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«Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa da fare. Io non starei con le mani in mano» questa è stata la frase pronunciata dal nostro Presidente del Consiglio a Napoli, in occasione dell’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra.

In effetti sì, sarebbe auspicabile ma fino a ieri non sono rimasta stesa al sole con una spiga in bocca a riflettere sull’infinito.
Per correttezza devo ricordare che la frase va inserita in un contesto più ampio sulla base del quale ognuno è libero dare la propria interpretazione. La polemica politica non rientra nelle mie intenzioni, tantomeno fra i miei interessi. Ma non posso nascondere che parole come queste, contestualizzate o meno, suscitano in me una certa ilarità. Soprattutto alla luce della voglia di reagire che osservo in me ed intorno a me. E non parlo dei piccoli e medi imprenditori del nostro territorio, che sanno già il fatto loro. Non mi riferisco nemmeno ai 300 operai in cassa integrazione della Fincantieri o i 190 della Moto Guzzi, giusto per citarne alcuni. Per quanto questa crisi stia colpendo tutti, io guardo il mio. E ciò che vedo è una totale, demoralizzante e, quasi, ridicola mancanza di prospettive per chi ha investito su sé stesso ed il proprio futuro. Una mole enorme di cervelli attivi e pensanti inutilizzati, sfruttati o lasciati emigrare.

Quel che è peggio che non è tanto la crisi a preoccuparmi ma tutto il pantano degli irremovibili su cui sprofonda inevitabilmente la meritocrazia, tutte quelle porte blindate da un sistema assolutamente auto-referenziale, la paura di farci provare e di darci fiducia. Sguazziamo in una crisi sistemica per cui se non sei nato 30, 40 o 50 anni fa sei fuori, se non hai un’amicizia particolarmente influente puoi ripetere quei test quante volte vuoi che tanto ottieni solo il risultato di andare ad investire quei pochi soldi che ti ritrovi in un’analista. La gerontocrazia con la sua raffinata arte oratoria si riempie la bocca con parole come “futuro”, “spazio ai giovani d’oggi”, “cambiamento” e intanto non si schioda da quella sedia. Come se non bastasse, l’esercito dei raccomandati intasa il sistema mentre tu sei lì ad elemosinare l’ennesimo contratto a progetto. È frustrante rimanere in prova una vita intera, com’è frustrante non avere nessuno che investa su di te, che creda in questo benedetto capitale umano. Dice bene Beppe Severgnini quando su Italians scrive: “le università alle famiglie dei professori, gli appalti agli amici dell’assessore, la politica nelle mani di sei persone. Chi dice che in Italia le privatizzazioni non funzionano?”.

La verità è che oggi la strada non ce l’ha spianata e non ce la spianerà nessuno. Sta noi e solamente a noi dimostrare il nostro valore. Questo contesto così poco incoraggiante rappresenta la sfida che decreterà o meno il nostro successo. Dobbiamo continuare a prepararci, a formarci un’opinione, a studiare anche dopo l’università. E questo non può essere più un hobby, o comunque un qualcosa in più, bensì un dovere. Se le aziende non hanno il coraggio, o semplicemente ora non è il momento, di investire su di noi allora lo dobbiamo fare da soli. Oggi abbiamo la fortuna di accedere alla conoscenza mondiale attraverso la rete; è un’opportunità, secondo me, da non sottovalutare (uhm..sento molto Rullani nelle mie parole!!!) e da coltivare.

Vi lascio con una piccola chicca. In questi giorni è stato lanciato in rete Lay-off, un videogame prodotto da Tiltfactor, una software house indipendente, che collabora con la New York University nell’ideazione di videogame sviluppati per spiegare le dinamiche sociali (come la crisi economico-finanziaria). Il protagonista del gioco è un amministratore delegato che deve riuscire a salvare il suo gruppo dalla bancarotta. Per farlo deve liberare risorse e quindi dare il ben servito al maggior numero di dipendenti. Più se ne mandano a casa, più aumenta il risparmio dell’azienda e maggiori sono le possibilità di ottenere credito dalle banche. Per “licenziare” i dipendenti, disposti in una griglia, il giocatore deve riuscire ad allinearne almeno tre di simili. Ma fare una scelta non è così semplice e così ogni volta che si decide eliminare una persona appaiono tre righe che raccontano la sua storia. Divertente quanto spietato e cinico! Visto che eravamo in tema …

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