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I teorici dei nuovi modelli organizzativi hanno dovuto, forze per forza, prendere atto dell’esistenza della rete. Come spesso accade si cerca di aggiustare la macchina con gli attrezzi per la bicicletta e il paraocchi ben piantato in testa, è quindi naturale comprendere come molti autori abbiano semplicemente abbassato il livello di leadership all’interno di un gruppo per giustificare un modello organizzativo reticolare.

Lo spunto di Domenico De Masi nella prefazione a “Senza Leader” di Brafman e Beckstrom rappresenta un punto forte per chi vuole provare a vedere un po’ più in la. De Masi si chiede se l’annullamento della leadership possa, da solo, giustificare un modello a rete. Io direi di si, e lo dico con l’audacia di chi del libro ha letto solo la premessa e di chi promette però di parlarne alla fine con un post dedicato. Se il modello reticolare è giustificato dall’assenza di leadership non è detto che questo sia sostenibile, ed infatti a mio parere non lo è. Quali sono i pilastri della rete? Anche a livello di organizzazione sono i nuovi protagonisti sociali che De Masi chiama “i digitali” a fare la differenza. Sempre più l’humus creativo va reso in azienda in termini operativi e la cassetta degli attrezzi non può comprendere un solo computer per farlo. Per comprendere ed applicare a livello di business le nuove leve del marketing piuttosto che della creatività è necessario possedere un ipod, aver scritto su un blog (o frequentarne uno) e magari aver ritrovato un collega su linkedin, non è invece obbligatorio aver partecipato ad uno speed dating mediato dalla rete.. ma forse aiuta!

I digitali, quelli che sperano nella genetica e guardano con favore all’innovazione creativa, si contrappongono agli analogici, grigi personaggi (vecchi dentro) che imputano al web anche l’assenza di mezze stagioni, figuriamoci la congiuntura negativa o le pensioni in ribasso. L’idea di De Masi che la rete è fatta di persone e non solo di assenza di comportamenti gerarchici mi sembra convincente, due fattori concomitanti ed egualmente importanti che costituiscono l’essenza dell’azienda del futuro. Questo forse spiega anche perché il web in azienda non dovrebbe essere vietato (la produttività va ripensata) e perché la palestra aziendale non basta più. Sono cambiate le persone, ed hanno cambiato le aziende. Non il contrario. Speriamo.

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