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Si discute spesso sulla maturità raggiunta nell’uso dei social media, e ora se ne dibatte in relazione agli eventi climatici che stanno mettendo a dura prova l’Italia, Genova in particolare. Facebook e, soprattutto, Twitter sono stati spazi dedicati a una vera e propria mobilitazione di massa per far circolare informazioni, il più rapidamente e pervasivamente possibile: numeri di emergenza, situazione nei quartieri allagati, disponibilità di posti letto per gli sfollati.

C’è chi ritiene che l’importanza dell’azione attribuitagli sia eccessiva (d’altra parte chi è coinvolto in un’emergenza non si “attacca” al proprio smartphone) e chi, al contrario, sostiene come questi comportamenti siano indicatori di un potenziale intrinseco ancora tutto da sviluppare con sistematicità.
L’unica cosa certa è che esistono e non riflettere su come sfruttarli appieno, anche e non solo per rispondere a situazioni di emergenza, sarebbe un’occasione mancata.

L’esempio della conversione all’utile è lo statunitense Sparked: una piattaforma di crowdfounding per il microvolontariato, pensata per l’era dei social network.

Oggi siamo sempre più impegnati, la nostra vita è scandita dall’uso di pc, tablet e smartphone sia per lavorare che per svagarci, trascorriamo buona parte del nostro tempo libero sui social media. Sparked è costruito per far convergere queste tre pratiche quotidiane, traducendole in azioni orientate al bene comune.
Non è un ambiente concorrenziale, ma complementare alle tradizionali organizzazioni no-profit rivolgendosi a coloro che non hanno una mezza giornata da dedicare alle “buone azioni”.

Quello che fa è dare spazio alle organizzazioni no-profit per lanciare delle vere e proprie “sfide”, piccoli progetti che richiedono ai volontari di mettere in gioco le proprie competenze professionalimarketing, grafica, design, scrittura, pubbliche relazioni – per costruire piccoli pezzi fondamentali per la realizzazione di progetti più importanti.

Il tutto online, con qualsiasi tecnologia a disposizione, ovunque ci si trovi, in qualsiasi momento, occupando un lasso di tempo tra i 2 minuti e le 2 ore massime.

Il gioco è semplice. Ogni organizzazione che promuove una “sfida” la contestualizza descrivendo quello che finora è stato fatto offline e come questa contribuirà a raggiungere i risultati prefissati. Un esempio? Potreste dar vita a volantini che illustrino la qualità educativa di una scuola di borgata, oppure ricreare la grafica di un sito web di foundraising. Piccoli gesti con conseguenze, però, importanti come è accaduto con la messa a punto di un sistema di riconoscimento che, a distanza di tempo, ha permesso di ritrovare 24 tra i dispersi del terremoto di Haiti.

Ogni volontario fa parte così di un gruppo contingente di persone interessate a uno stesso progetto, con medesime e complementari abilità. Dopo essersi preso in carico il compito, proporrà la sua idea che, a sua volta, sarà giudicata dagli altri partecipanti, fino a raggiungere la scelta finale. Le regole vogliono che qualcuno spenderà tempo senza che la sua proposta sia usata, ma la competizione è finalizzata a ottimizzare il processo operativo.

Per un volontario la partecipazione è un do ut des, poiché garantisce il valore aggiunto del marchio di responsabilità sociale sul curriculum grazie alla possibilità di condividere la propria attività in altri Social, Linkedin compreso.

Il tutto viene condito con la struttura della gamification come strumento in grado di modificare il comportamento umano: ai volontari sono assegnati riconoscimenti – che si traducono anche in tool di condivisione – ogni qual volta, per esempio, il loro viene considerato il miglior lavoro o il più originale.

Dal lato dell’organizzazione no profit, invece, il vantaggio immediato è reclutare un’equipe gratuita di professionisti che si concentra su tutti quegli aspetti operativi che, con elevata probabilità, richiederebbero stanziamenti economici.

Sparked è, quindi, un vero e proprio ecosistema che ha già permesso di raccogliere una mole di dati settoriali mai raggiunta in precedenza, dati che saranno usati per creare, con il tempo, un’esperienza di volontariato sempre più soddisfacente, sia per il volontario che per l’organizzazione.

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