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Buongiorno lettori, oggi parliamo di Web 2.0 e Formazione. Abbiamo l’onore di avere con Noi, una vera e propria esperta del settore: Natascia Edera che molta disponibilità ha risposto ad alcune domande in merito alla sua attività.
Si definisce una vera e propria curiosa, ma non è solo questo. Si occupa di formazione attraverso il suo progetto Formanova . Posso sicuramente affermare che è una persona poliedrica e con una molteplicità di interessi. Lasciamo ora la parola a Lei.

Buongiorno Natascia, potresti dirci che cos’è il tuo progetto formanova e di che cosa si occupa?

Il laboratorio è iniziato scherzosamente come un blog. Il laboratorio è generalmente un luogo fisico, ritengo però che anche il blog possa essere un ‘luogo’.
Nello specifico, credo che scrivere e confrontarsi con un pubblico vastissimo, quello degli internauti, sia uno dei sistemi più veloci e profittevoli per ‘crescere’ in termini di conoscenza. A conosce il tema A e lo intreccia con B che conosce il tema B. Lo scambio da ossigeno ad entrambi.
Il tema di sfondo del blog del laboratorio è la formazione, anzi meglio, la cultura della formazione, tema molto più sottile e meno attuabile nel breve termine.
Fare formazione è semplice, creare una cultura della formazione, una piattaforma di apprendimento e auto apprendimento è molto più difficile.

Ho avuto il piacere di conoscerti per la prima volta a Firenze nel Barcamp su Second Life, che cosa rappresenta per te Second Life?

Second Life era essenzialmente un gioco, all’inizio. Poi è diventato qualcosa di più. Ho intrecciato relazioni personali e professionali complete, ho potuto sperimentare un luogo di apprendimento reciproco molto potente. Credo sia essenzialmente poco utilizzato rispetto a quanto dovrebbe, soprattutto dalle istituzioni. Penso inoltre che la tua domanda sia corretta, nel senso, importante è chiedersi cosa è per noi stessi. SL è assolutamente personalizzabile, si adatta ad ognuno, ha comunque un minimo comune denominatore però: è un luogo che non ha senso se vissuto da soli. Questa è la mia modesta sensazione. E’ un luogo dove io ho senso se ci sono gli altri.

Second Life e Formazione: qual è il nesso? Dopo vari esperimenti di Università, che sono entrate nella seconda vita, esperimenti di e-learning per multinazionali. Qual è la tua opinione riguardo a questi temi?

Attualmente sono Mentore per Linden Lab, faccio parte quindi della squadra di volontari che si dedicano all’educazione all’ingresso dei nuovi arrivati. Una tipologia di ‘training on the job’ applicabile in vari contesti, anche aziendali. Si può chattare e parlare, in moltissime lingue. SL è ottimo in tutti quei contesti formativi in cui è necessario vedere immediatamente il risultato. Ho frequentato molti corsi presso le Università Americane e mi sono trovata a mio agio (certo bisogna conoscere la lingua inglese) e molti convegni. Trovo che sia un contesto ‘comodo’ e per questo percorribile in moltissimi contesti formativi.

Nel blog Formanova, sono presenti immagini della tua Natascia in Second Life…hai mai rischiato di identificarti troppo nel tuo avatar, rischiando di confondere le due realtà? Quali sono rischi di chi “abusa” di Second Life e ci sono, per te, soggetti più a rischio?

Oh si! C’è stato un periodo in particolare in cui ho avuto anche un po’ di problemi da questa ‘doppia gestione di me’. Mi sono chiesta perché nascano questi ‘problemi di identità’. Credo che la risposta si nasconda in una delle cose che si impara per prima di SL ovvero che nonostante i diversi colori e fattezze alla fine il nostro avatar ci assomiglia. Penso che sia proprio questo che ci mette in crisi. Se l’avatar fosse così diverso da noi, la forte differenza ci chiarirebbe senza dubbi di essere in un videogioco e questo non creerebbe problemi di identità. Inoltre è l’interazione reale con altri avatar e quindi altre persone vere a renderci vulnerabili alla nostra piena umanità anche in un ambiente che ‘pare’ non avere nulla di umano;

Il Barcamp di Firenze è dove ci siamo conosciuti. Cosa ne pensi di questa nuova forma di workshop informali?

Ho partecipato con grande curiosità al primo dell’anno scorso e me ne sono innamorata, tanto da organizzarne uno mio a Vicenza sulla formazione. E’ un’esperienza unica ed ogni volta irripetibile, fatta di scambio umano, di apertura mentale. In uno di questi ho portato appunto anche mia figlia di 5 anni. Credo sia un evento utile alla cosiddetta ‘contaminazione’ del popolo meno abituato alla rete. Penso però che non sia sufficiente e che serva qualcosa in più. Dopo un anno di esperienza italiana si può dire che la gran percentuale di partecipanti è costituita da un gruppo ‘fedele’ e già fattosi comunità anche tramite altre forme di social networking online come twitter.com per esempio. Metà della popolazione italiana non sa di che si tratta quando si parla di Web 2.0 e la domanda rimane sempre la stessa: ‘noi del web 2.0’ abbiamo o dovremmo avere un ruolo di trascinatori verso questi strumenti? Oppure vale la regola, lo uso se mi serve. Se la risposta alla prima domanda dovesse essere si e dovessi pensare di spiegare al mio vicino di casa di 65 anni come usare il web 2.0, probabilmente avrei dei grossi problemi. Primo tra tutti, trasformare questi strumenti in ‘utilità’ tangibile per la sua vita. Diverso è forse il mercato aziendale. Non sono molte le aziende che conoscono questo mondo.

Quali sono i tuoi progetti per questo nuovo anno?

Moltissimi.
Per quanto riguarda i metaversi, voglio continuare a ‘capire’ meglio ed interpretare nuovi modi di viverli. Inoltre, insieme anche ad altre persone, voglio stare meno nel digitale e fare di più ‘da ponte’ proprio vs quel mondo solo fisico dove stanno le persone tutti i giorni e cercare di trovare una risposta alla periodica domanda: ha senso per il vicino di 65 anni entrare nel web 2.0?

grazie per esserti prestata all’intervita!

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