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Come ben sappiamo, la banda larga non è un bene di cui tutti, in Italia, dispongono ancora. Molte zone d’Italia, un po’ per la configurazione del territorio e un po’ per la miopia degli investitori, sono tuttora prive di una connessione veloce. Questo porta ad indubbi svantaggi economici, pratici e di sviluppo in generale.

Ad ogni modo la tecnologia fa passi da gigante e va a coprire i buchi lasciati da un governo del territorio e delle risorse poco previdente. Infatti, dalla tecnologia WiFi, con cui è possibile connettersi sfruttando le onde radio attraverso i cosiddetti “hotspot”, rimanendo però in un raggio di pochi metri, entro breve si potrà usufruire di un tipo di tecnologia simile ma molto più potente: il WiMax. Molti di voi ne avranno sentito parlare, ma finalmente questo WiMax non sarà più una chimera, a breve. Coprirà un raggio di una decina di kilometri con una connessione a banda larghissima (anche fino a 74 Mbit/s), risolvendo forse il grave problema del divario digitale subito da alcune zone montuose che difficilmente possono ospitare le strutture della connessione adsl classica. In particolare, il bando per l’assegnazione delle frequenze, uscito poche settimane fa, prevede 35 licenze (di durata quindicennale) con base d’asta di 45 milioni di euro. Un mese e mezzo di tempo per presentare la domanda; un altro mese e mezzo di tempo per presentare le offerte. Ragionevolemente e con un po’ di ottimismo si può ipotizzare che la nascita del WiMax possa concretizzarsi verso la fine del 2008. Una cosa interessante: i vincitori del bando dovranno obbligatoriamente raggiungere le zone non coperte da banda larga (il problema del divario digitale è molto sentito a livello comunitario): oltretutto, se entro 30 mesi non vi riusciranno, saranno costretti a cedere la licenza. Delle 35 licenze poi, ben 21 saranno destinate ad operatori nuovi entranti, pertanto ci sarà spazio anche per nuovi competitors diversi dai soliti quattro noti gestori di telefonia che possiedono già una licenza Umts (Vodafone, Telecom, Wind, 3 Italia).

Oltre al WiMax, si sta lavorando anche alle innovative “Reti Mesh” , in cui ogni nodo trasmette il segnale al nodo vicino: se un nodo non sarà operativo, la rete si autoriconfigurerà, garantendo efficienza. L’azienda Wnext in particolare, assieme al Politecnico di Torino, ha sviluppato un software che consente ad ogni apparecchio di ricevere e allo stesso tempo di fornire “banda” agli apparecchi vicini: una filosofia diversa dal WiMax, dato che con le reti Mesh più utenti sono presenti in un’area, più nodi ci sono, più è efficiente la rete.

Ma restando alla tecnologia apparentemente più prossima a noi…questo WiMax funzionerà? Sarà operativo? Si spera soprattutto che questa più potente tecnologia non cada negli errori di gestione in cui cadde la rete WiFi, che mai di fatto è decollata, non solo per via della minore potenza (e con rete intasata, la velocità diventa un miraggio) ma anche per via di mancati utilizzi redditizi ed economicamente sostenibili come il monitoraggio del traffico o la videosorveglianza con scopi di pubblica sicurezza (ex. New Orleans).

Luca Crivellaro.

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