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Sono convita che la più grande differenza tra pensiero italiano e statunitense sia un passatismo nostrano contro una nostalgia concreta di futuro.

Lo sono ancora di più ora che ho navigato in “50 Ideas for The New City”, una delle risposte che New York dà a sè e ai suoi cittadini per affrontare le sfide che la crisi economica ha imposto da tre anni a questa parte. Gli ingredienti sono pochi, ma il segreto della ricetta è l’accuratezza nella loro miscela.

C’è una città incapace di rispondere a nuove esigenze; c’è l’albo degli architetti che crea il sito Urban Omnibus per parlare di design e New York con uno scopo: «re-enchant the urban environment as a landscape of possibility, a realm of action and intention, and a place that represents — and deserves — a long and evolving history of creative ideas»; ci sono cittadini e professionisti di vari settori – giornalisti, studenti, artisti, designer, attivisti – con bisogni e punti di vista diversi per far rinascere la loro città; c’è il Festival delle idee promotore delle 50 idee raccolte (in due anni) su Urban Omnibus – e articolate in progetti che ne illustrano la prossima realizzazione – frutto della mente dei newyorkesi.

Il tutto condito dalla sinergia tra forme di marketing tradizionali e innovative. Da una parte si ribaltano le tattiche di marketing ubiquo sostituendo alle classiche affissioni pubblicitarie esposte su vetrine, recinzioni, muri, autobus, taxi e qualsivoglia barriera architettonica, poster dal design innovativo che sintetizzano le idee scelte e analizzate dagli architetti. Dall’altra tutti i cittadini sono invitati a lasciarne di nuove in un blog usato effettivamente come tale: con gestori che si preoccupano di rispondere a chi interviene, aggiornando gli utenti sui progressi. Relazioni mantenute e rafforzate attraverso account Facebook, Twitter e Flickr.

La forza del progetto sta nell’essere sviluppato in maniera radiale a partire da un centro, il sito Urban Omnibus, avvalendosi di tutti gli strumenti e tutti i canali ad oggi a nostra disposizione, per raggiungere interlocutori differenti.

Urban Omnibus è l’esempio riuscito non solo di dialogo con la cittadinanza – che rispetta la reciprocità inscritta nel suo significato – ma di una comunicazione semplice ed efficace per politiche pubbliche bottom up. Uno strumento che dimostra come parlare di questioni complesse come “ Support diverse Economy”, “Use natural systems to support the city’s infrastructure”, “Invest in culture where culture happens” sia possibile grazie alla mediazione della rete.

Nell’era digital è sufficiente allora un semplice click, e una nostalgia (vera) di un altro futuro, per trasformare macchiette-slogan in progetti, colmando il vuoto di spiegazioni, trasparenza e chiarezza che ci investe.

In Italia la rete si inserisce tra territorio e cittadini con i Geoblog, piattaforme che usando Google Map danno la possibilità ai proprio utenti di scrivere storie, ricordi, emozioni nei punti del tessuto urbano dove sono state vissute. Far rinascere i luoghi della memoria: questo il loro scopo.

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