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Anche se molte aziende italiane probabilmente non possono vantare un CIO (Chief Information Officer), il ruolo è tra i più interessanti del momento. Tanto che Forrester vi dedica un blog dove, tra gli altri, compare un post molto interessante dal titolo “If You’re Not Helping Lay The Foundation For A Social Business, You Need To Start Now“. Tre esempi ci permettono di capire come lo scenario va maturando, guardando ai social come realtà trasversale al business, non più solo come piattaforma per la promozione e comunicazione “verso” gli iscritti a Facebook e Twitter. Tre esempi:

  • General Electric invia i propri concept di prodotto in paesi come l’India permettendo ai designer locali di adattarli ai mercati domestici sia a livello di prodotto che di prezzo (per saperne di più)
  • Intercontinetal Hotel Group ha creato una community di utenti per ottenere dagli stessi dei feedback su nuovi servizi co-creati (qui una case study)
  • Psion (recentemente acquisita da Motorola) ha creato una social platform per mettere in comunicazione i propri partner con i clienti e sviluppare nuove soluzioni condivise (qui un approfondimento)

Quello che colpisce in primo luogo è la presenza di un ecosistema di innovazione collaborativa e dialogo partecipato lungo tutta la filiera, che si traduce in un vantaggio informativo per l’azienda. Si può definire social business il processo di rimozione delle barriere informative tra gli attori della catena del valore, con quali strumenti? Le “parole di domani” sono listening platform, idea tool, file sharing, social human capital management tool, tutti termini da approfondire per quelle aziende che vogliono prosperare, anche e soprattutto in tempi di crisi. Secondo Forrester ecco “i rischi” di una immatura implementazione del social business:

  • perdita di preziose informazioni che emergono solo nell’integrazione dei dati, che potrebbero essere malamente “stivati” in compartimenti stagni, non cogliendone l’essenza
  • scalabilità delle soluzioni tecnologiche non massimizzata se non distribuita a pioggia su tutto il team
  • misunderstanding sulle potenzialità dei social tool a causa di test pilota su scala troppo piccola
  • difficoltà nel rispettare le “regole 1.0” su dati, privacy etc..
  • rischi di sicurezza informatica
  • aumentati costi organizzativi

Come vincere e convincere nel social business evitando questi pericoli? Il post orginale spinge sulla figura del social CIO, un esperto di informazione ed innovazione che muove con eguale agilità tra nuove tecnologie e gestione delle criticità aziendali in un contesto di overload sempre più marcato. La sensazione è che Facebook e Twitter servano a leggere le dinamiche, ma la partita (soprattutto italiana) è ancora tutta da giocare.

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