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Ieri ho avuto modo di raccontare il social media marketing ai bravissimi ragazzi di switchers, una serata mantovana in cui si è parlato di social network, blog e nuovi influenzatori. In due momenti è affiorato un tema non da poco: quello dei dati. In particolare due domande pesano sulla chiacchierata di ieri e le riporto nella mia valigia delle riflessioni:

  • Ha senso spostare gran parte della presenza social aziendale su Facebook?
  • Quanto Facebook può influire nelle opportunità professionali di una persona?

Come sempre aziende e persone. Nel primo caso io solitamente rispondo che gradisco pensare ad una strategia social completa e integrata spesso da un blog anche per evitare il debole rischio che domattina Mark Zuckerberg si svegli filantropo convertendo il proprio spazio in una community in cui le aziende non sono gradite. Ovviamente è una provocazione ma non riesco a togliermi dalla testa il fatto che è giusto guardare più in la del nostro naso, e volendo usare un paragone ciclistico Facebook è la testa di ponte, il velocista che vince le tappe, ma il sito, il blog e l’intera presenza aziendale on line se ne vanno sornioni a vincere la classifica finale. Come a dire che siamo di fronte a strumenti strategici e di lungo periodo, una cosa che ricorda il SEO vs SEM (o pay per click per i puristi). Anche a livello personale di fronte al tema dei recruiters che spulciano i profili Facebook non ho potuto che rilanciare il bel post di Mattia sul personal branding ma, al tempo stesso, tutti noi sappiamo di fare un patto con chi ci garantisce un servizio (gmail, facebook etc..) in cambio di un uso millantanto responsabile dei nostri dati, è quasi uno scambio di valore. Ma cosa succederebbe se Facebook domani non ci fosse più?

  • Qualcuno cambierebbe lavoro: chi sta cavalcando la moda Facebook, chi parla solo di questo strumento, chi si è specializzato in like page etc.. Queste figure dovrebbero rivedere la propria agenda, ma un bravo grafico e un esperto di usabiltà che sanno fare le landing page non avranno problemi a riciclarsi altrove no?
  • Qualcuno cambierebbe modo di lavorare: moltissimi, noi compresi, dovrebbero cambiare diverse cose in azienda. Verrebbe a mancare la tecnologia social che oggi più si adatta alle bizze delle aziende: concorsi, moduli, richieste. Anche qui poco male, l’approccio per strumenti ci salverà.
  • Qualcosa prenderebbe il posto di Facebook: i candidati non mancano, sicuramente ci sarebbe un costo di migrazione non indifferente ma non resteremmo orfani di una tecnologia di connessione. Pensiamo all’emergente Twitter che porta un elemento di novità o al chiuso Google+, probabilmente parzialmente chiuso proprio dalla mancanza di quell’elemento di novità, è ancora troppo un clone del social network blu

Cosa succederebbe quindi? Probabilmente tanto rumore per nulla. Un ennesimo grande cambiamento riassorbito però dall’evolversi di un sistema più ampio. Questo post vuole essere un invito a pensare sempre il social media marketing come una delle cose più lontane possibili dal Facebook marketing, sono due cose totalmente diverse, anche se complementari ed integrate. E voi, su quale social muro del pianto cerchereste conforto in uno scenario cosi apocalittico?

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