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L’uomo è un animale sociale: vuole e cerca relazioni.
Per dimostrare la correttezza dell’assunto, senza scomodare Facebook e Twitter, basta pensare alla nostra innata curiosità. Quella che proviamo quando la finestra dell’ufficio ci mostra scorci di scrivanie altrui, quando al lavoro ci chiediamo irritati: «Cosa stanno facendo?» se al piano di sopra spostano l’arredo, o semplicemente quando siamo attirati dalla voce (un po’ troppo alta) del collega che discute.

Viviamo quotidianamente a contatto con l’altro, ma non siamo in grado di sfruttare appieno la nostra rete sociale per massimizzare la produttività e reinventare l’uso degli spazi lavorativi in base agli effettivi bisogni. Due anni fa, da questa constatazione è nato SATKCD, una piattaforma con triplice obiettivo:

  1. Appagare la necessità di socialità umana;
  2. Unire domanda e offerta attraverso il dialogo;
  3. Ottimizzare l’uso degli ambienti d’ufficio in funzione delle esigenze contestuali.

Detto in altri termini, STACKD vuole sviluppare al massimo il potenziale del luogo in cui siamo costretti, per la maggior parte del nostro tempo, giorno dopo giorno.
Il “gioco” è molto semplice. Si parte da una mappa che mostra le regioni degli edifici iscritti – e identificati con il loro indirizzo d’ubicazione – in tutto il mondo.
Una volta selezionato quello d’interesse, cliccandovi sopra, è possibile venire a conoscenza delle diverse aziende che vi hanno sede. Nel proprio profilo ognuna di esse ha specificato il settore d’occupazione, ciò che può offrire e ciò chiede in funzione degli scopi. Una volta individuata quella che fa per noi si può entrare in contatto (previo log in) attraverso email, oppure in una finestra sovrastante dando inizio a un botta e risposta. Si sceglie quindi se limitarsi a sfogare la propria voglia di far conoscenze (magari proprio del nuovo arrivato che vediamo dalla finestra) oppure sfruttare l’opportunità per creare nuovi businesses.

Gli oggetti di scambio? Dal cercasi web designer o fotografi, al bisogno di vendere una sedia, informarsi su quando i vicini avranno una sala conferenze libera, ottenere consigli su dove portare il capo a pranzo, oppure, volendo essere del tutto sinceri e seguendo l’esempio di Leanne Marshall Design, chiedere semplicemente soldi in cambio di idee.

La piattaforma è nata nella città delle opportunità per antonomasia, New York, e vorrebbe offrire la possibilità di moltiplicarle. Tuttavia per raggiungere l’obiettivo c’è un presupposto: la predisposizione e il desiderio di cambiare le convenzioni assodate nel mondo del lavoro, per lasciare spazio a forme di coworking.

Purtroppo dall’apertura a oggi, STACKD non sembra aver attecchito. Forse perché ancora si è restii al cambiamento di mentalità che i suoi fondatori auspicavano, o forse solo perché la realtà lavorativa di due anni fa era differente da quella attuale.
Oggi – nell’era in cui ci dicono che il lavoro deve essere inventato, che dobbiamo dar sfogo alla nostra creatività, che dobbiamo noi stessi ripensarci – il coworking è verosimilmente una delle soluzioni papabili per respirare un po’.

Dato che non sempre è possibile usufruire di spazi fisici di condivisione, perché allora non usarne uno virtuale?
D’altra parte, una piattaforma come quella di STAKCD – investendo sulla costruzione di una rete attraverso i social network già penetrati e pensandola in maniera più strutturata sull’uso che ne fanno gli utenti – ci permetterebbe non solo di assolvere al meglio il rapporto tra domanda e offerta, ma anche di misurare i trend di mercato scongiurando, una volta per tutte, l’idea apocalittica che dire virtuale significa fuggire il reale.

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