Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook


Torniamo a parlare del rapporto tra lavoro ed università, con un post a otto mani, scritto da Monica Savio, Federica Greggio, Alice Santi e Beatrice Fresco, quattro ragazze che ci parlano della loro esperienza a Mimprendo2011.

“Siamo un team. Ci piace pensare che in team sia più facile lavorare bene con i social perché ognuno può mettere in gioco il suo “talento” e le sue peculiarità, cercando di rendere completo un profilo difficile e per definizione mai “arrivato” come quello del Social Media Manager.
Ne abbiamo avuto prova in una delle recenti esperienze formative in cui abbiamo avuto la fortuna di metterci in gioco.

Nell’ambito di un progetto organizzato da Università e Confindustria, ci è stata data la possibilità di realizzare una strategia di “Social media marketing” per una grande azienda del settore delle Macchine Movimento Terra.
La formazione in progetti di questo tipo avviene anche – e soprattutto – tramite lo scontro con le problematiche legate al mondo aziendale.

Stare in bilico tra l’innovazione, prerogativa essenziale per la vittoria del progetto, e le politiche aziendali dure a morire, è stata una delle difficoltà più stimolanti. Un po’ perché capire che cosa sia realmente innovazione nel web 2.0 ci ha condotto a riflettere più approfonditamente su temi a volte inflazionati, un po’ perché tra il dire e il fare in grandi imprese c’è realmente di mezzo un mare, un mare di incomprensioni e pregiudizi.

Il desiderio da parte dell’azienda di affacciarsi all’inesplorato mondo dei Social Media è stato descritto come reale bisogno di creare un canale di comunicazione più diretto con il pubblico di riferimento.
Nei sei mesi di lavoro a stretto contatto con l’azienda, però, ci siamo rese conto che quello che di fatto mancava non erano solo le conoscenze dei vari tool e delle specifiche strategie, ma anche e soprattutto la capacità di gestire un approccio trasparente e leale con gli utenti, dando un effettivo valore a tutto questo.

Social media manager, quindi, non ci si improvvisa. Non basta saper creare una fan page su Facebook o un tweet d’effetto per attuare un’eccezionale social media strategy aziendale. È necessario pesare le proprie azioni sulla base di analisi, di benchmarking, di strumenti di misurazione e di un continuo aggiornamento.
Si necessita, inoltre, della cultura dell’apertura e del confronto, perché nonostante i possibili commenti negativi, un approccio trasparente ripaga sempre.
Fortunatamente, oggi possiamo dire che i nostri tentativi non sono stati vani, siamo riuscite nel nostro piccolo a innovare, convincendo l’head quarter asiatico ad approvare il progetto, superando tutti i limiti iniziali: dal rilascio di alcuni dati aziendali necessari per costruire una buona social presence, alla stessa possibilità di connettere l’ufficio marketing ai più diffusi social network attraverso la rete aziendale.

Quello che ci sentiamo di trasmettere, snocciolando in pochissime parole quello che è stato un progetto impegnativo, è un messaggio di fiducia. C’è molto da lavorare perché tutte le aziende arrivino a rispettare il valore dei new media, comprendendone il valore economico e l’importanza.
Gli imprenditori devono comprendere che questi strumenti non sono da affidare, eventualmente, agli stagisti di turno.
Ci sono giovani che studiano, lavorano e si stanno specializzando in questi settori al pari di altre forme di comunicazione. A questi ultimi, e a chi come noi cerca di lavorare con questi strumenti che a volte sembrano in continua evoluzione e quasi inafferrabili, ci sentiamo di dire che con la dose giusta di tenacia e buona volontà si riesce davvero ad innovare nel (e con) il web 2.0. Anche in quei settori dove sembra impossibile, dove politiche aziendali arrugginite sembrano non lasciare spazio a nuovi strumenti.”

Commenti