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Si è conclusa giovedì 8 maggio a Parma la quattordicesima edizione di Cibus, uno dei più importanti appuntamenti per le aziende del settore alimentare nel panorama europeo.

Il cibo è uno dei piani che riflette con maggior evidenza le tendenze sociali. Da un lato la ricerca di flessibilità nell’uso del cibo (aumento dei nuclei mono – familiari, porzioni monodose, “ready meal” ecc..) e dall’altro, paradossalmente contrapposto, la ricerca di convivialità, socialità, mantenimento dei legami affettivi.

In un contesto in cui il settore alimentare soffre maggiormente di un rallentamento della dinamica di crescita dovuta soprattutto ad un aumento delle materie prime (e alle speculazioni per i più maligni) come si dovrebbero comportare le imprese?

E’ ovvio che la risposta non è cosi semplice, però mi è parso di notare un certo sforzo delle aziende verso una precisa direzione, l’investimento in food design.

Siamo infatti spesso abituati a sentire parlare di design nel settore del mobile, nell’elettronica di consumo, nell’automotive ecc… ma nell’alimentare la cosa non è così nota, almeno non per tutti.
Si parla infatti spesso di qualità, di contraffazione, di denominazione d’origine, trascurando altri lati che spesso risultano vincenti nel lancio e nel successo di un food product.

Il cibo deve sollecitare tutti e cinque i sensi. Ecco allora che si presta molta attenzione alla presentazione dei piatti, alla raffinatezza nelle composizioni, alla cura per il dettaglio, al colore e alla forma delle pietanze.

Girando per la fiera fra i vari espositori, piccoli o grandi produttori, la cosa che mi ha colpito di più decisamente è l’estetizzazione del cibo, che assume connotati sempre più tecnologici, soprattutto nel packaging.

Altro aspetto interessante è la presentazione degli stand. La vendita del Parmiggiano Reggiano o di Alixir di Barilla (tanto per citarne alcuni) è inserita in un contesto esperienziale davvero emozionante: luci, profumi, suoni e colori si fondono in un tutt’uno creando così un atmosfera unica e suggestiva.

In conclusione, mi sento di dare un giudizio positivo a Cibus 2008.
Creare cultura intorno all’alimentazione attraverso l’accesso alle manifestazioni ad un pubblico che non ingloba solo gli addetti ai lavori , può servire da stimolo al rilancio del settore , aiutato perchè no, anche da “un tocco di creatività” in più.

Francesco Berri per marketingarena

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