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Occuparsi di social media marketing, a dispetto di ciò che il senso comune vuole dare ad intendere, significa approcciarsi ad un’attiva complessa su cui, al giorno d’oggi, si ripongono enormi aspettative in termini di contatti e relative conversioni. C’è chi crede che per sfruttare il tanto decantato potenziale dei social media sia sufficiente chiacchierare un po’ saltando da una bacheca a all’altra. In realtà, per chi si dedica a questo settore, come per tutti i più tradizionali, è necessario acquisire progressivamente un approccio sempre più maturo e consapevole in cui nulla è lasciato al caso.

Per questo sono state individuate tre fasi che definiscono i differenti gradi (con i relativi ritorni) corrispondenti ai tre ruoli di chi gestisce i social media, per sfruttare appieno questi strumenti in un piano marketing. Parliamo del dilettante, del messo e dell’editore.

Dilettante
In questa fase l’imperativo è “Dobbiamo diventare social!”. Ci si getta su Facebook e su YouTube, su WordPress e su Twitter, su Slideshare e su Tumblr, su Pinterest e su LinkedIn. Tutto in maniera estremamente caotica, senza un piano e obiettivi precisi.
Non c’è coordinazione: spesso gruppi e sezioni aziendali agiscono indipendentemente senza sfruttare i benefici che potrebbe dare l’organizzazione e l’individuazione di un focus. Si riesce ad ottenere un po’ di visibilità, ma questo è solo un primissimo stadio per chi si vuole gettare nel mondo social.
Messo
Ora ci si concentra sulle possibilità rivoluzionarie che il web offre: comunicare a tu per tu, con prospettive chiare. L’obiettivo diventa la relazione e per costruirla si scommette sui social network, ambienti in cui le persone trascorrono tempo dedicato allo svago “abbassando le difese”. Qui li si raggiunge sperando in un “Like” o un “Follow”.
Il raggiungimento dello scopo è affidato alla realizzazione di micro-spot di contenuti freschi: foto accattivanti, “seducenti”contest a premi, giochi e sondaggi per far crescere il numero dei fan/followers.
Editore
Tuttavia, si è capito molto bene che contenuti brevi, leggeri raccolgono qualche “like” in più nell’immediato, ma servono ben poco nel generare un’affezione vera.
Al contrario, è fondamentale investire tempo e risorse nel realizzare post ragionati per blog aziendali, ma anche articolate infografiche, e-books e video. Contenuti che mirano a diffondere le preoccupazioni reali e le prospettive d’impresa fornendo ai lettori informazioni precise.
I social network sono ancora fondamentali, ma vengono usati come “piattaforma di diffusione” di link a questi contenuti, accentrati sul sito web aziendale. Questo poiché navigare in uno spazio identitario rafforza la fiducia nel brand stesso e l’apprezzamento per la capacità dell’azienda di comprendere e trattare gli interessi del cliente.
La lettura diventa solo il primo passo che precede la ricerca di informazioni sui prodotti, l’inizio di un processo d’acquisto, o la compilazione di un form da cui si otterranno informazioni gratuite su possibili clienti.
Raggiungere questo step è tutt’altro che semplice. Serve un impegno significativamente maggiore nel pensare testi e altri “prodotti” che spingano i lettori a voler saper di più sul brand anche se i loro accessi provengono da social network, da altri siti oppure da ricerche su motori.

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