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Partiamo da un’esperienza probabilmente condivisa da molti formatori. Stesso programma, stessa lezione, stesso numero di partecipanti, stesso docente.

  • Lezione tenuta all’università: zombie muti, con qualche positivo punto che si distingue (2-3 domande se va bene).
  • Lezione tenuta ad un master o un workshop a pagamento: dibattito, esperienza, condivisione, discussione (numero di interventi almeno doppio).

Scontiamo pure un 50% di “effetto timidezza” che affligge i giovanissimi, ma i conti comunque non tornano. Troppi studenti attendono passivamente la fine delle lezioni, la fine dell’università per pensare poi al da farsi. Troppi si ritrovano ad imparare ad un master (magari a risentire) cose che avrebbero dovuto assimilare all’università. Ecco quindi 5 motivi per alzare il taglio:

  • Motivare gli studenti: nella mia università ideale “gli svogliati” non sono assolutamente emarginati. Le nuove tecnologie permettono di costruire senza sforzi “lo youtube delle docenze” quindi chi ha bisogno della sola lezione frontale può tranquillamente fruirla quando meglio crede da questa piattaforma, al prezzo di prima. Treni più liberi, meno sbattimenti. Le aule invece diverrebbero dei laboratori di condivisione ed esperienza, dei centri di eccellenza e chi prende il treno lo fa con la cognizione di partecipare ad un momento di dibattito e non ad una seduta di ipnosi
  • Offrire servizi migliori: digitalizzare il rumore premiando l’eccellenza permetterebbe ovviamente di offrire servizi di qualità più elevata. Un budget più importante permetterebbe agli studenti di confrontarsi con docenti più disponibili, lavorare con strumenti più avanzati, vivere un’esperienza di apprendimento più decente
  • Investire sui docenti: i docenti più onesti vi diranno che oggi, giustamente, se non sei un missionario l’università rappresenta un “mordi e fuggi”, un’attività residuale da integrare con consulenze, convegni e docenze private. I nostri docenti sono ridicolizzati da stipendi inadeguati, quindi oltre all’erogazione (su slide sempre più polverose) forzata, la dimensione di ricerca si perde in un baleno
  • Ottimizzare i costi: come detto a mio avviso si dovrebbero variare le linee di offerta, nessuno vieta agli studenti che già faticano a laurearsi di farlo con le modalità e i costi attuali. Ma un’università a più velocità potrebbe regalare una marcia al paese, e ben più di qualcuno sarebbe in grado di sopportare questa offerta che, paradossalmente, ridurrebbe i costi. Chi non ha ragione di prendere il treno avrà un risparmio vivendo un’esperienza digitale e non sentendosi in alcun modo uno studente di serie B
  • Recuperare competitività: uno scenario in cui vi sia un margine di ossigeno più ampio (con le università libere, come le regioni, di tenere parte del budget destinato alle tasse scolastiche) permetterebbe di offrire qualche esperienza all’estero in più agli studenti, ospitare docenti stranieri, e favorire la ricerca. Tutto questo si tradurrebbe in un boost di competitività per il sistema Italia

Non sono assolutamente favorevole ad un sistema in cui qualcuno non sia libero di eccellere, credo però che troppi vadano cullandosi su una quasi gratuità che non possiamo più permetterci. Visto che l’università deve educare, il primo luogo in cui non considerare tutto dovuto, potrebbe essere proprio questo. Che ne dite?

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