Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook

Tempo di crisi economica, di tagli e risparmi. Tempo in cui le aziende meno accorte tagliano in pubblicità per “risparmiare”, entrando in un circolo vizioso pericoloso, tempo in cui i privati e le amministrazioni tagliano in spese per la manutenzione del verde e per la salvaguardia del paesaggio, tanto “la natura si occupa di sé”. Ma è davvero così o anche qui si cade in un circolo vizioso?

Nei doveri dell’uomo verso la natura, il paesaggio rappresenta uno dei doveri base, riconoscendo che la natura è madre e tutti dobbiamo rispettarla. Ancor più il paesaggio è determinante di culture, tradizioni, luoghi che diventano determinanti per il valore di un posto, per lo sviluppo di economie e per la creazione di ambienti che tanto possono influire sulla qualità della vita delle persone; pensiamo solo al turismo.

Il significato proprio di un paesaggio può riferirsi sia all’esito dell’attribuzione di valore a canoni estetici di un panorama (che bella scogliera, costruiamoci un Hotel!), sia alle regole di trasformazione proprie di una determinata cultura materiale, palinsesto materiale, conseguenza delle pratiche sociali nella interazione con limiti e potenzialità posti dalle condizioni naturali in conformità con valori e tecniche (la discarica che vogliono costruire vicino a siti archeologici di valore incommensurabile!).

Paesaggio quindi come fine o come strumento.

In quest’ultima accezione emerge la potenzialità del paesaggio-ecosistema come strumento sia di analisi dell’esistente, che di progetto attraverso diverse scale e a partire dalle sfide della contemporaneità.

Citando Beck (1992), il fattore unificante delle società contemporanee non è la produzione e distribuzione di beni, quanto, piuttosto la produzione e distribuzione di mali, cioè i così detti rischi costruiti che sono le conseguenze inaspettate ed incerte dei progetti dell’uomo. Qualche esempio? l’amianto, le emissioni radioattive, il cambiamento climatico, la crisi del petrolio, la turbolenza dei mercati finanziari, il manifesto collasso quindi dei “saperi esperti” che poco possono davanti alla “forza della natura”.

Lo sforzo di comprensione delle interazioni tra processi naturali, azioni economiche, ed intelligenza spaziale diventa quanto mai urgente. Guardandolo dal mero lato economico, il paesaggio è elemento semplificatore dei processi aziendali di quel caro Made in Italy che si spera ancora possa fare la differenza. Il paesaggio è cultura, di cui sono intrisi i nostri prodotti e le nostre best practice, il paesaggio è spazio rassicurante e felice per ricaricare le menti creative.

L’Italia gode ancora di questi regali naturali ma il grido alla salvaguardia e all’attenzione è sempre più forte. Perché non accogliere allora la sfida di unire poesia (il paesaggio è poesia) con tecnologia, sapendo di dare alle nostre vite e ai nostri prodotti un marchio unico?

Commenti