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Nell’epoca dei grandi scandali sportivi, da Calciopoli alla Spy Story della Formula 1, anche il mondo della distribuzione entra in questo circolo vizioso con l’accusa di Bernardo Caprotti, Presidente della catena di supermercati Esselunga, nei confronti delle coop italiane.

L’attacco, che si manifesta in un libro (Falce e Carrello) scritto dallo stesso Caprotti e a cui segue un esposto in procura, accusa le cooperative italiane ai danni della concorrenzialità del sistema distributivo nazionale. In particolare sono essenzialmente tre i punti su cui la questione si concentra:

– la denuncia alle coop per aver impedito ad Esselunga di presidiare determinate aree del paese, con esempi alla mano.
– L’applicazione di prezzi, da parte delle cooperative, mediamente più alti con maggiorazioni che raggiungono anche il 10-20% rispetto ad Esselunga; evento questo particolarmente grave dal momento che le coop sono organizzazioni dei consumatori, e tenere i prezzi bassi riducendo lo spread tra i costi d’acquisto e di vendita dovrebbe rappresentare la loro missione.
– Infine Caprotti punta il dito sul pagamento delle tasse mettendo in evidenza come le cooperative paghino un’aliquota fiscale del 17% mentre le altre aziende del 43%. Tali agevolazioni, quindi, per i motivi sopra indicati, verrebbero a perdere, secondo Caprotti, il loro motivo d’esistere.

Ora, più che concentrarsi sulle diverse accuse mosse cercando di capire quanto esse possano essere fondate o meno, sarebbe interessante valutare l’impatto che tale situazione ha comportato nei confronti delle due catene, in particolare:

si tratta di un fatto che interessa il consumatore medio oppure è un fenomeno destinato a suscitare discussioni solo sui tavoli di economisti e analisti del mercato?
Che impatto potrà avere questa accusa sulla store loyalty delle due insegne?
L’immagine di Esselunga ne uscirà rafforzata o indebolita?

Secondo il mio punto di vista, l’accusa mossa da Caprotti ha suscitato un interesse limitato da parte dei consumatori dovuto principalmente al fatto che i vari media si sono concentrati più sul “duello Esselunga-Coop” piuttosto che sui contenuti della “battaglia”.
Credo poi, che la forte fedeltà all’insegna da parte dei consumatori coop, unitamente alla scarsa e a volte confusa informazione che i media hanno dato all’evento, non dovrebbe portare a significative perdite di clienti da parte delle cooperative; in altre parole mi sembra che il tutto stia diventando una guerra ideologica e di immagine tra i due distributori destinata a sfumare a breve termine senza poi tante conseguenze nei rispettivi portafogli clienti.
Voi che ne pensate?

Fonti:
Corriere economia 1-10-2007
Il Sole 24 Ore 20-09-2007

Thomas Longo

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