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Contenuti a pagamento, ci risiamo. Questa volta è il sole24ore a dare conto dell’uscita di Murdoch sull’insostenibilità dell’attuale modello di revenue basato sui contenuti. Si legge:

Il 7 maggio il fondatore della News Corporation lo ha detto chiaro e forte: l’era delle news gratis deve finire, è un modello di business insostenibile che non fa bene né ai bilanci delle aziende (nel primo trimestre gli utili del gruppo di Murdoch sono scesi del 47% a 755 milioni di dollari), né alla qualità dell’informazione.

Sarò volutamente provocatorio, dato per assodato che il modello dei ricavi nella fase di transizione dall’editoria cartacea all’on-line è insoddisfacente, e dato per assodato che i contenuti gratuiti rappresentano un problema, siamo cosi sicuri che a fare la differenza non siano i costi? Sono profondamente convinto che il grande vantaggio “competitivo” dei giornali cartacei rispetto alle testate on line e ai blog sia dato dal dominio del canale distributivo e non dalla qualità del contenuto. A mio avviso la casta del giornalismo è oggi talmente sopravvalutata da non poter più essere sostenibile e concorrenziale. Non è un problema di diritto d’autore come sostiene l’Fnsi, ma è un problema di informazione professionale. La verità è che oggi i free press, i giornali di annunci, i quotidiani, i periodici di divulgazione specialistica sono sostituiti e sostituibili con blog, testate e contenitori assolutamente professionali e spesso, penso al caso forumgt per il mondo del seo, veri e propri poli di conoscenza altrove non rintracciabili. Come la mettiamo? In questo contesto il modello meritocratico imposto da google è lo stesso della tv generalista, chi fa più audience = più traffico = più click, guadagna di più, punto e stop. La realtà è che l’audience è in mano a tecnici del seo e copywriter esperti, ma non per forza giornalisti, e non mancano i blog e siti dove imparare a scrivere.

Abbiamo anche chiesto un parere ad un esperto, Riccardo Scandellari, tra i fondatori del progetto estense.com:

la gestione di un quotidiano on line costa infinitamente meno rispetto ad una testata cartacea, si può evitare il costo per i locali della redazione, non c’è l’impaginazione del giornale e si risparmia la stampa, inoltre c’è un più elevato turn over di giornalisti giovani e si possono ospitare e mixare anche contenuti generati dagli utenti, il tutto senza soffrire in termini di raccolta pubblicitaria visto che il contenuto prodotto ha comunque elevati standard qualitativi certificati dal gradimento degli utenti, estense.com ad esempio è oggi il terzo quotidiano di Ferrara.

Sono ben felice di non essere un giornalista, di questi tempi, paradossalmente uno degli asset che rimangono ai professionisti dell’informazione è il tempo per andare a cercare la notizia (e si tengano stretti quei fotografi che si portano appresso perché la notizia la raccontano). Oggi l’informazione è fatta dalle persone, più brave dei professionisti a produrre notizie, ed anche i canali di diffusione sono cambiati.. vedo più spazio per i tecnici prestati alla parola che per i parolieri che raccontano la tecnica, ecco spiegata la buona riuscita del modello a pagamento per il wall street journal.

Il modello dei contenuti a pagamento non mi convince, ben vengano lo sport, i film o la musica (contenuti “complessi” o iperspecialistici) ma la parola e le news, facilmente replicabili, dovranno forzatamente trovare una propria sostenibilità basandosi sui ritorni pubblicitari, come a dire “assumete commerciali, non giornalisti“. Attenzione inoltre ai contenuti tecnici prodotti gratuitamente con altri fini, un blog di finanza potrebbe essere molto specialistico ma gratuito per promuovere il broker che lo tiene, oppure un’azienda potrebbe ideare un giornale della casa per poi vendere mobili etc… Come la vedete?

In questi momenti tornano utili le guide, l’economia della conoscenza è una di queste.

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