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Ci sono poche certezze oggi. La crisi della relazione tra spazio urbano, cittadini e istituzioni pubbliche è tra queste. Aggiungerei anche un allontanamento di buone fette di popolazione da alcuni settori culturali ormai tristemente nicchie: teatro, balletto e arte contemporanea – per fare qualche nome – sono espressioni cancellate dal nostro vocabolario.

Quale soluzione adottare se non quella di integrare la cultura nella città? Sembra retorica, ma pensandoci bene finora hanno goduto di vite parallele, solo tangenziali in qualche occasione.

Mi spiego. Ciò che intendo lo ha realizzato la Stockholm Royal Opera che ha trasformato la mappa della metropolitana cittadina in un percorso emozionale dove ogni stazione è stata rinominata con un’emozione alla quale corrisponde un brano di opera lirica. Il viaggiatore cosa fa? Dal sito Welcome to the Emotional Planner seleziona il sentimento di partenza, quello d’arrivo e, automaticamente, ottiene una playlist musicale da condividere via social network o scaricare e ascoltare durante il suo tragitto quotidiano. D’altra parte la durata della sequenza corrisponde esattamente a quella del viaggio, cambi di treno inclusi.

Cosa centra questo con ciò che auspicavo poco sopra? Semplice. L’iniziativa è promossa portando fisicamente ballerini e cantanti laggiù nel sottosuolo, in ogni stazione: «By living people the opportunity to experience opera in a simple way we made it a easier step to visit the real opera».

Quali sono gli effetti di questa ventata di cultura fuori dai palazzi? Rottura con lo stress quotidiano e sorrisi proprio là sotto dove i pendolari ogni giorno combattono contro affollamenti, ritardi e paura d’attentati. La percezione di una città più vivibile – con la probabilità di staccare qualche biglietto in più per l’Opera – e, come dimostrano alcuni studi di psicologia ambientale, di modificare i comportamenti che i cittadini stessi hanno verso il proprio spazio urbano.

Il connubio tra arte, musica e metropolitana non è nuovo. Nel 2006 la London Underground aveva annunciato musica classica per placare gli animi violenti e stressati attestando immediatamente un drastico calo di incidenti e comportamenti aggressivi. Inoltre giù nella Tube sono state portate anche opere d’arte contemporanea per: «enriches the Tube enviroment and our customers’ journey experience».

In Italia ci ha provato in primis Milano, qualche anno fa, con Mozart in metropolitana, ma il potere della musica è considerato più per l’influenza che ha sui comportamenti d’acquisto. Un peccato, perché si parla tanto di voler cambiare tutto e ci si dimentica della centralità che le note hanno avuto per promuovere le trasformazioni radicali della società.

Vi consiglio di investire due minuti per il video che presenta l’Emotional Planner 😉

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