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Un interessante articolo comparso recentemente su corriere.it racconta un fenomeno nuovo, il downshifting. Subito la definizione del fenomeno, nato in Australia e detto anche Sea-Changing, riassumibile in una filosofia di questo tipo: Dal Guadagnare di più per vivere meglio al guadagnare di meno per vivere di più..

Scelta da parte di diverse figure di lavoratori di giungere a una libera, volontaria e consapevole riduzione del salario, bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (wikipedia)

Il fenomeno è piuttosto importante in termini di numeri tanto che si stima che nel mondo siano 16 milioni i 25-45enni pronti al cambio di vita, poche ma importanti le regole per “riappropriarsi del proprio tempo”, su tutte una scelta di vita spesso lontana dalla grande città e più vicina a contesti rurali, ecco perché queste persone sono anche dette “neo rurali”. Se l’italiano oggetto dell’articolo, Simone Perotti, ha scritto un libro dal titolo “adesso basta” noi di marketingarena (evidentemente molto interessati al fenomeno 🙂 avevamo già tracciato una filosofia simile dando conto del testo “la libertà come stile di vita” e personalmente acquistando realmente come consigliato per il primo passo verso la libertà un ukulele per la disperazione dei vicini, ancora troppo poveri di spirito per comprendere..

Dal gioco alla realtà, il downshifting è una complessa attività che sicuramente implica scelte forti visto che l’assenza di stipendio non è un fattore banale e la presenza di una famiglia è un fattore più di ostacolo che facilitante.

A margine dell’articolo è interessante anche il dibattito che si è sviluppato, un commento per tutti

Quando leggo storie di gente che IN ITALIA lavora in società di consulenza, banche d’investimento, società di revisione, ecc…francamente mi viene da ridere. A Londra o NY c’è una certa “razionalità” nel lavorare in tali aziende: sgobbano 80 ore a settimana (per davvero), spesso non hanno weekends, massimo 15 gg di ferie all’anno. PERO’ hanno bonus che già a 30 anni sono nell’ordine di centinaia di migliaia di dollari. I più bravi intorno ai 35 anni arrivano al livello MD (managing director), un livello al quale ottengono bonus MILIONARI. E non parliamo di casi eccezionali, se uno entra in quelle realtà è una possibilità concreta. In altre parole vendono la propria vita ad un’azienda, ma a caro prezzo, con stipendi da calciatore di serie A. Diventano RICCHI, non solo “benestanti”. Si tratta quindi di una scelta di vita, che uno può voler fare o meno, a seconda dei propri gusti. IN ITALIA INVECE, nelle filiali milanesi o romane di società di consulenza, banche d’investimento, ecc… intorno ai 35 anni si arriva a malapena a 3-4000 euro al mese, e lavorando 16 ore al giorno (sì, esatto, fino all’una). Il mio dentista lavora max 8 ore al giorno, ha lo studio di proprietà e come minimo guadagnerà 300K all’anno. Non ha avuto bisogno di rinunciare al denaro in cambio della qualità della vita, ha ottenuto entrambi. Idem per notai, medici e farmacisti. In Italia la “corporate career” NON PAGA, neanche con lauree ed MBA. Qui i soldi si fanno solo con le attività in proprio.

Sono sostanzialmente d’accordo con chi ritiene che il vero downshifting non esista o sia molto complesso, vedo però molto più raggiungibile un mix di “lavoro vero old style” e nuova micro imprenditorialità (Vladi Finotto racconta su FirstDraft il primo caso di Osteria senza Oste ma credo che la gestione di un campo da tennis o la produzione di 200 bottiglie di vino l’anno possa sostanzialmente dare le stesse soddisfazioni), il downshifting è sostanzialmente una mentalità che include il consumare meglio per vivere più ore di quel tempo libero che tutti bramiamo, se poi in un giorno 5 ore di lavoro vero toccano non possiamo di certo farci nulla ma una volta spento , il telefono non suona più, bisogna solo avere il coraggio di farlo..

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