lunga.

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