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Intervistiamo questa settimana Giuseppe D’Antonio, startupper italiano che, tra studio e lavoro, ha vissuto 13 anni all’estero maturando diverse esperienze lavorative nel mondo della tecnologia e del digitale, tra cui una pensate un po’ in Google. Oggi parliamo con lui della sua creazione CircleMe, una piattaforma social nata per connettere ed amplificare i propri interessi socialmente. Un’iniziativa italiana nata come costola di Cascaad di cui abbiamo già parlato abbondantemente in un altro post. Vediamo assieme a Giuseppe cos’è CircleMe e cosa ne pensa il suo fondatore dell’ecosistema startup in Italia e all’estero. Via con le domande!

Parliamo di social media e content curation, com’è nata l’idea di CircleMe, come funziona e che tipo di servizio/esperienza offre all’utente?

L’idea di CircleMe è nata l’anno scorso a me ed il mio socio Erik durante una sessione di brainstorming sul potenziale delle tecnologie della società. Con Cascaad infatti avevamo sviluppato delle tecnologie molto interessanti ed efficaci per la prioritizzazione dei contenuti su social media come Twitter e Facebook, in base agli interessi specifici dell’utente. Considerato il fatto che sul web ancora mancava una soluzione che permettesse di fornire in modo più appropriato contenuti e servizi alle persone, ma solo sui temi per i quali l’utente ha un forte interesse o passione, decidemmo di buttarci in questa avventura. Oggi di strada ne abbiamo fatta, e con più di 12 milioni di passioni disponibili (e relativi contenuti) stiamo diventando una soluzione concreta a questo problema oggi così rilevante del “content overload”. CircleMe oggi è una soluzione web (e da due settimane anche una app per iPhone) che permette a chiunque di esprimere i suoi interessi e, al contempo, rimanere aggiornati su questi, scoprendone altri nuovi in qualche modo legati a questi. Una volta registrato l’utente può velocemente importare i suoi ‘likes’ da altri servizi (Facebook, Foursquare, Netflix, GoodReads) e poi cominciare a navigare il sito per scoprirne di nuovi. Ogni volta che la persona visita la pagina di un interesse, gli/le vengono proposti non solo contenuti e servizi legati a questo interesse, ma anche passioni in qualche modo legate a quella già espressa. Così la persona può continuamente scoprire nuovi interessi, senza ricercarli attivamente. La soluzione web offre tantissime funzionalità, ma sempre con un chiaro focus sul far godere di più delle passioni che un utente ha, e sullo scoprirne di nuove. La soluzione per iPhone aggiunge una nuova funzionalità alle altre, chiamata “planting”. Le persone che usano CircleMe in mobilità possono “piantare” una qualunque passione che hanno in un posto fisico, e dedicare questo ‘messaggio virtuale’ a chiunque essi vogliano. In questo modo quando la persona che ha ricevuto il ‘plant’ passa per quel luogo, riceverà in pop-up un messaggio che un ‘plant’ a lui/lei dedicato è stato piazzato proprio in quel posto (e.g., una canzone romantica in un parco, il suggerimento di un buon libro quando si entra il biblioteca, un piatto tipico per un ristorante, etc.). Crediamo che con le funzionalità web e mobile, riusciremo a fornire all’utente un’esperienza completa di scoperta di nuovi interessi, che mai prima di ora era stata possibile in modo così complessivo e accattivante.

Da qualche mese si parla molto di Pinterest, in cosa di differenzia CircleMe da Pinterest? Qual’è il plus che offre questa piattaforma?

Anche se molti paragonano CircleMe con Pinterest, indubbiamente si tratta di due servizi abbastanza diversi. Pinterest si focalizza nel collezionare belle immagini trovate sul web in bacheche tematiche (pin-boards) e poi condividerle con altri utenti. Noi chiediamo agli utenti prima di tutto di esprimere passioni, questa espressione dell’interesse è un’associazione tra la persona ed un concetto, non semplicemente un’immagine. In questo caso, quando un utente dice di essere appassionato dei “ColdPlay”, noi gli forniamo tutte le informazioni legate a questo concetto (immagini, audio-samples da iTunes, videos, articoli sul web e altro). Inoltre, proprio perchè semanticamente noi capiamo cosa ci sia dietro il concetto di “ColdPlay”, possiamo poi fornire elementi a questo relativi, come appunto suggerire altre bands che potrebbero piacere allo stesso utente.

Avete ottenuto un ROI (monetario) della piattaforma? Quali sono gli indicatori/metriche che utilizzate per valutare l’impatto di CircleMe?

Per ora non monetizziamo il sito. Siamo ancora totalmente focalizzati sugli utenti, nel rendere piacevole e coinvolgente l’esperienza per loro. In futuro, quando ci saranno i numeri di una comunità abbastanza grande, penseremo a monetizzarne il traffico. Le metriche quindi per noi ora sono tutte quelle che ci permettono di tracciare la dimensione della comunità, l’engagement di questa (quanto usano il servizio ogni volta che tornano) e la stickiness (quanto spesso tornano). Queste per noi sono sicuramente metriche importanti da tracciare.

CirlceMe potrà essere utilizzata anche dalle aziende? Come prevedi possa evolvere?

Già oggi alcune aziende hanno cominciato a creare profili e items di interesse in CircleMe. Questo ci fa piacere perché dimostra il potenziale di quello che abbiamo creato. E’ poi è sicuramente una mossa saggia partecipare attivamente all’interno di CircleMe con i propri brands, proprio perchè in questa piattaforma, più che su qualunque altro sito credo, la persona comunica trasparentemente il proprio interesse per una cosa, che spesso è un elemento di natura anche commerciale (io ho da subito messo tra i miei “likes” la Nutella, i prodotti della Apple e le moto della Ducati). In futuro credo che CircleMe possa essere un’ottima piattaforma dove aziende e consumatori si incontrano per un vantaggio reciproco: gli utenti di CircleMe desiderano semplicemente ricevere i migliori contenuti e servizi legati ad i loro interessi, e le aziende vogliono ‘avvicinarsi’ ad i propri consumatori.

Raccontaci un po’ la tua esperienza di startupper, come sei arrivato a CircleMe?

Non è la solita storia di un garage, due ragazzini, etc. e credo che troppe volte si misticizza su queste cose. Io ci sono arrivato in realtà in modo casuale e indiretto. Ho conosciuto Erik Lumer, fondatore di Cascaad, nel 2010 e lui mi chiese di collaborare per lo sviluppo di un business model legato alle tecnologie che fino a quel momento erano state sviluppate. Discutendo di questo, trovandoci bene insieme e avendo poi ideato appunto CircleMe come punto di convergenza di queste tecnologie, decidemmo di collaborare in modo più stretto. Entrai quindi in società con lui ad inizio del 2011. Prima di questo avevo fatto delle esperienze molto interessanti in Dada (a capo della divisione di Online Advertising), in Google (dove gestivo lo sviluppo delle partnerships per l’Italia), e in Manhattan Associates (società di software dove ho passato quasi 7 anni, facendo tanti ruoli di entità molto diverse). Tre ambienti, indipendentemente dalla fase di esistenza di queste aziende, comunque molto “startuppari”. Come background ho poi una laurea tecnica in Ingegneria, un MBA e soprattutto circa 13 anni di vita vissuta all’estero (USA, UK, CH, Singapore e Francia).

Negli ultimi anni stanno nascendo molte startup in Italia, nonostante ciò, siamo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi, cosa ne pensi? Cosa manca al nostro paese? Prevedi un’evoluzione in tal senso?

Sono ottimista di natura, quindi sicuramente prevedo un’evoluzione. Credo che in generale quello che manca è ancora una base culturale più propensa al rischio: rischio nell’investire, nel fare una professione non “tradizionale”, nel mettersi in gioco in tutto e per tutto. A livello più pratico, credo che manchi una fetta importante dell’ecosistema necessario per far sviluppare startups in aziende di successo, e questo è il gruppo di venture capitals che possa investire in round successivi a quelli di ‘seed’ ed ‘early stage’. In altre parole mancano i VC che investirebbero diversi milioni (fino a diverse decine di milioni) per rounds di Series A/B/C/D. Questa mancanza di investitori di una certa categoria rende tutto il meccanismo incompleto e quindi poco efficiente.

Cosa consigli a un giovane che ha un’idea e vuole fondare una startup? Quali qualità deve possedere (o maturare)? Come può fare per approcciare dei potenziali investitori?

Qui si apre un capitolo gigantesco. Direi subito che l’idea è una cosa necessaria, ma non sufficiente. Servono spesso skills di tipo tecnico (per il nostro tipo di startups) e poi comunque una buona visione di quale potrebbe esserne un modello di business. Aggiungo pure che deve essere veramente pronto a rischiare (nell’acqua fredda non ci si butta dentro con un piede alla volta!). Per approcciare gli investitori: aggiungendo alle cose appena dette qui sopra, è importante saper presentare le proprie idee. Evitate di farvi dire: “poche idee, ma confuse”. Poi idealmente, non presentatevi dagli investitori unicamente con l’idea. Cercate di svilupparne un prototipo, magari funzionante, anche se in qualche modo arrangiato.

Per chi voglia conoscere più a fondo CircleMe, Giuseppe e il suo team stanno organizzando una festa a Milano per tutti gli iscritti al sito, evento che si terrà il 13 aprile in un loft negli uffici di CircleMe presso via Cenisio 73 a Milano. Chi è interessato può scrivere direttamente ad elena@cascaad.com.

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