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Secondo me sì. Sentiamo spesso parlare di questo essenziale elemento per il marketing come qualcosa di sempre più fastidioso, come quella spiacevole interruzione dei film, come un assillo che ci turba le serate davanti alla tv… vedendo gli stessi spot spesso fino alla nausea.

È da ammettere che molti di questi sono quasi invasivi, e che forse a volte si esagera con la ripetitività dei messaggi pubblicitari, fino al punto di associare certe canzoni ad un marchio o di conoscere un brand meglio del telegiornale… tuttavia sono convinto che i consumatori non siano stanchi della pubblicità in sé, ma soltanto degli spot “sterili”, “ripetitivi” e che sbagliano target… a prova di questo basta vedere come i tanti blog che parlano di pubblicità, anche quasi mostrando dei singoli spot abbiano un consistente numero di visite (come ad esempio questo adstenico.wordpress.com 🙂 oppure basta osservare il numero e le visite dell’advertising su youtube.

Quello che credo è che se uno spot è fatto bene, fa ridere, o piangere, o in qualche modo è toccante dal punto di vista emozionale, sia ben visto dal consumatore, e potrebbe addirittura scatenare un effetto virale del brand, spontaneo, non forzato, e quindi non nauseante… molte aziende hanno capito che questa leva è cambiata, pubblicare spot in rete può essere poco costoso e molto efficace, e non è necessario essere grandi per farlo… è importante essere bravi! Perché in un mondo di talenti, di imprenditori di sé stessi che trovano uno spazio globale, solo le imprese veramente capaci possono emergere, grandi o piccole che siano… in Rete uno spot ha più spazio, costa meno, non “bombarda persone a caso” ma è scelto dal consumatore stesso che decide di vederlo, o meglio che vuole ascoltare “la nuova storia che la sua marca preferita ha pensato di proporgli”… non dimenticare che il cliente oggi è più informato ed è disposto ad un dialogo con chi gli offre un prodotto è importante, ma purtroppo non sembrano essere in molti ad averlo capito…

Non serve tartassare, si deve proporre, colloquiare, indagare “col” consumatore, non “su” di esso.

Certo molti di voi potrebbero non essere d’accordo, e il mio è solo un parere personale, ma i numeri sembrano esserci, e per certe aziende forse ci sono anche dei veri e propri numeri di ritorno…

Stefano Guerra per Marketing Arena

Link foto: http://static.blogo.it/tvblog/risorse.jpg

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