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Denunciare un abuso non è mai stato più semplice: nasce Uribu, la startup digitale italiana, fondata da un gruppo di ragazzi dai 17 ai 23 anni. Vittima di un abuso o di un disservizio? Uribu è il posto giusto per denunciarlo e ottenere una risposta da chi dovrebbe risolvere il problema.
«Il nome Uribu è una modifica di Hibou, civetta in Francese. La civetta è un animale che amiamo, perché riesce a vedere tutto quello che accade e riporta i messaggi come solo lei sa fare», ed è questa la funzione di Uribu, riportare i messaggi dei cittadini direttamente alle orecchie (e alle mani) delle aziende coinvolte e della pubblica amministrazione.

Il funzionamento è molto semplice, basta scegliere una categoria nel menu di navigazione, compilare un form specifico e infine integrarlo con immagini, mappe e video; si può pure evitare la registrazione, rinunciando a una parte delle funzioni del sito e il team promette che questo non sarà fonte di un utilizzo inappropriato da parte degli utenti, poiché sarà attribuita fiducia proprio a chi utilizzerà il sito, che potrà segnalare eventuali false denunce e premiare gli utenti più attivi.

Alla domanda sul come pensano di aumentare l’utilizzo del servizio, i ragazzi rispondono che presto renderanno disponibile un’app mobile e un widget, ottimo modo per utilizzare il servizio in tempo reale.
«Migliorare l’Italia attraverso i cittadini, internet e sicuramente una PA e aziende volenterose», questa è la risposta alla domanda sulla mission della startup, una risposta colma di entusiasmo e speranza. L’obiettivo non è dei più semplici e bisognerà naturalmente mirare a un contributo sia dalla parte degli utenti che delle aziende chiamate a rispondere e risolvere i problemi che verranno a galla. Per fare questo, il team di Uribu sta coinvolgendo tutte le più grandi aziende pubbliche italiane e la PA.

Questo è il punto centrale: i ragazzi di Uribu sembrano aver capito perfettamente che il servizio ha un potenziale da non sottovalutare, visto che le critiche e le proposte degli utenti si perdono in un mare di siti internet e burocrazia che spesso non forniscono risposta e lasciano irrisolte questioni elementari, spesso perché i costi sorgenti dal gestire un servizio del genere sono proibitivi e perché non si attribuisce alla gestione dei clienti scontenti un peso rilevante; ma allo stesso tempo, senza una collaborazione attiva da parte delle aziende (ricordiamo che anche la pubblica amministrazione può e deve essere considerata un’azienda) non si potranno certamente ottenere i risultati sperati.

Speriamo che Uribu abbia una larga approvazione, sicuramente già ottenuta dalle persone che utilizzano il servizio e ancora in stato embrionale per quanto riguarda le aziende, che potrebbero attraverso questo servizio, non solo aumentare la fiducia dei consumatori, che vedrebbero considerati e risolti i loro problemi, ma anche migliorare i servizi offerti, accogliendo con volontà propositiva le denunce degli utenti.

Credit for image: partecipactive.com

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