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Dalla seconda fatica dell’autore del libro “l’ozio come stile di vita” e promotore di un sito web chiamato “the idler” (l’ozioso) non si poteva di certo attendersi un inno al lavoro, Tom Hodgkinson conferma le attese con la libertà come stile di vita una filosofia con la quale si può essere o meno d’accordo, ma che di certo farà pensare. Hodgkinson accusa l’economia moderna ed attacca i puritani e i capitalisti, al grido di “sii bohémien” incita a ricominciare a vivere partendo dalle cose semplici e dalla natura, staccandosi dalla materialità e dallo spreco.

Il bello del pensiero dell’autore e del movimento da lui capeggiato sta nell’assoluta pro attività e nella difesa di atteggiamenti, come la creatività, che spesso ritroviamo nelle persone e nelle imprese “con una marcia in più”. Comprare un ukulele (strumento musicale) o fare il pane possono sembrare attività lontane dal nostro stile di vita ma è proprio nel ritorno ai gesti semplici che risiede la vera felicità, il trucco non sta nel vedere il bicchiere mezzo pieno ma nel dimezzarne le dimensioni per avere davvero un bicchiere pieno, spendere meno per avere di più ad esempio comprando oggi videoregistratori e macchine fotografiche a rullino perfettamente funzionanti e molto divertenti ma reperibili con pochissimo denaro. Hodgkinson ammira i movimenti punk e la permacultura, le comunità aperte e gli squatters (persone che occupano abusivamente le case per viverci) ma ha il pregio di non essere un estremista votato alla protesta, ha cambiato realmente la propria vita e ci racconta come ha fatto. Il re degli oziosi ci ricorda che è i cattivi non sono sempre quelli che crediamo cattivi (il terrorismo è un problema mediaticamente gonfiato, forse politicamente sfruttato), che la maggior parte dei medicinali sono placebo e che le limitazioni delle libertà personali sono principalmente finanziamenti e mutui, ci incoraggia ad usare la bicicletta vendendo l’auto e a divertirci come de dovessimo morire domani (smetti di votare, butta via la tv, dai un calcio alla carriera, usa le mani, scegli la frugalità sono solo alcuni dei consigli contenuti nel testo).

Grazie alle testimonianze di molti studiosi del passato e filosofi Hodgkinson ripercorre l’arte e la storia delle città tanto ammirato dalla magnificenza della Firenze del passato quanto offeso dalla banalità e dal grigiume della Londra di oggi, dicendosi costretto a ricercare nei mercatini di periferia quelle facce sorridenti e quegli artigiani ancora all’opera che danno senso alla vita di ognuno di noi. E’ indubbio che la ricerca dell’ottimo e della specializzazione hanno tolto qualcosa all’unicità delle esperienze di vita e di consumo, la libertà come stile di vita incoraggia a vivere circondati dalla creatività, la stessa creatività che ha reso grandi molte nostre realtà imprenditoriali che si confermano vincenti anche grazie alla capacità di lavorare per le persone più che per gli azionisti, alle dimensioni, alla qualità del prodotto e soprattutto ad una umana nostalgia dei tempi passati ed ad una ricerca della tradizione che rendono uniche anche le aziende più innovative. Per difendersi dalla banalità e difendere la creatività italiana è forse lecito allontanarsi da stime e indicatori per proporre un modello diverso e già visto in passato che però oggi ci troviamo a rimpiangere. La libertà non è stare sopra un albero, cantava Gaber, la libertà è partecipazione, diciamo da tempo che imprese che partecipano ad un progetto più grande (la rete) mantenendo i propri ideali, tradizioni e non piegandosi alle pure regole della convenienza avranno comunque un futuro significativo, Hodgkinson ci invita a riscrivere questo futuro anche come persone guidati dalla convinzione che un lavoro che ci piace non è un lavoro, utopia o lungimiranza?

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