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Una sera sono uscita con un ragazzo e per fare la fighetta, non solo l’ho portato in un baretto super chic ma ho voluto esagerare ed ho pure ordinato un Bloody Mary! Pessima idea, la mia smania di apparire donna vissuta fu subito punita quando il cameriere mi presentò un disgustoso succo al pomodoro con tanto di aromi, assolutamente inaccettabile per le mie papille gustative! Ebbene sì, non sapevo cosa fosse esattamente un Bloody Mary. Ma prima di arrischiarmi, il mio ragionamento fu: “se è un cocktail, sarà sicuramente super alcolico e se è superalcolico avrà al massimo vari tipi di alcool e … io praticamente bevo tutti i tipi di alcool … quindi non può essere così male! E se è il cocktail preferito da James Bond allora … ”. Errore! Errore!
Riempirsi la bocca di paroloni che non si conoscono non è mai un ottima idea!

Con il Web 2.0 accade più o meno la stessa cosa. Questo termine viene usato spesso a sproposito, c’è chi ci mette il 2.0 un po’ ovunque come fosse la ciliegina che fa vendere la torta, come se fosse garanzia di qualcosa di più evoluto. Pensandoci bene quella volta avrei potuto ordinare un cocktail 2.0, sicuramente sia il cameriere sia il mio “amico” mi avrebbero guardata in modo strano ed io con l’aria di chi la sa lunga avrei dovuto dire: “Ma come?! Non lo conoscete!!?!?”.
Bene, non sono qui per fare, ancora una volta, la donna vissuta ma proviamo a capirne qualcosa insieme.

Andiamo con ordine. Il termine “Web 2.0” fu coniato per la prima volta in una sessione di brainstorming durante una conferenza tra O’Reilly e MediaLive International. Lo stesso O’Reilly, nel suo blog, spiega che “Dale Dougherty, pioniere del web e Vice-Presidente di O’Reilly fece notare che, tutt’altro che “crollata”, la rete era più importante che mai, con nuove interessanti applicazioni e siti nascenti con una sorprendente regolarità. Inoltre, le società che erano sopravvissute al collasso, sembravano avere alcune caratteristiche in comune. Poteva essere che il collasso delle dot-com avesse segnato per la rete un punto di svolta tale che un richiamo all’azione definito come “Web 2.0” potesse avere senso? […]”.
In effetti sì, tale svolta ha segnato un’evoluzione forte della Rete che ci ha regalato, prima di tutto, un approccio ad Internet diverso dal passato. La relazione tra le persone ed il Web è cambiata: da semplice “spettatore”, l’utente è diventato “attore” di una nuova socialità. Non si limita più ad usufruire di contenuti di suo interesse ma li crea, si relaziona attivamente con gli altri netcitizen e alimenta la cosiddetta “intelligenza collettiva”. Concettualmente, credo sia questo il nocciolo attorno al quale ruotano tutti gli altri elementi che caratterizzano questo nuovo approccio.

Tim O’Reilly, nel suo articolo, ci aiuta a rappresentare mentalmente questa nozione: “il Web 2.0 non ha confini rigidi, ma un’anima gravitazionale. Potete visualizzare il Web 2.0 come un insieme di principi e di procedure che collegano un autentico sistema solare di siti che dimostrano in toto o in parte di questi principi, a una distanza variabile dal centro stesso”.
Il Web è, quindi, oggi un vero e proprio luogo d’incontro e di condivisione. Una piattaforma in grado di fornire servizi e applicativi user friendly che abilitano gli utenti, anche i meno esperti quindi, ad interagire, ad esprimersi, a pubblicare, catalogare e condividere.
Come ha affermato Paul Graham, “l’aumento dell’usabilità è stata raggiunta attraverso un buon design, grazie a tecnologie come AJAX e perchè è stato permesso agli utenti di organizzare le loro informazioni liberamente”. Questo ci porta immediatamente all’importanza della filosofia dell’Open Source per il Web 2.0. Dico filosofia, perché l’Open Source è prima di tutto un modo di pensare. È collaborazione, è un obiettivo comune, è condivisione e miglioramento continuo. Credo che proprio questa filosofia sia stata il motore per la costruzione di un Web sempre migliore e accessibile a tutti, anche a chi di programmazione e html non ne capisce proprio niente.

Tutto questo, come è normale che sia, sconvolge il mondo delle imprese investite da una nuova complessità. Impossibile da ignorare e che è necessario gestire in maniera strategica per coglierne le potenziali opportunità. Ma il Web 2.0 è davvero un’opportunità per tutti?

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