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L’azienda protagonista di questa torrida estate? Google, senza ombra di dubbio. L’aria di Mountain View, a quanto pare, ossigena e cosparge per tutto il suo territorio d’azione semi di floride idee.
L’ultima novità per l’Italia è Noi, L’Aquila progetto di crisis response con cui Google Italia – come spiegano in questa intervista Laura Bononcini (Senior policy analist) e Giorgia Abeltino (Policy counsel) – vuole contribuire alla ricostruzione della città per identificare, grazie al contributo attivo dei cittadini, gli strumenti e le azioni più adatte alla sua ripresa.

Si vuole riportare l’attenzione a una situazione retrocessa nell’elenco delle priorità, mettendo a disposizione tutta la tecnologia aziendale.
Da un lato si usano servizi già consolidati come Google Maps e YouTube. Dall’altro vi è l’applicazione di SketchUp e Building Maker, 2 strumenti di modellazione che permettono la costruzione tridimensionale di edifici.

Il risultato è una piattaforma che ruota attorno alla mappa virtuale di L’Aquila in cui tutti gli utenti, cittadini e turisti, possono lasciare pillole di ricordi in video, commenti e immagini per raccontare il loro vissuto.
In questa occasione il virtuale sfocia nel reale. In centro città infatti è stato collocato un Infobox – costituito da 2 LCD con la descrizione del progetto e 6 postazioni PC con accesso wireless al web.

Lo scopo è duplice:
garantire visibilità all’iniziativa promuovendo la partecipazione;
– creare un luogo di aggregazione sociale e condivisione della memoria.

Rispetto a un tradizionale geoblog, l’uso di strumenti di modellazione evita di trasformare la piattaforma in un cimitero della memoria per orientare lo sguardo al futuro e permettendo a ognuno di poter figurativizzare la propria idea di città.
Inoltre con l’Infobox si importa la virtualità nel tessuto urbano su cui si deve agire, ampliando così il bacino d’utenza limitato dalla diversa attitudine di accesso alla rete.

Abbandoniamo ovviamente l’ingenua idea di una qualche forma di filantropismo. Tale mossa è un perfetto paradigma di CSR che ha importantissimi ritorni sull’immagine aziendale: per quanto multi-nazionale possa essere, Google cerca di assistere comunità locali rese inermi da catastrofi.
Di certo c’è che il progetto è diventato un vero e proprio modello globale per gestire situazioni di disastro naturale analoghe tanto che lo stesso Giappone vi si è ispirato per la creazione della piattaforma Miraikioku.

Potete trovare il video con la presentazione del progetto a questo link.

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