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Cambiare il modo di cambiare il mondo una tagline perfetta per descrivere Snoball, nuova piattaforma social che, sulla linea del microvolontariato online di Sparked, vuole convertire all’utile la pratica quotidiana dell’uso dei social media.

Alla base di Snoball vi è la speranza di far diventare abitudine quotidiana la saltuarietà delle donazioni in beneficienza. D’altra parte, oggi come oggi, sono poche le persone che possono permettersi un’attività di questo tipo e anche tra loro l’azione si risolve in versamenti occasionali nell’arco di un anno.
Al contrario, con Snoball si parla di microdonazioni, riducendo la quantità di denaro offerta, ma aumentandone la periodicità, permettendo a tutti di farlo in ogni istante, indipendentemente dalle proprie possibilità economiche e in linea con le proprie aspirazioni caritatevoli.

Alla base del “gioco” vi è una triangolazione: si sceglie un proprio interesse, o una qualsiasi azione che svolgiamo quotidianamente, visualizzata come Snoball, ossia “palla di neve”. Ogni volta che quella azione sarà compiuta si devolverà una piccola somma di denaro – 25 cent, 50 cent, 1 euro – a nostra discrezione a un ente a cui l’abbiamo associata.
Così, ogni volta che entriamo nel bar sotto casa e facciamo check-in con Forsquare diamo un euro a un ospedale pediatrico; ogni volta che la temperatura atmosferica raggiunge 0° doniamo 50 centesimi ai vigili del fuoco; ogni volta che un nostro post riceve un “Mi piace” o viene ricondiviso regaliamo 25 centesimi alla Croce Rossa.

Non vi sono costi di iscrizione e non è neppure necessario scaricarsi software particolari. I costi d’amministrazione vengono sostenuti detraendo il 5% di ogni donazione fatta, mentre il restante 95% è tutto completamente devoluto in beneficienza.
Snoball permette quindi ad ognuno di avere gestione diretta sul come una donazione viene fatta, verso chi e quando. Il “rischio” è quello di coinvolgere altri utenti, attraverso la condivisone via social network, nel proprio progetto creando un effetto di donazioni a catena.

Finora abbiamo guardato dalla parte dei singoli, ma è evidente che la piattaforma possa essere sfruttata a proprio vantaggio da altri soggetti.
In primis le organizzazioni No Profit che desiderano diffondere la propria causa. Con Snobal si può ottenere un incremento di denaro, senza far sentire le persone strettamente vincolate a versare grandi cifre, cosa che in una contingenza come quella attuale sarebbe inopportuno, e senza scardinare abitudini, ma anzi attribuendogli il valore aggiunto di trasformarsi in azioni di carità creativa.

Il come fare è semplice, basta aprire una propria pagina in cui inserire logo, storia, mission e associare piccole quantità di denaro ad azioni quotidiane, specificando gli obiettivi della raccolta fondi. Condividendo tutto su Facebook o Twitter si potrebbe creare un vero e proprio effetto domino.
Allo stesso modo anche le aziende possono sfruttare a proprio vantaggio questa opportunità mettendo in piedi una campagna di cause relating marketing attraverso l’associazione del proprio marchio a quello di una No Profit.
Attraverso quella che viene definita così una “Snoball Campaign” si dà vita a un nuovo modo per costruire e arricchire valorialmente il proprio marchio, per raggiungere i propri obiettivi, per attirare nuovi follower – possibili clienti futuri – con il passaparola online, a un nuovo modo per la sensibilizzazione e la raccolta fondi.

Una campagna che, se pensata nei giusti termini, diventerà virale aprendo la strada a un mercato filantropico che frutterà, ad ogni azienda, report dettagliati sul tipo di utente che interagisce, sul mezzo con il quale lo fa, e sul luogo da cui vengono le donazioni.
Vi lascio con il video di presentazione.

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