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Il capodanno a Parigi non è forse pirotecnico come quello londinese (Sarkò ha vietato i fuochi) ma è di certo un’esperienza importante, se condita poi da 5 giorni di full immersion tra arte, cultura, shopping e fast food il markettaro non può non raccogliere spunti e riflessioni su quella che è una città-caso per molte delle nostre quotidiane discussioni. Girando la capitale francese ho capito che la relatività di Einstein vale anche per il marketing, soprattutto per il marketing internazionale: forse dobbiamo fare mea culpa quando “accusiamo” questa o quella multinazionale di scarsa attenzione al mercato o al prodotto solo perchè vediamo con l’occhio italiano, altrove è tutto diverso e immagino quanto complesso possa essere mettere d’accordo tutti con un prodotto solo (magari lievemente modificato) senza perdere di vista standardizzazione e margini. Ho guardato le casse dei supermercati e le testate di gondola, ho notato la diversa composizione degli scaffali e il pricing totalmente differente rispetto ai nostri, ho visto che una persona su due in Francia non è di origini francesi ed ho immaginato che anche questo significhi abitudini e comportamenti differenti, un bel problema per i markettari d’oltralpe.

Le cose che però mi hanno colpito di più sono essenzialmente due: gli italiani e le esperienze. Gli italiani li riconosci in distanza, un pò per questioni sociologiche (si muovono e gesticolano più degli altri, parlano a voce più alta, fanno confusione) ma soprattutto per l’abbigliamento. Ho notato che le facoltose signore e ragazze francesi puntano su un accessorio brandizzato (essenzialmente la borsa) e sulle scarpe o abbinano cappotto e accessorio in termini cromatici aggiungendo vistosi gioielli (perle, brillanti..) ma hanno sostanzialmente una elegante sobrietà che non mi fa pensare all’ostentazione. Gli italiani (chi scrive per primo, forse orgogliosamente) si riconoscono dal peuterey, dagli occhiali da sole e dalla totale ostentazione del brand in ogni sua forma (pantalone Cavalli, Dolce&Gabbana, etc..). Non so se questa sia una realtà o solo una mia idea ma mi sembra che i francesi vivano con differente trasporto e stile la moda e soprattutto che gli italiani tendano ad imporre la propria presenza.

Il secondo fattore che mi ha colpito è l’evoluzione dello store, credo che gli studenti che ci leggono potrebbero farci una tesi su: a mio avviso si passa dal flagship store al punto vendita empatico (se lo scrivevo in inglese avrebbe fatto molto figo). I precursori di questa nuova scienza sono di certo i brand più noti che offrono prodotti consumer, non tanto quindi Gucci e Rolex, piuttosto Sephora e Toyota. Ai magazzini Lafayette (foto) ma soprattutto lungo i Campi Elisi ho visto Atelier esperienziali o show room magici delle principali marche di automobili. Mi ha colpito molto lo spazio Toyota che per presentare il nuovo concept IQ ha esposto i principali oggetti di culto che fondono tecnologia e design lasciando intendere che il nuovo mini veicolo aspira ad un posto nell’Olimpo. Mi sento di parlare di empatia perchè il piano superiore propone massaggi e oxygen-bar e immerge davvero in un mondo in cui il brand non è centrale ma è la filosofia che esso rappresenta che deve fondersi con lo stile di vita dell’utilizzatore. In questo senso, quasi ci fosse un cartello tra produttori, Toyota punta su design ed eleganza, Renault sulla magia degli spazi, Citroen su aggressività e sport, Peugeut su prestazioni ed innovazione concettuale e Mercedes su storia e tradizione, tutti li a pochi passi uno dall’altro. A mio avviso sono portentosi anche gli oggetti di merchandising proposti, rari a vedersi quelli Citroen e Peugeut, più diffusi gli oggetti brandizzati Mercedes che a mio avviso sono stupendi e venduti a prezzo relativamente basso (orologi dai 100 ai 300 euro che ne valgono almeno 1000 se proposti altrove), cosi come sono bassi tutti i prezzi del merchandising delle varie case automibilistiche, cosa che non mi spiego, posso solo pensare ad un vantaggio di brand awareness ma non sono molto convinto..

In conclusione una Parigi che definirei diversa&interessante, ma asoolutamente affascinante, sotto tutti i punti di vista.. anche markettaro 🙂

Vi lascio con un (brutto) video rubato col cellulare presso il flagship toyota.

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