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C’era una volta un mondo in cui la pubblicità era una forma d’arte. C’erano una volta campagne memorabili, che i più fortunati si sono trovati a studiare su libri interessanti, tomi che costituiscono oggi una base per chi vuole conoscere il marketing e non solo millantarsi social media qualcosa. Google lo sa, ed ha lanciato un progetto bellissimo: project re: brief.

L’obiettivo è ambizioso e coincide con i 18 anni, la maggiore età, dell’on line advertising. Un giro di boa che Google ci invita a festeggiare senza troppo entusiasmo. Infatti, citiamo testualmente: “And yet despite almost two decades of innovation online, digital ads are still being used to simply inform more than they’re being used to connect, engage and entertain. So we designed this experiment to re-imagine what advertising can be and push the boundaries of how creative ideas and our technology can work hand in hand“.

La risposta di Google a questa chiamata alle armi consiste in un laboratorio creativo i cui protagonisti non passeranno inosservati, date un occhio:

Grandi protagonisti dell’advertising del passato messi al lavoro per reinventare, reinterpretare, riproporre i propri lavori con l’ausilio delle tecnologie di oggi, e probabilmente con la creatività di ieri. Quattro grandi campagne come:

Ripensate e riportate all’originale splendore, arricchite però dalla forza della tecnologia, della socialità, delle persone. Per chi si occupa di marketing ritrovare gli originali del lavoro per Avis e altri cimeli della comunicazione è un grande privilegio, un progetto da osservare con molta attenzione in attesa dei risultati ancora under construction e del documentario che ne deriverà. La pubblicità del (lontano) passato può insegnare qualcosa agli adveriser di oggi? Cosa differenzia quei creativi dai nostri advertising specialist?

My 2 cents: oggi chi si occupa di social media marketing è spesso un esperto di gestione di un mezzo che muove con dinamiche proprie, di cui va rispettata la bidirezionalità. Se questa competenza non era un tempo necessaria, probabilmente il web marketing e l’advertising mobile tra gli altri hanno in qualche modo “accantonato” l’art director relegandolo alle sempre minori pianificazioni off line. L’errore di non integrare queste realtà potrebbe uccidere la pubblicità, la virtù di comprendere che questi nuovi mezzi non uccideranno l’advertising potrà rendere di nuovo grande questa parte fondamentale del rapporto tra le imprese e le persone.

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