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La presentazione del servizio parte così : “In base alla dottrina Jungo, il traffico stradale è riguardabile come una ragnatela di “nastri trasportatori” diffusi ovunque, capaci di trasportare persone su direttrici linkate fra loro. Questi nastri trasportatori spostano oggi un numero di persone largamente inferiore al volume potenziale: 100 macchine trasportano mediamente 120 persone, e non 3-400 come potrebbero. Da questo punto di vista, il traffico è, paradossalmente, una grande risorsa sottoutilizzata.”

Molto più semplicemente si tratta di un sistema di autostop urbano ed extraurbano affidabile, sicuro ed estemporaneo che ha lo scopo di limitare l’inquinamento e limitare lo stress da traffico, sfruttando il flusso naturale di automobili già in movimento.
L’idea è venuta a un cittadino di Trento, Enrico Gorini, e in origine prevede che automobilisti e autostoppisti abbiano un tesserino di identificazione, e che l’autostoppista paghi al conducente 10 centesimi al chilometri, più altri 20 centesimi di diritto fisso.
L’idea è sicuramente valida ma di questi tempi allarma per una questione di sicurezza. Ebbene il test pilota effettuato la primavera passata dimostra invece che il sistema è sicuro e coadiuvato da un uso intelligente della tecnologia: automobilisti e autostoppisti dovranno iscriversi al sito Jungo, dopo di che gli verrà data una card, sempre che risultano privi di precedenti penali. Le segnalazioni di eventuali comportamenti scorretti portano all’esclusione delle persone inadatte e chi si sente poco sicuro può chiedere, attraverso un sms alla centrale, che il passaggio venga “tracciato”.
L’esperimento è andato bene e ora il servizio è attivo in modalità pilota nella città di Trento, sperando, nel più breve tempo possibile di estenderlo ad altre città come Ferrara.
Al di là dell’innovazione di servizio, la dimensione sociale della cosa fa davvero pensare: in un contesto in cui si ha paura del proprio vicino di casa affidarsi ad estranei per i trasporti non è un passaggio così immediato e su questo penso si giocherà il successo del progetto.
Sarebbe interessante però valutare la ricaduta che hanno tali progetti sulla vita reale delle persone. A spanne e senza alcuna pretesa statistica, mi sentirei di dire che chi virtualmente è attivo sui social network o su tutte quelle piattaforme che permettono un’interazione con altri utenti, è meno scettico nelle relazioni nella vita reale. Vanno poi da sé le dicotomie utente avanzato e no, giovane e anziano, interconnesso e no.
Se la mia ipotesi fosse vera ci sarebbe terreno per costruire una nuova etica e una nuova socialità tra gli individui e le ICT diverrebbero strumenti di mediazione e non ostacoli alle relazioni off line. Esempio emblematico Facebook: ritrovi on line amici persi da tempo e conoscenti, scambi saluti e foto e quando li incroci per strada nella vita reale si fa fatica a limitarsi ad un semplice “ciao” e si è portati ad una comunicazione di un livello superiore.

Ilaria Paparella

Fonte: Jungo

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