Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook
customize.png

Chi non desidererebbe trasformarsi in poche ore in stilista e vedere i propri modelli realizzati nel giro di pochi giorni da un team di professionisti come si trattasse di vera e propria haute couture?
Queste le richieste sempre più forti dal mercato che trovano valide risposte nel mondo dell’IT grazie all’ormai collaudata formula che mette in sinergia le potenzialità della rete, i principi della mass customization e il mondo del fashion.

Facendo una rapida panoramica dei fenomeni di questo tipo in rete emerge che StyleShake rappresenta la nuova realtà web per tutti gli appassionati di moda. Pensando a quanti non si trovano soddisfatti dalle proposte di mercato e ipotizzano di ideare qualcosa di veramente adatto a loro, l’esperta di tecnologie digitali e campagne pubblicitarie online Iris Ben-David, ha creato StyleShake. Un sito molto semplice da cui, dopo una rapida registrazione, è possibile accedere alla sezione “Design Studio” e cominciare a creare l’abito dei propri sogni. Si sceglie la stoffa (disponibile in una miriade di materiali e colori), si passa quindi alla selezione della parte superiore dell’abito (corpetto, scollatura e maniche) per passare poi alla parte inferiore, (potendo aggiungere un’infinità di tipologie di gonne o pantaloni) e, infine, perfezionare con cinture, fiocchi e ricami.
Il sito, in ottica 2.0, permette di condividere la creazione con altri utenti per ricevere commenti e suggerimenti ed infine ordinare il modello e farlo realizzare in una decina di giorni (i prezzi degli abiti partono da £139 -195 €- e variano a seconda della stoffa scelta).
Romina Karamanea, Creative Director di StyleShake, laureatasi presso il Central St. Martins di Londra, considerata una dei 100 stilisti più promettenti al mondo, si occupa del disegno di tutte le silhouette e delle varie parti degli abiti, aggiornate ogni due settimane, che verranno poi prodotti in un laboratorio londinese avendo sotto controllo ogni dettaglio.
Come tutti i siti più all’avanguardia, oltre a vari concorsi indetti, StyleShake ha il suo blog che non tratta solo di tendenze moda ma dà consigli su come scegliere la stoffa e la silhouette dell’abito più adatta alle forme del proprio corpo, sempre nell’ottica di rendere centrale l’utente/cliente.
La moda in rete, nella sua accezione di personalizzazione e interattività tra utenti, sta crescendo e si sta evolvendo, fornendo anche un’esperienza diversa agli utenti. Ecco altri casi in cui il design e la creatività sfruttano il web per potenziarsi e farsi conoscere:
Tupli, atelier online di Tamara Chubinidze e Kathy Myczkowski, in cui l’utente può scegliere modello-colore-tacco-punta delle loro scarpe; la loro promessa: “Tupli è perfetto per le donne che riescono a immaginare la scarpa perfetta, ma non riescono a trovarla”.
SteveMadden propone invece tantissimi modelli di scarpe in moltissime varianti, con la possibilità di creare la propria etichetta, firmando il proprio paio di scarpe in modo da renderle uniche. Il procedimento? Scelta del modello, scelta del tacco, scelta del colore e firma.
Un classico, molto conosciuto e appezzato rimane E-shirt, il sito che permette di personalizzare al massimo le proprie t-shirt attraverso la stampa di foto, disegni, nomi, frasi. Un altro sito che abbiamo già trattato ma che in questa sede non può essere dimenticato è NikeId, che permette, attraverso molteplici opzioni, di rendere unico un paio delle scarpe più diffuse al mondo. Ultimo ma non ultimo, il sito delle Vans, in cui è possibile personalizzare 8 elementi del modello Slip e 12 del Old Skool.
Penso che i negozi nella loro accezione classica non scompariranno ma credo anche che fenomeni di questo tipo possano prendere sempre più piede, rafforzati proprio da quella dimensione 2.0 che siamo molte volte qui a considerare.
Ripercussioni in termini di comunicazione? Oltre all’ovvio rafforzamento della componente del marketing on line, emerge la crucialità della componente virale in un contesto in cui la “marca” cede il passo all’individualità e al protagonismo del cliente che solo condividendo e imitando comportamenti altrettanto personalistici, può accedere a questi mondi di ideazione e condivisione delle idee e delle informazioni. Cosa ne pensate?

Fonte: Style.it

Commenti