Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook

E’ il mio turno. Dopo circa 6 mesi di frequenza al Master in Web Marketing & Communication devo pur dimostrare di aver appreso qualcosa!
Forte della pressoché totale ignoranza in materia, prima di presentarmi timidamente al Master, ho socraticamente tentato di assorbire il più possibile, calandolo nella mia realtà quotidiana di lavoro in una piccola organizzazione non profit, la Cooperativa Sociale Kara Bobowski di Modigliana, in provincia di Forlì-Cesena. Divisa tra urgenze di lavoro, decisioni fondamentali per la mia vita e una montagna di biancheria da stirare, mi sono cimentata nell’impresa del project work finale, certamente per mettermi alla prova e anche per non deludere Giorgio Soffiato, il prof. che ci ha amorevolmente guidati.

Scelgo il tema ONP ai tempi del Web 2.0 corredato da un interrogativo amletico: “Esserci o non esserci. Questo è il problema?”.

Voglio capire come la mia Cooperativa possa giovarsi dei nuovi strumenti messi a disposizione dal web, magari prendendo spunti illuminanti da coloro che ho chiamato “quelli bravi”, ovvero le ONP che utilizzano il web in modo originale e, soprattutto, proficuo.
Nonostante le ONP siano già “social” di loro, le due maggiori leve che le spingono in direzione del web sociale sono la possibilità di promuovere le proprie campagne ad un pubblico molto più vasto e la concreta opportunità di avere a disposizione uno strumento formidabile per il fundraising, concepito non solo come sistema per ricevere donazioni in denaro ma per “attrarre” risorse materiali, strumentali, risorse umane e sostenitori che possono agire a loro volta da fundraiser, sposando e diffondendo una causa.

Gli strumenti web a disposizione sono svariati: qualche anno fa il primordiale forum fu utilizzato in maniera originale da un membro della Canadian Cancer Society che chiese di far circolare una foto del suo posteriore per sensibilizzare alla prevenzione del cancro al colon, ottenendo un insperato effetto moltiplicatore che sfociò poi in una campagna da oltre 2 milioni di dollari.
Il più versatile blog permette alle ONP di raccontare storie, approfondire temi, coinvolgere maggiormente e in modo costante il pubblico, coltivando la sua motivazione a sostenere (anche economicamente) l’organizzazione. Gli upload sites come Youtube e Flickr hanno poi consentito un ulteriore step, con la possibilità di comunicare in modo ancor più diretto e coinvolgente tramite la condivisione di video, fotografie, immagini.

Ma non è un mistero per nessuno che la vera rivoluzione, e non solo per le ONP, è arrivata con i social network, Facebook e Twitter in primis. Vita, il settimanale del non profit, ha dedicato la copertina del n. 37 del 23/09/2011 all’uccellino di Twitter con lo slogan “Follow me. Cambiare il mondo con un tweet”. E davvero questi strumenti hanno costretto le ONP a ripensare il proprio modo di comunicarsi e di comunicare. Tra “quelli bravi” spiccano Amnesty International, Unicef e Greenpeace che vantano una comunità di fan e followers molto influente (secondo klout.com) e che calibrano la propria presenza social secondo specifiche politiche di comunicazione, senza lasciare nulla all’improvvisazione.
Ma, diciamocelo, queste ONP godono di una grande popolarità off line ed hanno indubbiamente più risorse per costruire efficaci campagne di fundraising. Che dire invece delle piccole? Come si pongono dinanzi al web sociale?

Analizzo il caso Kara Bobowski: 31 dipendenti di cui 28 donne, due settori prevalenti di attività, quello assistenziale/educativo e quello dei progetti europei come Servizio Volontario Europeo e tirocini Leonardo da Vinci tanto per citare i più storici. Abbiamo un sito dal 2006 che dimostra tutti i suoi anni ma che, tutto sommato, i dati di Google Analytics non demoliscono totalmente. Certo c’è da lavorarci su, ma abbiamo la nostra community, piccola ma coesa, che ci conosce per nome e che apprezza il nostro lavoro. Realizziamo una newsletter mensile sulle opportunità di mobilità all’estero per i giovani, dove promuoviamo regolarmente anche le proposte dei nostri competitor. Siamo folli? Forse. Ma per scegliere di lavorare nel non profit forse è un requisito basilare. Abbiamo una pagina Facebook e, da settembre 2011, siamo anche su Twitter. Da un excursus fra “l’erba del vicino”, ovvero i nostri competitor più prossimi, sembriamo all’avanguardia. Fa un po’ ridere no?

Noi della Kara Bobowski non abbiamo grandi sponsor né testimonial famosi. Una campagna come Vogliamo Zero di Unicef rimarrà sempre e solo utopia. Il fundraising puro? Diciamo che non siamo professionisti del settore e forse nemmeno ci interessa diventarlo. Preferiamo collaborare con chi condivide gli obiettivi e il senso profondo dei nostri progetti, come stiamo cercando di fare con la nostra nuova creatura SUPER.M.A.N. (acronimo di SUPERmarkets Meets Accessibility Needs) nata per promuovere l’accessibilità dei supermercati del gruppo Conad Romagna-Marche alle persone con disabilità mentale. E’ l’ennesima sfida e noi l’accogliamo insieme ad alcuni spunti di miglioramento che vanno dal restyling del nostro sito alla realizzazione di un blog, dall’ottimizzazione del nostro servizio newsletter alla differenziazione della nostra voce sui social… e magari sperimenteremo anche il fundraising on-line. Chissà!

E’ vero che rispetto alla conquista del social web, e spesso anche del semplice web, le piccole e medie ONP sono un passo indietro rispetto alle grandi. E’ vero che la mancanza di risorse umane e finanziarie rende spesso impensabile l’idea di dotarsi di una figura che si dedichi a tempo pieno ai nuovi canali comunicativi. E’ vero che non possiamo contare su una grande notorietà e che probabilmente nessun grande sponsor si sognerà mai di appoggiare le nostre iniziative. Eppure anche noi abbiamo qualcosa di vincente da mettere in campo nel Web 2.0: crediamo in quello che facciamo e la motivazione ci supporta anche nei momenti no, abbiamo idee creative per sopperire ai budget limitati, abbiamo tante storie vere da raccontare, abbiamo il cuore che riscalda la strategia.

Quello del Web 2.0 è certamente un treno da non perdere per cui, piccole ONP, buttatevi nella mischia, siate voi stesse, comunicate chi siete e i vostri valori. La mia risposta all’interrogativo amletico iniziale è: “Il problema non è essere o non essere nel nuovo web. La cosa importante è che, se si decide di esserci, lo si faccia cum grano salis”.

Commenti