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L’idea di questo post mi è venuta mentre sistemavo gli appunti presi durante il corso di social media marketing per le PMI che si è tenuto settimana scorsa presso MarketingArena.
La domanda che forse a più di qualcuno può essere sorta è la seguente: se domani dovessi propormi come social media manager per un progetto marketing di una PMI, da cosa devo partire?
Ho cercato di rispondere e rispondermi attraverso una serie di concetti indispensabili per chi vuole intraprendere questa avventura professionale…

Chi è il nostro cliente?
Troppo spesso (quasi sempre) ci si concentra solo sul committente del progetto cercando di renderlo “felice e contento” del progetto e perdiamo di vista il primo cliente al quale dobbiamo pensare… il cliente/mercato del nostro committente! Ciò che noi scegliamo di progettare deve interessare il target dell’azienda per la quale lavoriamo. Lo sforzo è chiaramente maggiore perché dobbiamo pensare di sviluppare le potenzialità ed i bisogni delle persone, ma il risultato è quello di andare a segno… A favore di questo ci sono senza dubbio contenuti di qualità, trasparenti e soprattutto autentici.

E adesso cosa racconto e come?
Per prima cosa la verità! Partendo da questo presupposto dobbiamo considerare che oggi parliamo a Persone (media sociali) e queste scelgono di leggere ed ascoltare ciò che davvero le interessa. Raccontare tutto, in maniera indifferenziata a tutti, fa perdere la componente sociale del progetto… scegliere lo stile giusto in base al nostro interlocutore oltre a doti quali l’empatia, l’educazione e la pazienza (in senso positivo!) fa, senza ombra di dubbio, la differenza. Si parla sempre più spesso di storytelling poiché oggi il marketing punta a narrare l’atto sociale del consumo costruendo l’esperienza. Più che spingere sul cosa produciamo forse interessa più il come… forse più che descrivere i servizi che noi offriamo, conta di più il modo attraverso il quale li proponiamo a te! Magari proposti su misura come fa un sarto o un artigiano…

Riuscirò a farmi trovare?
Qui la questione entra un po’ di più nel tecnico infatti chi studia marketing oggi sa benissimo che non ha più molto senso partire dalle classiche ricerche di mercato… infatti esistono strumenti di analisi potentissimi quali: KET (key external tools), Insights, etc che abbinati a conoscenze SEO e SEM danno un quadro completo relativo al nostro progetto potenziale. Quante persone cercano questa piuttosto che quella parola chiave, dove la ricercano e perché… per il social media manager le parole sono fondamentali e lo saranno nel futuro. Se vi va un aggiornamento cliccate qui!

Come posso “viralizzare” i contenuti?
La bravura sta nella creazione di una rete di relazioni più verticale possibile… spesso si cerca di creare un gruppo di conoscenze simili o del tutto uguali ma questo può creare qualche difficoltà; infatti i nostri committenti potrebbero (sicuramente!) operare nei settori più disparati. Vige la classica regola pochi ma buoni, anzi verticali! Quelli che vengono spesso definiti Influencer… A questo punto il passo successivo è quello di arricchire la relazione basandosi su reciprocità, etica e condivisione.

Effetto Long Tail????
Grazie ad Anderson abbiamo capito che, soprattutto nelle iniziative in rete, le regole classiche dell’economia non funzionano o meglio la massa in rete non conta. Esistono nicchie, gruppi, comunità e tribù che conversano sulla base di linguaggi, rituali e modalità di comportamento propri. Cerchiamo proprio questi gruppi e offriamo a loro i nostri contenuti! “Grazie ai media digitali, circola maggior denaro nella coda rispetto alla testa e quindi i prodotti/servizi di nicchia avranno molte più possibilità di profitto”; per questo bisogna sapersi adattare ascoltare ed avere un alto grado di specializzazione. Chiaramente questi ultimi aspetti valgono tanto online quanto offline.

Quali e quanti strumenti?
Difficile rispondere a questa domanda perché dipende dal tipo di progetto e prima ancora dagli obiettivi dello stesso. Di certo possiamo partire da ciò che il cliente possiede: sito web, corporate blog etc… agendo su questi strumenti mettiamo le basi per la creazione di una cultura digitale interna. La strategia successiva è quella di lavorare verso l’esterno cercando di guadagnare la fiducia degli influencer, delle community e del blogger specializzati nel settore di interesse. Va sottolineata l’importanza di fidelizzare i nostri fans, le persone che ci seguono e conversano con noi… attuare una continua ed esasperata ricerca della quantità può rivelarsi un boomerang rapido e devastante! La qualità in rete viene sempre premiata e saranno proprio gli altri a parlare di noi.

Come capisco se sto facendo un buon lavoro?
Ascoltare, scegliere e saper interpretare le giuste metriche e soprattutto avere molta pazienza poiché i risultati di un buon lavoro hanno bisogno di tempo per arrivare. Il medio/lungo periodo è l’arco temporale corretto per valutare questo tipo di progetti… La bravura di un social media manager forse sta proprio nell’educare il cliente a questo concetto. Non esistono strategie “tutto e subito”! La nostra reputazione, sia essa offline che online, è l’indice in base al quale possiamo renderci conto di molte cose…

Stiamo parlando di progetti che coinvolgono la rete sociale, non gli strumenti tecnologici, quindi capito questo, al mondo non esiste nulla di più variabile, strano, contorto, impossibile da misurare ma estremamente affascinante come le persone per le quali e con le quali instaurare relazioni.

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