Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di partecipare ad una serata di formazione e socializzazione sul mondo del lavoro interamente gratuita, organizzata da un’associazione della mia città, Rovigo duepuntozero, in collaborazione con la nostra agenzia. Un evento dedicato alle #jobopportunities che ha riscosso molto successo, grazie alla partecipazione di giovani e meno giovani della comunità rodigina, diventando un’ottima occasione per creare nuove connessioni e circoli virtuosi di conoscenza.

All’interno di questo contesto ho assunto, con un po’ d’emozione (lo ammetto), la veste di relatore per la prima volta in vita mia, salendo in cattedra con poca voce, la bocca impastata e tante, forse troppe, cose da dire. Nel mio intervento ho scelto di raccontare l’ecosistema Internet, seppur per sommi capi, entrando nelle dinamiche di due piattaforme differenti come Linkedin e Pinterest.

Ho cercato di sottolineare come la presenza in rete e la reputazione sui social media siano oggi chiavi di volta per smuovere un ingranaggio arrugginito, fondamentali per trovare/cercare lavoro, ma soprattutto per promuovere sé stessi e difendersi da possibili controlli da parte di recruiters. Un settore in ascesa, quello collegato alla rete, ai social media e alle nuove tecnologie, sempre più basato su competenze specifiche (“in progress”), ma non impossibili, e su bassi costi d’entrata, come ha sottolineato Giorgio Soffiato fondatore di MarketingArena.

Giusto per rinfrescare la memoria a molti: l’economia digitale è uno dei pochi comparti in crescita e, lo scorso anno, ha dato un supporto al PIL italiano pari al 2%. Un trend iniziato più o meno nel 2005 che non accenna a fermarsi, anticipando, anche per i prossimi anni, una crescita notevole per questo settore e quelli connessi.
Tra innovazione e tradizione l’intervento di Luca Scarpa, CEO di Rivamar, che ha sottolineato come sia necessario apportare cambiamenti all’interno dell’impresa, sfruttando nuovi canali di comunicazione che la rete ci offre, come il blog IdeaPesce o la Fan Page su Facebook, anche in un settore come quello ittico, ancorato a dinamiche classiche di produzione e promozione. Un intervento deciso quello di Luca, dal quale ho compreso come sia necessario per tutte le imprese, grandi e piccole, startup e non startup, trovare una mediazione tra la conservazione di dinamiche esistenti e la sperimentazione di nuovi canali e nuove esperienze.

Il tema caldo della serata è stato proprio il “fare impresa”, legato al mondo delle startup che, per chi non l’avesse ancora capito, sono quelle realtà imprenditoriali emergenti che nascono da un’idea e puntano a sviluppare un business utile per le persone e proficuo per il mercato. Neo imprese alla ricerca di finanziatori per sviluppare l’idea in incubazione, che spesso e volentieri sfruttano la tecnologia o la creano e, talvolta, inventano dal nulla nuovi modelli di microeconomia. A chi serve quell’idea? Chi ci mette i soldi per realizzarla? Ma soprattutto c’è un mercato sottostante? Sono domande che uno startupper deve porsi in tutte le fasi, dal pre al post sviluppo, quelle sollevate da Massimo Scarpis il fondatore di Corso 12, che ha portato come esempio la sua esperienza all’interno di H-Farm.

Interrogativi ai quali è necessario dare una risposta in evoluzione, per non perdere il controllo, per non diventare l’ennesima “ruota bucata” o bolla di sapone che scoppia all’inizio o all’apice del successo, come ha sottolineato invece Davide Andreoni di JobSlot.

Cosa porto a casa:

  • Piedi per terra ma in movimento. Sensibilizzare i giovani ad un tema come quello delle startup non è cosa semplice, perché non tutti hanno 13 idee (di business) al giorno, ma soprattutto perché è abbastanza radicato nella cultura italiana uno stigma sociale connesso al fallimento e alla sconfitta, al pregiudizio della staticità e della non evoluzione (personale e sociale). Occasioni come questa sono e saranno una boccata di ossigeno per infondere quel senso di prospettiva e positività di cui abbiamo così tanto bisogno, sia a livello individuale, sia come membri di una collettività che vive e lavora sotto la stesso tetto.
  • Cambiamento e partecipazione, dinamismo, apprendimento continuo e riscossa, anche dopo un errore o una disfatta. Forse è questo il significato: un insieme di parole chiave che fanno paura a molti, o che confondono altri. Parole dense di accezioni differenti, alle quali potete dare la vostra interpretazione. Io la mia l’ho già data:

Estrarre valore da qualsiasi esperienza. Provarci. Non restare fermi.

Commenti