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fashion.jpgVolete sapere come funziona il Fashion System? Perché quest’anno tornano gli anni Ottanta con quelle orribili spalline? Chi crea le tendenze? Vi accontento subito! Ve lo ricordate “Il diavolo veste Prada”? E Miranda Priestly? Copia più o meno fedele della caporedattrice di Vogue, Anna Wintour? Bene! Nel film la direttrice di Runway, influente rivista di moda, ce lo spiega con queste parole: “Tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent se non sbaglio a proporre delle giacche militari color ceruleo. […] E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l’hai pescato nel cesto delle occasioni. Tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda quindi in effetti indossi un golfino che è stato selezionato per te dalle persone qui presenti… in mezzo a una pila di roba”.Così in effetti ha funzionato negli ultimi cento anni della storia dell’industria della moda. Persone come Miranda Priestly selezionavano, nella magia e nella suggestione delle catwalk di Parigi, Milano e New York, le proposte degli stilisti che sarebbero finite nei nostri armadi. Influenzando i retailers, consumer-oriented. E definendo di fatto, anno dopo anno, le tendenze.Lo so, sarà la milionesima volta che lo leggete ma … sì, ancora! Con i Social Media qualcosa è cambiato. Per forza, la relazione tra designer e consumatore tradizionalmente mediata dagli influencer (come Anna Wintour e compagnia bella) è stata stravolta dall’entrata in campo di piattaforme come Facebook, Twitter, Flickr, YouTube e altri canali di social shopping, come www.latesttendencies.com, www.stylehive.com o www.stylecaster.com. L’aggiunta di questo nuovo potente canale di comunicazione tra lo stilista e colui che di fatto indosserà la sua creazione rappresenta una sfida particolare per quel mondo a cui la cultura della trasparenza non è mai piaciuta un granché. Rivelare la nuova linea in anteprima, infatti, rappresenta un azzardo. Mantenere esclusiva la propria creazione è quasi una necessità che però deve fare i conti con il rischio di mancare la scena … online! Come fare allora? Come ha fatto la fashion designer americana Tory Burch ad esempio. Un bel contest in uno dei più sensazionali e divertenti siti di social shopping: www.polyvore.com. La gara consisteva nel creare un collage ispirato a Venezia con i capi della sua ultima collezione con l’opportunità di vincere vestiti e vacanza. Grazie a questa campagna Tory Burch è subito diventato brand n° 1 del sito e ha potuto godere di una particolare attenzione da parte degli influencer che popolano questo genere di community.Tra l’altro, detto tra noi, Polyvore è davvero fico! Donne e fashion addice visitatelo! Io mi sono pure iscritta e “ogni tanto” mi diverto a creare i miei migliori collage che, se apprezzati, vengono votati dagli altri utenti.Dunque, tornando a noi, la ragione per cui forse quest’anno finirete per indossare quelle odiose spalline anni Ottanta non sarà solo perché è uno dei dettami di Vogue ma magari anche perché quelle vaporosissime spalline saranno state definite really cool dalla community. Bleah!

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