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Il web è sempre stato comparato al sistema nervoso, le somiglianze si sono concentrate sulla natura e sulle sue caratteristiche.

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La somiglianza però è solo apparente perchè il nostro sistema nervoso non funziona affatto come un computer. Il computer può certo simulare alcune funzionalità del nostro cervello ma solo certi aspetti e con determinati limiti. C’è però un filone di ricerca che un po’ sfuggito al controllo da anni.

Il bio mapping è un progetto di Christian Nold, un giovane artista londinese che crede che la tecnologia altro non sia che: “ ‘a big mess’ (un grande miscuglio) fatto di controllo autoritario e anarchica discordia”. Come attivista culturale ha deciso che il suo compito fosse quello di inserirsi nella distanza tra questi due estremi e usarla come un mezzo per combinare le libertà del mondo dell’arte e la capacità di agire che si ottiene attraverso le rappresentazioni grafiche e la tecnologia. Il suo scopo è di costruire nuovi strumenti che hanno grande potenzialità e anche di lati negativi.

L’idea di Nold si compone di tre parti:

1. Un rilevatore di stati emotivi alterati che si ottengono attraverso alla conducibilità elettrica della pelle. Questo funziona come la macchina della verità: quando siamo agitati la conducibilità varia.

2. Un normale GPS commerciale, cioè un rilevatore della posizione geografica come quelli usati dei nevigatori per auto o imbarcazioni

  1. Un sofware per creare mappe geogrfiche personalizzabile, come Google Maps e simili.

Il progetto di ricerca Biomapping da circa due anni sta girando i più importanti festival di new media art, ultimo fra questi il Sonar di Barcellona all’interno dell’esibizione ALWAYS ON dedicata alla tecnologia e cultura mobile. Ma il suo lavoro tende a distinguersi dai vari progetti artistici che spesso sembrano a tutti i costi volere ostentare l’uso delle nuove tecnologie perdendo di vista il reale contenuto del progetto. Nold propone un’idea semplice ma allo stesso tempo brillantei. Biomapping attraversa i confini della scienza biometrica, della tecnologia mobile e della cartografia, per invertirne il senso di rotta e visualizzare… le emozioni. La convergenza fra la tecnologia wireless e quella mobile, ha reso il nostro corpo, lo spazio e la percezione di esso tracciabili, individuabili, archiviabili, stravolgendo la nostra tradizionale esperienza del mondo. La tecnologia di sorveglianza e controllo, non ha a che fare solo con la sicurezza pubblica, bensì innesca un ben più ampio istema di monitoraggio delle nostre vite di consumatori.

Biomapping combina la tecnologia mobile GPS con quella biometrica GSR (galvanic skin response) destinata a rilevare il livello di stress del nostro corpo. Grande come un I-pod e dotato di una webcam abbinata al rilevatore di pressione da indossare sul gomito,

Biomapping altro non è che un ricevitore portabile connesso a dei satelliti che registra il nostro stato emotivo in determinate

coordinate geografiche.Il nostro corpo diventa un produttore di dati e solleva interessanti questioni su che cosa noi chiamiamo spazio.

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Biomapping rende visibile alla comunità e a noi stessi gli stati d’animo che determinati luoghi e situazioni provocano in noi. Il risultato è infatti tangibile nella visualizzazione di vere e proprie cartografie personali che, condivise con altri utenti arrichiscono via via la mappatura del territorio che ci circonda. E’ sicuramente un nuovo approccio alla cartografia che sfida l’ impostazione tradizionale dall’alto e lascia intravedere alternativi modi di partecipazione dal basso: questione di potere di visione, ma non solo.

Proviamo ad immaginare ora un gruppo di volontari che indossa questa tecnologia e se ne va in giro per una città. Lo stato emotivo di questi volontari varierà nel corso della giornata e verrà registrato, i dati poi sono trasmessi al software di mapping il quale crea una bio-mappa della città (vedi figura sotto).

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Questa è la mappa “emotiva” fatta alla città di Siena. I punti più alti indicano lo stress causato da qualche ingorgo stradale e tutta la tensione accumulata dal conducente. Più i picchi sono alti, più alta è l’attivazione emotiva.

Portato agli estremi, si potrebbe per assurdo, mappare gli stati emotivi di un’intera città, la cosa potrebbe avere sia risvolti negativi in quanto saremmo davvero osservati da un Grande Fratello onnisciente, ma anche avere prospettive positive per migliora la qualità della vita. Usare il biomapping per cogliere a fondo le cause dello stress da lavoro, oppure per creare nuove mappe “emotive” in grado di dare alle città volti completamente nuovi e vivi rispetto le tradizionali mappature statistico-geografiche

Non a caso, è stato un’artista ad ideare questo software, con un sguardo estetico e originale sul mondo in cui viviamo.

Luca Dalla Villa

www.biomapping.net

http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=391

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