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Quante volte abbiamo chiuso in faccia il telefono a voci che imploravano di sottoporci sondaggi? Quante volte abbiamo cestinato, irritati, spam che ci propinavano “vantaggiose offerte per lei e la sua famiglia”? Quante volte ci hanno detto che i dati immessi con le varie iscrizioni “social” sarebbero stati riutilizzati per finissimi obiettivi di marketing e tutto a nostra insaputa? E quante volte la reazione immediata è stata centellinare (per almeno qualche giorno) i commenti, le foto, i “mi piace”?

Al di là della Manica sono riusciti a raggirare questi ostacoli inventando una piattaforma che ci porta, senza tante costrizioni, a rispondere a questionari via mail, ergo esprimere giudizi di valore che andranno a riempire di informazioni gratuite un database sempre lì a disposizione di grandi brand.
Si chiama “Work.shop.play. The Urban community”. L’idea è molto interessante, perché coniuga in sé strategie di marketing presenti e passate indicando la via del futuro storytelling aziendale.

Pensare ancora che per interessare utenti e clienti sia sufficiente usare un “tu” vuol dire peccare di ingenuità. La questione è costruire un discorso in cui le idee, le opinioni, gli interessi delle persone passino come il motore aziendale. Si tratta di ringraziare, di non forzare, di premiare, ma soprattutto d’essere sinceri. Pochi ingredienti che ribaltano la percezione di quel che si legge: non è il brand che decide cosa fare, ma sono gli utenti che indicano la via.

La tagline svela il “segreto” per far diventare ben accette attività ritenute pura perdita di tempo: ancora una volta, elevare il tutto a status symbol d’appartenenza comunitaria.

In due parole, il portale è “un panel di ricerca che via mail invita i suoi iscritti a prendere parte a sondaggi, tendenzialmente una volta a settimana”. Ma è molto di più: è la nascita di una comunità in cui si avrà l’opportunità di partecipare a un “interessante progetto di ricerca rendendosi conto dell’influenza che ognuno ha sul risultato finale”. Nessun appiattimento del singolo, ma caposaldo di Work.shop.paly diventa l’individualità della persona riconoscibile in ogni istante, anche tra l’impersonalità del numero.

Anima del progetto sono “idee, opinioni, l’azione e il feedback su una molteplicità di questioni” e non la binarietà di un sì o un no in risposta a domande. Nella casella di posta, una volta a settimana arriveranno “sondaggi che chiederanno di esprimere la propria disposizione su argomenti al centro delle notizie d’attualità”. Opinioni che alternano semplici quesiti su quanto spesso si beva caffè o su quale marca di caffè si preferisca, a temi di ambito tecnologico o di qualsiasi altro disparato settore. La certezza è che le interrogazioni verteranno solo ed esclusivamente – così si precisa – su argomenti d’interesse del destinatario.

La persona prima di tutto e la trasparenza come principio cardine nella definizione della relazione. Ecco allora esplicitato a chiare lettere il “mandante” del progetto: la CBS Outdoor che è una società occupata ad aiutare i brand “indicando loro come fare pubblicità al meglio e come commercializzare i loro prodotti e servizi”. Punto primo, allora, le informazioni regalate saranno usate chiaramente a fini commerciali. Punto secondo, si specifica che gli stessi risultati saranno talvolta utilizzati per realizzare materiali per i team di vendita della società, talvolta internamente per formare il proprio personale, altre volte, invece, saranno resi pubblici attraverso Twitter o Facebook e nell’area dedicata del sito.

Perché partecipare? La trasparenza paga (probabilmente) se e solo se la partecipazione conviene o potrebbe convenire. I soci (sì, iscrivendosi si diventa soci) in quanto tali avranno ritorni in veri e propri premi: biglietti per spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche, shopping vouchers, abbonamenti a riviste e guide di città inglesi fino a soggiorni pagati in hotel di lusso. Un paniere con ricompense assegnate attraverso un’estrazione con sistema a random.
In più, completa discrezionalità sul numero di sondaggi a cui partecipare, perché “sappiamo che la maggior parte delle persone sono impegnatissime!” e, di tanto in tanto, la comunità virtuale diventa reale. Chi aderisce all’iniziativa potrebbe essere invitato a prender parte a focus group di discussione, ma niente paura: ognuno è sempre artefice del proprio destino e “non ti costringeremo mai a far qualcosa!”.

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