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Ogni estate, sotto i tetti di tegole rosse e di arenaria di Stanford, l’High-Performance Computing Army Research Center (AHPCRC) invita un gruppo di studenti universitari selezionati da tutto il paese per affrontare due mesi d’immersione nelle meraviglie dell’informatica avanzata.
Alcuni studenti universitari sono raggruppati in squadre. Qualcuno lavora da solo. A tutti gli studenti, affidati a dei mentori, viene assegnato un compito in vista di una sfida. Si trovano a competere, in stile “American Idol”, per la vittoria alla fine dell’estate.
La competizione è, in parte, resa possibile dalla collaborazione tra l’Esercito americano, numerose università e i partner industriali che compongono l’AHPCRC.

Adam Duran è uno di questi studenti universitari. Uno studente abile e fortunato. Egli, attualmente, frequenta l’ultimo anno accademico presso l’Università dello Stato del New Mexico. Lo scorso giugno, su suggerimento dei suoi professori, si è recato a Stanford. I suoi mentori erano Adrian Lew, un assistente professore di ingegneria meccanica, e Sohan Dharmaraja, dottorando in matematica computazionale presso la Stanford. “In origine, il nostro compito era quello di creare un’applicazione di riconoscimento di caratteri che utilizzasse una fotocamera su un dispositivo mobile – un telefono o un tablet – per trasformare pagine scritte in Braille in testo leggibile” ha dichiarato Duran. “Era una sfida affascinante, ma non è esattamente dove siamo finiti”.

Pesci più grandi

Ancor prima che Duran arrivasse per l’estate, Lew e Dharmaraja avevano contatti con l’Ufficio di Educazione Accessibile della Stanford, persone la cui professione è aiutare gli studenti ipovedenti a relazionarsi con il mondo consentendo loro di accedere a un’istruzione superiore. Era chiaro che c’erano “pesci più grandi da friggere”.
Un lettore di caratteri Braille sarebbe stato utile ai non vedenti, ma Lew e Dharmaraja sapevano che c’erano dei problemi logistici difficili da aggirare.
“Come fa una persona non vedente a orientarsi su una pagina stampata in modo tale che il computer sappia quale sia la parte superiore? Come può una persona non vedente assicurarsi della giusta accensione della pagina?”, si chiedeva Duran. “Inoltre, lo sviluppo tecnologico, sicuramente utile, giorno dopo giorno avrebbe limitato l’applicazione.
“Era un piacere, non un dovere”, affermava Dharmaraja.

Così i tre hanno iniziato a farsi domande. Questo accadeva ogni volta che inciampavano su punto debole.
“L’applicazione risolutiva non sarebbe stato un lettore, ma uno scrittore”, spiegava Dharmaraja.
“Immaginando che un non vedente si trovi in aula, come farebbe a prendere appunti?”, si domandava Duran. “Come farebbe ad annotarsi un numero di telefono trovandosi in strada?” “Queste sono le vere sfide che un non vedente affronta tutti i giorni”.

Ci sono dispositivi che aiutano i non vedenti a scrivere in Braille, a inviare un’e-mail e così via, ma questi sono essenzialmente portatili che costano, in alcuni casi 6000 dollari o più. Questo per un dispositivo dalle funzionalità limitate, al di là della digitazione in Braille naturalmente.

“Un comune tablet standard ha molte più capacità a un decimo del prezzo”, sosteneva Duran.
“Così abbiamo fatto due più due. Abbiamo sviluppato un table capace di scrivere in Braille, dichiarava Dharmaraja, “Un touchscreen per le persone che non possono vedere”.
Prima, però, il team di studenti e mentori ha dovuto imparare il Braille. Originariamente sviluppato per i militari francesi, il Braille è un codice relativamente semplice nel quale ogni carattere è costituito da una combinazione di sei punti – o rilievi, più precisamente – disposti in una matrice da 2 a 3. Il non vedente legge interpretando i rilievi attraverso l’utilizzo del tatto.

Come ogni calcolo matematico vi dirà, ogni matrice produce variazioni di due alla sesta meno uno, o 63 possibili caratteri. Questi 63 caratteri sono sufficienti per un alfabeto occidentale, più 10 cifre numeriche, con rilievi rimanenti a disposizione per la punteggiatura e alcuni caratteri speciali.
Nel corso degli anni, però, quei 63 caratteri sono stati rapidamente divorati tramite l’aggiunta di caratteri dalla modifica delle battiture, il totale è cresciuto e ora include simboli chimici, matematici e altri simboli.

La sfida

Uno scrittore Braille moderno si presenta come un portatile senza monitor e una tastiera con otto tasti sei per creare i caratteri più un ritorno a capo e un tasto per cancellare.
Duplicare una tastiera Braille su un touch-based tablet sembrava abbastanza semplice, ma ciò presentava almeno una questione non trascurabile: come avrebbe fatto un non vedente a trovare i tasti su una superficie piana, un pannello di vetro liscio e uniforme?
Dharmaraja e Duran hanno valutato diverse opzioni prima di arrivare a una soluzione semplice e intelligente. Non avrebbero creato tasti virtuali da trovare con i polpastrelli; avrebbero creato tasti in grado di trovare i polpastrelli. L’utente appoggia semplicemente otto dita sullo schermo e i tasti si orientano da sé verso le dita. Nel caso in cui l’utente si trovasse disorientato, gli basterebbe semplicemente alzare tutte le dita per resettare il sistema.

“Elegante, no?” asseriva Lew. “La soluzione è tanto semplice quanto bella”. “Divertente da vedere”.

Oltre una differenza di prezzo, il touchscreen offre almeno un altro vantaggio significativo rispetto a uno scrittore Braille: “Sono personalizzabili”, faceva notare Dharmaraja. “Possono adattarsi a utenti con dita grandi o piccole, più o meno ravvicinate tra loro, consentendo all’utente di utilizzare il tablet anche appeso al collo con le mani opposte come se suonasse il clarinetto”.
“Uno scrittore Braille standard non può fare tutto questo”, dichiarava il Professor Charbel Farhat, presidente del Dipartimento di Aeronautica e Astronautica nonché direttore esecutivo del programma estivo. “Questo è davvero un passo avanti per i non vedenti”.

Dimostrazione

Utilizzando una versione demo, Duran ha indossato una benda e si è posizionato davanti il touchscreen. Ha digitato un indirizzo mail in uscita e l’oggetto della mail. Poi ha scritto una delle più note formule matematiche al mondo, l’equazione di Burgers, e di seguito l’equazione chimica per la fotosintesi – roba complessa – il tutto scrivendo una nota per sua madre.
Per Duran, che ha uno zio non vedente, la gioia più grande era sapere una persona non vedente utilizzare la sua creazione per la prima volta. “Era così emozionante” ha detto “non posso descrivere l’emozione. Era eccezionale”.
Il futuro immediato, presenta alcuni ostacoli tecnici e giuridici da affrontare, ma un giorno, forse non lontano, i non vedenti e gli ipovedenti potranno usufruire di uno scrittore Braille portatile meno costoso, che sia portatile e capace di offrire una maggiore funzionalità rispetto a qualsiasi altro dispositivo concepito in passato.

AHPCRC è uno esempio eccellente di sensibilizzazione, che abbia seguito non soltanto tra gli studenti di scienze computazionali, ma che conduca tutti gli studenti verso ricerche applicabili alle esigenze reali, spiega Raju Namburu, manager dell’accordo cooperativo per AHPCRC.
Il centro affronta le sfide d’ingegneria e scienza più ardue proposte dall’Esercito, utilizzando l’informatica ad alta prestazione.
L’università di Stanford è il principale AHPCRC che opera con la supervisione del Laboratorio di Ricerca dell’Esercito.
Per quanto riguarda i suoi corsi estivi Farhat è ottimista: “Ricordiamoci, fa notare, “Questo era un progetto estivo di due mesi che si è evoluto perché alcune persone intelligenti si sono poste buone domande. Sono sempre stupito da quello che gli studenti sono capaci di fare durante questi corsi, ma questo caso era qualcosa di speciale. Ogni anno sembra presentarne qualcosa di migliore e più impressionante”.

Fonte: http://news.stanford.edu/news/2011/october/touchscreen-braille-writer-100711.html

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