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Molte persone prendono in considerazione la possibilità di aprirsi un’attività in proprio, spesso per i motivi più vari. I motivi più frequenti sono: non si trova lavoro per cui mi metto in proprio, far soldi a palate, usufruire di agevolazioni/finanziamenti (Legge regionale per l’imprenditoria femminile -L.R. 1/00 – legge Regionale per imprenditoria giovanile – L.R.57/99) per realizzare sogni nel cassetto.
Tra i più gettonati, in particolare mi riferisco alle richieste che mi vengono poste durante la mia attività, c’è l’apertura di un bar/ristorante, considerata un’attività fruttuosa e di facile gestione.

Ho voluto intervistare un’imprenditrice molto giovane e molto consapevole di cosa significhi gestire un ristorante.
Maria ha 24 anni, da 4 anni è titolare de “il sesto senso” a Gardigiano di Scorzè, con molti sacrifici lo sta portando avanti con buon successo e soddisfazione della clientela.

Quando e come è nata l’idea di aprire un’attività?
C’è da premettere che ho sempre partecipato attivamente all’attività di ristorazione da quando ero piccola: lavoravo e studiavo, non avevo weekend liberi, non passavo stagioni al mare, non festeggiavo il capodanno, perché lavoravo come cameriera.
Dopo tutta questa gavetta, la mia idea è nata quando avevo vent’anni, per cui ho deciso di fare un corso di somministrazione alimenti e bevande, che mi avrebbe permesso di aprire un bar e ho iniziato a guardarmi in giro.
Mio padre aveva sentito della vendita di un ristorante, che sembrava essere un’occasione. Per cui l’idea ha iniziato a prendere più forma.

Spesso, giovani o no, passare dall’idea ai fatti non è semplice: non si sa da dove cominciare e in che direzione muoversi. Anche per te è stato così?
Bisogna studiare tutto nei minimi dettagli, non si deve tralasciare niente, per cui l’esperienza nel settore è fondamentale, tanto quanto avere una guida, una persona che fa da spalla, con più esperienza di te, che ti affianchi nelle valutazioni dei fornitori, della proporzione qualità-prezzo, creazione dei menù, tipo di clientela, ecc.
Per cui ho dovuto affidarmi all’esperienza di mio padre come titolare di un ristorante, nonostante avessi “fatto la gavetta” per tanto tempo, ma la “gavetta” per fare l’imprenditrice non l’avevo mai fatta! Non sarebbe male pensare ad uno stage/tirocino anche per questo ruolo.

La guida è stata tua padre?
Sì, ho dovuto chiedere spesso a lui, per la compilazione di moduli e carte, per la scelta del commercialista e dei fornitori. Devi avere una persona di cui ti puoi fidare, a cui chiedere, inizialmente come muoverti, dove andare a raccogliere le informazioni. Mi sono confrontata con lui per un primo periodo, ma più passava il tempo più mi sono arrangiata da sola, altrimenti non sarei cresciuta professionalmente.

Come hai iniziato, quindi a realizzare il tuo progetto? E come hai risolto il problema di un budget iniziale?
Mi sono subito informata sulle agevolazioni previste per l’imprenditoria femminile e giovanile, ho partecipato alle riunioni delle associazioni di categoria per avere più informazioni, ho fissato con loro degli appuntamenti per parlare di cosa avevo bisogno: ristrutturazione, personale, gestione, ecc.
Ci volevano un bel po’ di soldi: solo 100.000 € per la gestione interna del ristornate, più i soldi per l’arredamento e la ristrutturazione.
Alla fine ho dovuto aprire un mutuo con una persona che mi facesse da garante, senza usufruire delle agevolazioni Regionali, perché c’erano molti aspetti burocratici, preventivi approssimativi che non ero in grado di compilare e non conoscevo nessuno ch emi potesse aiutare.

Una volta concretizzato il progetto, quali sono state le prime difficoltà?
Ci si rende conto che cosa sia lavorare duro e di quanti imprevisti si possono presentare durante la gestione di un’attività. Ogni mattina arrivavo e c’era qualcosa di rotto: aprivo le serrande chiedendomi “Cosa si rompe oggi?”, i macchinari erano della gestione precedente.
Adesso so che avrei dovuto, prima di comprarlo, farmi mostrare dal proprietario tutti i macchinari che mi passava la vecchia gestione, con possibilità di ritrattare il prezzo.
Inoltre il personale era restio al cambiamento: abituato in un modo vorrebbe continuare con quello. Ho cercato di far capire quale fosse il mio metodo spiegando perché poteva essere vincente, dal modo di fare l’impasto alle pulizie, dall’accoglienza del cliente al servizio. Ovviamente il fatto che fossi una titolare così giovane non mi ha facilitato il lavoro col personale, ma l’essere chiara e corretta fin dall’inizio, mettendo i punti sulle “i”, mi ha permesso di lavorare bene col personale rimasto e lasciar andare quello che non era d’accordo con la filosofia del ristorante fondata sull’ascolto reciproco.

In questo periodo di crisi, secondo te, su cosa si deve puntare?
In questo periodo è veramente dura, e per questo si deve dare il massimo, senza piangersi addosso. Personalmente mi metto dalla parte del cliente e non ho aumentato i prezzi, anche è veramente difficile con un menù fisso. Guadagnerò meno soldi, ma i miei clienti continueranno a venire, a loro devo far trascorrere la pausa pranzo e la cena in modo che siano a loro agio, anche se ho 150 coperti ognuno di loro deve sentirsi speciale, e dopo 4 anni che faccio così tutti sono contenti, anch’io!
Son sicura che dopo tanti sacrifici avrò sicuramente un momento in cui mi dico che ne è valsa la pena.

Cosa consiglieresti a un/una giovane che vuole aprire un’attività?
Di pensarci bene, d’essere sicuri al 100%, dato che non è così facile come si potrebbe pensare. Ci sono tanti sacrifici e non solo profitti. Consiglio di avere esperienza nel campo e di avere una persona che accompagni nel percorso imprenditoriale.

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