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Prima di parlare ringrazio. Devo moltissimo a Jacopo Pasquini (Doctor Brand) e Daniele Vinci, due ragazzi (e due professionisti) eccezionali la cui personalità positiva completa una competenza di eccellenza. Grazie davvero ragazzi, parlerei di amicizia sincera più che di rapporto di stima.

Veniamo a noi, la presentazione di ieri al PmiCamp è stata una bellissima esperienza, “scortato” da un’apertura mattutina di grande valore (c’era anche Tommaso Galli), ho avuto modo di raccontare la mia visione del social media marketing, proprio come la vedete alzando gli occhi verso l’integrato slideshare. Quando ho creato marketingarena avevo un sogno, quello di capire. Ieri in sala c’era molta gente voleva capire, la grande domanda è “come si fa?“, come si fanno i soldi coi social network? Come si crea quella strategia di cui tanto parliamo? Come si risponde a un commento negativo?

Quello che le persone ci chiedono non è di magnificare le rese, i ritorni, le qualità del social media marketing, vogliono capire cosa fare, come farlo e come muoversi. Ben vengano quindi i numeri e le prime (non più timide) “nuove parole 2010” come foursquare e gowalla, ma cosa va fatto operativamente? La mascotte della giornata è una signora (qui il suo agriturismo) che ha avuto lo spirito per alzare la mano e dire “ho 20 fan, che me ne faccio?“, un inno all’operatività e alla richiesta di soluzioni.

Da parte mia ho cercato di raccontare quello che so e quello che le piccole e medie imprese possono davvero fare, eliminando le “scuse” che bloccano le aziende: non si è mai troppo piccoli, non è vero che manca il tempo e non è poi cosi difficile implementare quanto abbiamo raccontato, servono di certo volontà, passione e sforzo ma la PMI non ha scuse, e lo sa. Mi ha colpito molto l’interesse del pubblico verso tematiche come il commento negativo sui social media e la sua gestione, su questo resto dell’idea che il social media marketing è una tagliola in cui la semplicità promozionale (autoreferenziale?) è equilibrata dal “non poter sbagliare”, se ci pensiamo in tv possiamo imporre la nostra visione, on line invece il rischio è quello che qualcuno non sia d’accordo, e lo gridi al mondo. Bisogna quindi essere pronti a raccontare una storia, nel caso del turismo certi anche della qualità della propria offerta (pulite le camere, la serp si pulirà da sola). Statisticamente non possiamo considerare gli outliers, utenti “incazzati col mondo” e pronti al giudizio che forse vendicano col coltello dalla parte del manico lo strapotere che le aziende hanno esercitato nei loro confronti in passato.

Oltre ad una bella giornata di sole, porto a casa la convinzione che i social media sono sempre più infrastruttura al servizio dei progetti delle persone, ottimo in questo senso l’intervento di Alessandro Prunesti e da seguire l’idea Alberto D’Ottavi e socio. Su tutto, complimenti al pmicamp, esperienza da ripetere.

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