Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook

Il 2+2 del giorno è dedicato a un tema piuttosto in voga: recensioni e valutazioni. Stavo riflettendo sull’azione di branding fatta dal portale Kayak che di certo oggi otterrà un buon picco di visite grazie alla pubblicità su Italia1, curioso il passaggio da web adv a tv adv che già altri colossi (soprattutto siti simili di comparazione assicurazioni, mutui etc..) hanno sviluppato quasi a dire che è vero che il web cresce ma i media tradizionali, per quanto in calo, pesano ancora moltissimo.

Recentemente ho anche ricevuto una curiosa newsletter che promuoveva un servizio di valutazione di clienti e fornitori e sto al tempo stesso gestendo un problema di reputazione per un’azienda acclamata come “cattivo pagatore” su Linkedin, ed i confini sono sempre labili tra la diffamazione, la verità, l’invidia e le problematiche legali sbandierate a torto sui media sociali.

Dalle recensioni negative negli hotel alle valutazioni di ristoranti, ci siamo più volte detti che gli utenti hanno in mano il mercato: ma chi da i voti agli utenti? Chi si preoccupa del fatto che oggi Internet è considerato un mezzo leggero? Potrei scommettere che un appuntamento preso al telefono “converte” di più di uno preso via internet, quasi lo schermo proteggesse dalle brutte figure. Forse una brutta abitudine, forse il fatto che chi naviga in rete ha più tempo per informarsi in profondità e chiamare le aziende ad una “gara di preventivi” giusta fino a un certo punto. L’equilibrio sottile tra l’approfittare (cherry picking) e l’informarsi è sempre più un problema e quell’Internet che doveva permettere di ottimizzare e ridurre i costi potrebbe rivelarsi fonte di overload di richieste di informazioni e contatto che portano le aziende ad un collasso nel CRM, forse dare i voti ai clienti sulla base della propria “integrità morale” potrebbe avere un senso: perché se fissi un appuntamento e non ti presenti resti impunito mentre se non si presenta il consulente (medico, avvocato, albergatore) viene “sputtanato” in rete? La scusa della vendetta a tempi in cui le aziende hanno goduto di vantaggi informativi non regge, sarebbe come dire che la Cina può inquinare come gli altri 50 anni fa solo perché si sta sviluppando in questi anni. Credo che il marketing potrà fare molto poco, ma almeno ne prenda atto.

Probabilmente la risposta a questa domanda si trova nel penultimo paragrafo di un articolo del solito brillante Gianluca Diegoli: l’eterno dibattito sulle recensioni finte nel turismo

Commenti