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Da un po’ di tempo rifletto su modelli organizzativi per attività basate sulla gestione di flussi immateriali, tipologia che ben raffigura la moderna agenzia di marketing digitale. Ma come dovrebbe strutturarsi una realtà così dinamica a livello lavorativo per competere ma al contempo fronteggiare la frammentazione?

Non ho voglia di parlare di organizzazione aziendale, proprio perché sono giunto alla conclusione che l’agenzia di marketing digitale rifugge, quasi totalmente, definizioni e classificazioni statiche; provo quindi ad offrirvi le mie piccole deduzioni.
Una piccola agenzia di marketing digitale può esser oggi considerata un coacervo di connessioni e connettori d’informazione e conoscenza, un’organizzazione in continuo sviluppo e ridefinizione, che modifica costantemente le sue priorità ed i sui approcci alla rete e al mercato in base al cliente, alla piattaforme utilizzate e soprattutto all’innovazione subita e (talvolta) co-creata.

All’interno di questa costante mutevolezza il rischio da accumulazione entropica è dietro l’angolo, per evitare l’eccesso di frammentazione e multitasking è necessario suddividere il proprio lavoro in compartimenti stabili ma in divenire.

  • Lavorare per progetti (e per clienti): elaborare e costruire progetti condivisi e (magari) proprietari per costruire la “propria casetta” nel tempo. Comprendere le necessità/potenzialità di un progetto dietro l’angolo, di un cliente che si affaccia per la prima volta a questi servizi spiegandogli con calma le varie opportunità. Tralasciare invece progetti con scarsa possibilità di sviluppo, clienti indecisi che gettano il sasso e nascondono la mano. Utile in questo senso creare un rapporto costante onesto ed orizzontale con il cliente/azienda, lavorare a stretto contatto con la persona incaricata concordando obiettivi, scadenze e risultati attesi un passo, una mail e un report alla volta.
  • Organizzare il lavoro: l’agenzia non ha un modello organizzativo stabile e tantomeno statico, è più che altro una realtà tumultuosa, un’idea company che si regola in continuazione, dove la canonica divisione di ruoli professionali è sostituita da una “to do list” quotidiana e settimanale, personalizzata e pensata sulle caratteristiche e potenzialità di un soggetto. Spesso e volentieri l’accumulo di creatività e lavori operativi si tramuta in un multitasking pericoloso, utile in questo senso svolgere pienamente una mansione per volta, creare percorsi preferenziali legati all’obbiettivo/scadenza più prossimo da raggiungere, organizzare il proprio tempo con un sistema personale per gestire lavori e scadenze.
  • Pensare in modo strategico: la strategia è il faro che guida il caos organizzativo del project manager, il motore del comparto operativo, la base per gestire l’innovazione tecnologica, creare ed elaborare progetti mediante competenze trasversali. Un’attività quella progettuale sempre più richiesta dalle aziende, per accompagnarle mano nella mano, temporary o non temporary, alla festa di fine anno con l’utente/consumatore.
  •  Gestire il servizio (e il prezzo connesso): per gestire il servizio bisogna in primis lavorare col cliente, poi progettare, “sbrigare” e “registrare” le mansioni operative da svolgere. La definizione del prezzo per servizi di marketing digitale è spesso complessa e dipende da molti fattori: tempo, risorse impiegate, quantità e qualità del lavoro operativo da svolgere, complessità e portata del progetto, notorietà/grandezza dell’agenzia in questione. E’ utile creare un ventaglio di possibilità legate a alla natura del servizio confrontando i rapporti costi/benefici tempo/risorse impiegate.
  •  Creare popolarità: la popolarità è la base per ricevere flussi in entrata: offerte, proposte, clienti, collaborazioni, progetti. Una notorietà (digitale) costruita su due fronti, in primis online (sito, blog, social media, siti e blog partner) ed offline (eventi, corsi, momenti aggregativi, tessere contatti e relazioni).
  • Scrivere meglio e scrivere ancora: la scrittura e tutte le attività connesse a questa pratica (Copywriting, Seo, Blogging), sono oggi fondamentali per le agenzie di marketing ma anche per un libero professionista, per emergere, creare un bacino di relazione/influenza e delineare il proprio personal branding. “Stare sul pezzo” diventa un obbligo per tutti i consulenti in continua competizione tra loro. Un’attività, la scrittura del proprio blog, che viene spesso trascurata a livello qualitativo per fagocitare, come una catena di montaggio, il pezzo di giornata, magari scopiazzato dal vicino o tradotto senza alcun valore aggiunto. Una velocità di pubblicazione, talvolta sistematica, che privilegia l’arricchimento cannibalesco del proprio sito a tutti i costi e in tutte le serp. Io concordo con quanto scrive Gianluca Diegoli nell’articolo: “In lode alle repliche”: chi gioca per il campionato dell’ultimora ha il vantaggio del picco delle ricerche correlate nell’immediato, chi gioca nel campionato evergreen, ha il vantaggio della vita infinita dei contenuti, che accumula capitale “sociale”, un poco per volta, una riga per volta. E’ la passione che deve muovere il blogger, prima della notizia e della notiziabilità, non è possibile sacrificare la qualità all’altare delle visite; alla fine, nel lungo periodo, saranno profondamente legate. Credo che scriveremo sempre meno “a tempo” e più “contro il tempo” e “per il tempo”, non tanto per il motore di ricerca quanto per l’argomento. Un tema su cui mi piacerebbe tornare.

Oggi, nel 2012, paesaggio tecnologico e sociale continua ad introdurre nuove opportunità, aree da mettere a fuoco e modelli di business da valutare. La rapidità dell’innovazione costringe agenzie e consulenti a stare ogni giorno alla finestra per elaborare nuovi servizi per i propri clienti valutandone l’impatto sui consumatori, per gestire flussi di conoscenza quotidiani dettati dalle nuove piattaforme in rete e da nuovi device tecnologici. Il marketing è sempre più materia di confine tra più discipline, alla perenne ricerca di una definizione stabile, che gli permetta di mantenere il dinamismo insito nel suo DNA, di rincorrere l’innovazione che detta il passo alla società iperconnessa, e ad un’economia, sempre più imbevuta di conoscenza.

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